Speciale Premio Campiello 2015

Sabato 12 settembre 2015 si è tenuta, nell’autorevole e suggestiva cornice del Teatro La Fenice di Venezia, la proclamazione del vincitore della cinquantatreesima edizione del Premio Campiello: si aggiudica quest’anno il prestigioso riconoscimento Marco Balzanoautore del romanzo L’ultimo Marco-Balzanoarrivato.
“Vincere il Campiello con un libro che si intitola L’ultimo arrivato è una soddisfazione impagabile”, afferma Balzano nel commentare la vittoria, appena dover aver smesso di saltare di gioia per l’intero palco della Fenice, con il suo genuino sorriso.
Il verdetto della giuria è stato schiacciante: hanno votato per il romanzo edito da Sellerio 107 lettori su 282.
Il romanzo di Marco Balzano è ambientato a Milano e ha per protagonista un ragazzino siciliano che decide di emigrarvi alla ricerca di un futuro migliore. I lettori seguono la storia della sua vita, costellata dalle difficoltà, dai cambiamenti e dalla passione per la letteratura, dai nove anni ai sessanta.
Balzano lavora a Milano come insegnante di liceo, ha pubblicato romanzi e saggi grazie ai quali ha conseguito diversi premi e le sue opere sono tradotte in Germania e in Francia.

Al secondo posto della cinquina finalista si classifica Antonio Scurati, con 74 voti a favore del suo Il tempo migliore della nostra vita (Bompiani). Il romanzo è ambientato nell’Italia fascista e intreccia la biografia di Leone Ginzburg a quella dei nonni dell’autore. A proposito della sua opera, Scurati afferma: “Abbiamo urgente bisogno di ricordarci da dove veniamo per tornare a chiederci dove andiamo. Abbiamo necessità di esempi inimitabili. La stella polare ci guida proprio perché non la raggiungeremo mai, remota e alta nel cielo.”

Scurati è ricercatore alla Iulm di Milano e membro del Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza; è autore di numerosi romanzi che hanno ottenuto vari riconoscimenti: si ricorda in particolare Il sopravvissuto (2005), romanzo vincitore ex equo della quarantatreesima edizione del Premio Campiello.

Al terzo posto compare il nome di Carmen Pellegrino, unica autrice della cinquina, con il suo romanzo Cade la terra (Giunti). Si tratta del primo romanzo della Pellegrino, studiosa eclettica che ha di recente focalizzato la sua attenzione sui luoghi disabitati, gettando le basi per una sorta di scienza dell’abbandono, intesa come forma di recupero della memoria storica e del vissuto dei luoghi.

Ed è proprio in un luogo abbandonato che Cade la terra è ambientato: per la precisione, in un paese deserto, di cui la protagonista è l’unica abitante. Per scrivere questo romanzo Carmen Pellegrino ha riscoperto i luoghi della sua infanzia, in quella che è stata definita una moderna antologia di Spoon River.

Appena dopo la Pellegrino si classifica Paolo Colagrande, già vincitore, nel 2007, del Premio Campiello Opera Prima con il suo romanzo Fideg. Il romanzo grazie al quale Colagrande è entrato in cinquina è Senti le rane (Nottetempo), opera dalla struttura particolare e dallo stile filosofeggiante.

Chiude la cinquina Vittorio Giacopini, autore del romanzo storico La mappa, ambientato nell’Europa di fine Ottocento, che ha per protagonista il cartografo di Napoleone. A proposito del proprio romanzo, Giacopini afferma: “La Mappa più che un romanzo storico è – vuole essere – un requiem per il romanzo storico, una riflessione sul paradosso della storia e sui fallimenti degli individui, delle collettività, dell’illuminismo e della politica, all’interno del gran corso degli eventi.”
Il caso di Giacopini è particolarmente curioso in quanto la sua opera è quella che ha ricevuto meno voti dalla giuria popolare dei 300 lettori, ma è anche stata la prima ad esser stata scelta per la cinquina con il maggior numero di voti. Tale discrepanza è probabilmente dovuta allo stile ricercato dell’autore, che di certo è stato maggiormente apprezzato dalla giuria dei letterati.

I cinque finalisti: da destra, Scurati, Balzano, Pellegrino, Giacopini, Colagrande
I cinque finalisti: da destra, Scurati, Balzano, Pellegrino, Giacopini, Colagrande

Durante la serata sono stati inoltre premiati il vincitore del Premio Campiello Opera Prima, Enrico Ianniello, e la vincitrice del Premio Campiello Giovani 9788807031236_quartaEva Luna Mascolino.
Ianniello, già attore, regista e traduttore, è stato premiato per il suo romanzo La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin. La Giuria dei Letterati motiva così l’assegnazione del riconoscimento:”[…] Un racconto di scanzonata oralità, calato in una gioia del raccontare e in una scrittura che si fa insieme lieve e densa, perché commossa.”

Eva Luna Mascolino, studentessa di lingue, si aggiudica il Premio Campiello Giovani grazie al racconto Je suis Charlie, opera che fonde mirabilmente cronaca e interiorità, con una prosa chiara e avvincente e in una struttura intrigante e originale. La giuria, presieduta dal politologo Ilvo Diamanti, afferma a proposito della giovane autrice: “Dimostrando una non comune consapevolezza di alcune fondamentali questioni della storia presente, dà prova di una rara capacità di tenere sotto controllo la propria materia […].”

Il racconto vincitore tra i cinque arrivati in finale è stato annunciato nel corso della conferenza stampa del 12 settembre. Je suis Charlie ha gareggiato con Fuoco, di Clelia Attanasio, Amélie fu, di Anja Boato, L’universo accanto di Loreta Minutilli e Miseria di Gabriele Terranova.
Ai cinque ragazzi è stata dedicata la serata del 10 settembre a Palazzo Ducale, durante la quale, in un percorso itinerante, sono stati letti i loro brevi componimenti ispirati ad alcune sale del Palazzo.
Durante la serata del 12 settembre è stata inoltre premiata la vincitrice del riconoscimento estero del Premio Campiello Giovani, la svizzera Camilla  Galante, autrice del racconto Neve di fuoco.

I cinque finalisti del campiello giovani: da destra, Clelia Attanasio, Eva Mascolino, Gabriele Terranova, Loreta Minutilli, Anja Boato
I cinque finalisti del campiello giovani: da destra, Clelia Attanasio, Eva Mascolino, Gabriele Terranova, Loreta Minutilli, Anja Boato

Ha preceduto di poco la proclamazione della vittoria di Marco Balzano il toccante momento di cordoglio verso Sebastiano Vassalli, al quale è stato assegnato il Premio Fondazione Campiello alla carriera che, purtroppo, non ha potuto ritirare personalmente. Al suo posto, sul palco, è salita la moglie Paola Todeschino. Nel riportare un ricordo del marito, scomparso lo scorso luglio, ha citato una frase che Vassalli diceva spesso di sé: “Non sono altro che un nulla pieno di storie, e le storie non muoiono mai”

Edizione dopo edizione, il Premio Campiello si conferma al vertice dei premi letterari in Italia, per la giusta miscela di prestigio e attenzione verso realtà editoriali anche minori, che ne rivela e dimostra l’autenticità e la qualità; nonché per la considerazione e l’importanza che rivolge ormai da vent’anni al mondo giovanile. Cultura è anche e soprattutto questo.

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