Accadeva oggi, 21 agosto

Von Chamisso e Salgari

Il 21 agosto 1838 si spegneva a Berlino il poeta, scrittore e botanico Adalbert von Chamisso, tedesco di origini francesi.
La sua giovinezza fu divisa tra la Francia, dove la sua famiglia di antichissima adelbert-von-chamisso-1nobiltà prosperava e dalla quale dovette ben presto emigrare a causa della Rivoluzione, e la Germania, dove diventò allievo ufficiale in un reggimento di fanteria prussiano.
La sua giovinezza fu segnata dalla carriera militare, per distrarsi dalla quale Chamisso si dedicò assiduamente allo studio (era, in particolare, un assiduo frequentatore delle lezioni di Schlegel) e produsse i suoi primi esperimenti letterari, che apparvero sull’Almanacco berlinese delle muse, giornale fondato in collaborazione con un gruppo di amici, particolarmente apprezzato da Fichte.
La sua esistenza fu in seguito travagliata e amareggiata a causa del dissidio tra le sue due patrie, Francia e Germania.  In questo clima tormentato compose, nel  1813, l’opera a cui deve gran parte della sua fama, ossia la Storia straordinaria di Peter Schlemil, che si colloca nell’ambito della nascente letteratura romantica.
Gli anni successivi della sua vita furono prevalentemente dedicati alla carriera scientifica, che lo portò a compiere numerosi viaggi: dal 1815 al 1818 prese infatti parte, come botanico ufficiale, ad un viaggio di circumnavigazione del globo, durante il quale redasse un ricco Diario.
Non fu che intorno al 1825 che Chamisso riprese la sua carriera letteraria, collaborò alla redazione di un nuovo giornale, l’Almanacco tedesco delle muse, sul quale apparvero i suoi ultimi esperimenti letterari: alcune liriche, un poemetto sul Faust e un trattato di linguistica.

   Il 21 agosto 1862, a Verona, nasceva Emilio Salgàri, il padre di Sandokan e del Corsaro Nero. La sua giovinezza non fu esattamente lieta: a 18 anni gli morì la f87fbc910391d7330524962d6e39904f_XLmadre e a 20 avvenne il suicidio del padre. Le sue opere sono tra i massimi esempi del romanzo d’avventura, influenzando intere generazioni. Quel che più incuriosisce è come sia stato capace di descrivere luoghi così distanti da lui senza aver mai viaggiato, attingendo alla sua vasta fantasia e alle ricerche bibliotecarie. Salgari scriveva sotto contratto per vari giornali ed editori, anche contemporaneamente, che gli imponevano di scrivere anche tre romanzi l’anno, e questo finì per condurlo in una prigionia, in un baratro da cui non uscì più.
Fatica, stanchezza, insoddisfazione, il dramma della moglie ricoverata in manicomio, la continua mancanza di considerazione dal mondo della cultura nonostante i suoi sforzi, lesero la tolleranza dello scrittore veneto.
Memore dell’esempio del padre, Salgari si suicidò il 25 aprile 1911. Vent’anni dopo, nel 1931, lo avrebbe imitato il figlio Romero; anni dopo, si sarebbe suicidato anche l’ultimogenito Omar.

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