Una donna coi calzoni

“Salka Valka”, di Halldór Laxness

Mi sono avvicinata alla lettura di questo libro quasi per caso: avevo voglia di leggere un autore scandinavo facilmente reperibile e ho spulciato la lista dei premi Nobel, l’occhio mi è caduto sul nome di Halldór Laxness, Nobel islandese nel 1955, e ho preso in prestito dalla biblioteca l’unica sua opera che avessero: Salka Valka, per l’appunto. Non immaginavo che quest’opera potesse lasciarmi così profondamente sconvolta, con la forza dirompente che solo i grandi romanzi possiedono, farmi trepidare fino all’ultima pagina e coinvolgermi così profondamente nel destino dei suoi protagonisti.

Definire Laxness un autore verista è sicuramente un azzardo, ma sicuramente, se salka valkala prima parte del romanzo ricorda vagamente Dickens, l’opera nel suo complesso ha il sapore dei Malavoglia e delle novelle di Verga. Con il lirismo spettacolare tipico degli autori nordici, Laxness riesce a camuffare un pessimismo ancora più profondo di quello del suo collega italiano, ingannando il lettore con deliziose descrizioni di una natura selvaggia e delicata allo stesso tempo per poi aprirgli gli occhi sulle ultime pagine, e mostrargli che, in realtà, agli uomini – creature che non riescono a vivere per la mera sopravvivenza, come i pesci e gli uccelli acquatici – non è rimasto nulla o quasi.

L’opera è divisa in due parti che sono quasi due romanzetti a sé stanti. Protagonista di entrambe le parti è Salvör Jonsdotter, una ragazzina affettuosamente chiamata Salka Valka dai conoscenti: la storia segue le tappe della sua vita dall’età di dieci anni a quella di circa venticinque. Il primo punto di rilievo dell’opera è proprio la disinvoltura con cui Laxness entra nei panni di una ragazzina e ne racconta senza pudori e senza esitazione tutte le sensazioni che ogni donna crederebbe incomprensibili per un uomo: le prime mestruazioni, l’ossessione per la purezza del proprio corpo, la paura di essere abbandonata, il rapporto con la madre.

Nelle intenzioni dell'autore, Greta Garbo doveva interpretare il ruolo di Salka Valka in un film omonimo
Nelle intenzioni dell’autore, Greta Garbo doveva interpretare il ruolo di Salka Valka in un film omonimo

È proprio su tale rapporto di amore/odio che si incentra la prima parte dell’opera, intitolata “Tu, schietto ceppo di vite…”. Salka e sua madre Sigurlina arrivano con un battello postale nel piccolo villaggio di pescatori di Oseyri, dove sarà ambientata tutta la novella. Le due donne non potrebbero essere più diverse: là dove Sigurlina è dolce e remissiva, Salka è testarda e determinata, ha sempre la risposta pronta e sa dividere con incrollabile certezza il bene dal male, senza sfumature. La sua unica debolezza è forse proprio il terrore di scoprirsi, un giorno, uguale a sua madre, dalla quale cerca di fuggire per tutta la vita.

Salka_Valka
Gunnel Broström in una scena del film islandese “Salka Valka” (1954), diretto da Arne Mattson

La seconda parte si intitola “L’uccello sulla riva”, ed è ad essa che si riferisce il sottotitolo dell’opera, Una storia d’amore politica. La politica è quella pasticciata e confusa che viene intesa tramite mezze parole sentite dire dai vari pescatori del villaggio: ci sono i ricchi possidenti sostenitori dell’iniziativa privata, e ci sono un paio di ragazzi istruiti che infiammano le masse contro i capitalisti, spronando i proletari a costruire l’immaginifica e perfetta società comunista. Il loro capo è un giovane di nome Arnald, l’uccello sulla riva, sempre pronto a prendere il volo per paesi lontani e a sognare e a calpestare allegramente e con noncuranza le vite della gente che lo circonda (gli amanti di Elena Ferrante non possono non vedere, riflessa in lui, la figura sinistra di Nino Sarratore).

Ed ecco che la finora perfetta Salka Valka svela la sua unica debolezza, che è anche quella di molte donne parimenti in gamba: si innamora di un cretino. E sì che come in tutto il resto, Salka non conosce mezze misure nell’amore.

Salka e Arnald sono opposti e antitetici, sia fisicamente che spiritualmente. Salka è

La locandina del film del 1954
La locandina del film del 1954 “Salka Valka”

formosa e forte, di aspetto quasi mascolino; Arnald ha lunghi riccioli rossi ed è esile. Salka è profondamente legata al presente, al qui e ora: ripete spesso che tutto quello che conosce è la lavorazione del pesce, è generosa e altruista e Arnald riconosce in lei l’espressione di una vitalità primordiale e inarrestabile. Arnald, d’altra parte, vive di illusioni e di sogni; ha lo sguardo sempre rivolto al passato o al futuro e nelle sue elucubrazioni gli riesce difficile pensare gli individui avulsi dalla massa o comunque non in relazione a se stesso: paradossalmente, visti i suoi ideali politici, è il personaggio più egoista della storia. È su questo conflitto fra sogno e realtà, fra ricerca di una vita migliore e mera sopravvivenza, che si gioca la seconda parte del libro.

Sebbene Salka, Arnald e Sigurlina siano i personaggi principali, Laxness non manca di fornire un’immagine vivida e sincera dell’intero villaggio: a partire da quella temibile e ambigua di Steintor Stenisson, passando per l’ipocrita possidente Giovanni Bogesen, Laxness dà un anima ad Oseyri. Non c’è un personaggio che non sia ben caratterizzato, anche se con una sola pennellata: dal vecchio Eyjolf alla piccola Guja alla moglie del rilegatore di libri, quando chiuderete il libro vi sembrerà di aver detto addio a degli amici, con una punta di rimpianto per averli abbandonati al loro destino.

Halldór Laxness nel 1955
Halldór Laxness nel 1955
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