Antigone, la disobbedienza e la disambientazione

Nostra sorella Antigone, di Elena Porciani

Se mi si chiedesse di parlare dei modelli e dei personaggi che hanno formato la mia persona e il mio sistema di valori durante l’adolescenza, non potrei non citare l’Antigone di Sofocle. Il mio primo incontro con quest’eroina è avvenuto a scuola, durante una lezione di letteratura greca, e complice l’entusiasmo dell’insegnante sono stata subito accesa di entusiasmo dalla forza maestosa e pulsante di quest’eroina e ancor più mi ha entusiasmata il fatto che si trattasse di una figura femminile forte e positiva: considerando che l’idolo della mia infanzia è Mulan, è semplicemente naturale che nella mia adolescenza di classicista io abbia deciso di emulare Antigone.

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“La compagnia delle anime finte” di Wanda Marasco, finalista Strega 2017: la parola all’autrice

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Wanda Marasco, nata a Napoli nel 1953, è finalista al Premio Strega 2017 con il romanzo La compagnia delle anime finte, edito da Neri Pozza.
Laureatasi alla Federico II di Napoli in Filosofia, ha poi frequentato il corso di regia all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, a Roma. Ha iniziato la sua carriera di scrittrice pubblicando raccolte di poesie, dopodiché si è data all’insegnamento nel quartiere Scampia, nella sua città natale. Il suo primo romanzo è stato L’arciere d’infanzia nel 2005, che ha ricevuto il premio Bagutta opera prima. Nel 2007 ha poi tenuto un ciclo di lezioni alla Federico II, continuando a dedicarsi nel frattempo alla drammaturgia e alla letteratura.

In occasione della sua candidatura allo Strega, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’autrice a proposito della sua opera – e non solo.

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Salone del Libro di Torino 2017: il nostro reportage

Per il quinto anno di fila siamo stati al Salone del Libro di Torino e per il quinto anno di fila abbiamo fatto code interminabili, pranzato a gambe incrociate sulla moquette, vagato per ore con una borsa pesantissima in spalla e passato interminabili momenti di indecisione davanti a libri super interessanti ma dal prezzo improponibile.

Quando si vive un’esperienza a cadenza annuale il regolare ripetersi delle tappe e dei momenti degli anni precedenti, solo con una storia di vita più lunga alle spalle, ha qualcosa di rassicurante e malinconico insieme. Quest’anno, però, a questa cadenzata dolcezza si è aggiunta una gran quantità di novità che ci hanno dimostrato che certe esperienze sono troppo speciali per smettere mai di stupire.

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Intervista alla finalista Strega Chiara Marchelli, autrice de “Le notti blu”

9788860044396_0_0_1580_80Chiara Marchelli, nata ad Aosta nel 1972, è finalista al Premio Strega 2017 con il romanzo Le notti blu, edito dalla Giulio Perrone Editore.
Laureatasi alla Ca’ Foscari in Lingue Orientali, ha poi insegnato scrittura creativa all’Università di Pavia e alla John Cabot University di Roma. In passato ha vissuto in Belgio e in Egitto, mentre dal 1999 si è stabilita a New York, dove dal 2004 insegna italiano, traduzione e scrittura creativa. Nel frettempo, collabora con alcune realtà statunitensi e italiane come editor, copywriter e traduttrice.

In occasione della sua candidatura allo Strega, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’autrice a proposito della sua opera – e non solo.

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Siamo tutti migranti attraverso il tempo

Exit West, di Mohsin Hamid

Da sempre teneva delle carpe in uno stagno muscoso dietro casa, carpe che sua nipote chiamava pesci rossi, e un tempo conosceva per nome quasi tutti nella sua strada, e quasi tutti erano lì da molto tempo, erano gente della vecchia California, famiglie che erano vere famiglie californiane, ma nel corso degli anni i vicini avevano cominciato a cambiare sempre più spesso, e ora lei non conosceva più nessuno, e non vedeva il motivo di sforzarsi, perché la gente comprava e vendeva case allo stesso modo in cui comprava e vendeva azioni, e ogni anno qualcuno se ne andava e qualcun altro arrivava, e ora si stavano aprendo tutte quelle porte da chissà dove, e arrivava ogni sorta di strana gente, gente che sembrava sentirsi più a casa propria di lei, perfino i senzatetto che non parlavano inglese, più a casa propria forse perché erano più giovani, e quando usciva l’anziana signora aveva la sensazione di essere emigrata anche lei, che tutti emigriamo anche se restiamo nella stessa casa per tutta la vita, perché non possiamo evitarlo. Siamo tutti migranti attraverso il tempo.

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