“Ah…Ahh…Ahhh”, di Nuwanda

L’OPERA
Se si dovesse trovare un titolo alternativo al pur spettacolare “Ah…ahh…ahhh”, in mente mi verrebbe subito Sodoma e Gomorra:  se non fosse che sia stato già utilizzato tempo addietro da un certo Marcel Proust e inoltre se non fosse che “Ah…ahh…ahhh” sia il titolo più azzeccato per quest’opera.
Perché Sodoma e Gomorra? Perché in questo breve romanzo non appare neppure un uomo giusto.
CoverAhhh (originale)Tutti i protagonisti della storia appaiono sulla scena come maschere dellaCommedia Nuova, tutti burattini nelle mani di un autore – l’anonimo Nuwanda – che li muove e se ne serve per mettere in scena una dissacrante e pungente satira della società moderna. Ciascuno dei numerosi personaggi che si muovono sul palcoscenico del romanzo sembrano moderni tipi umani, caratterizzati dai proprio difetti, tutti concentrati sul proprio io, sul proprio interesse, al punto da non avere scrupoli né emozioni anche di fronte alla morte.

Siamo in una fantomatica città dal nome Doppio Senso, “dove le strade sono tutte a senso unico”. È qui che l’acclamato scrittore Armando Bentivoglio si trova per presentare il suo ultimo libro: Pochi conoscono la morte. E di fatti, profeticamente non saranno in molti a conoscere la morte, bensì una persona soltanto: una donna che viene trovata morta durante il rinfresco della presentazione letteraria. Da questo momento in poi entrano in scena gli ambigui personaggi: il fotografo Scattino, che con morbosità e forse strano piacere fotografa infinite volte il cadavere da ogni posizione; il commissario Loquace, che si mette in posa per le fotografie quasi fosse ad una sfilata di moda e non sulla scena del crimine
(«E tu stai riprendendo?» Loquace si rivolge a un agente con una telecamera tra le mani.
«Certo commissa’.»
«Mi raccomando, il mio profilo migliore è quello sinistro.»
«Ma questo filmato resta agli atti, non lo distribuiamo alle TV.»
«Sì, ma fai come ti ho detto» risponde in maniera seccata Loquace che non ama essere contraddetto.); Gianfranco, il proprietario del bar in cui avviene il rinfresco e l’omicidio, lieto che il suo locale possa arrivare agli onori della cronaca; e via di seguito tutti gli altri, compreso lo stesso Bentivoglio, tutto preso da un quadro di Rembrandt mentre Loquace cerca di avere informazioni per risolvere il delitto.
E dunque, dall’omicidio in poi, la storia prende tutta un’altra piega. Ogni personaggio dimostra il proprio irriverente menefreghismo, il proprio frenetico e comico egocentrismo, al punto che nessuno pensa più alla vittima, neppure lo stesso lettore, il quale, preso dagli eventi e dai personaggi, dimentica anche lui di star davanti a una morte.

Ma non si tratta esattamente di un giallo a camera chiusa, tantomeno di un poliziesco: questo romanzo è piuttosto una commedia, una parodia, sullo scenario di un mistero da risolvere. L’autore riesce a strappare sorrisi al lettore, la lettura è frizzante e piacevole, e in qualche modo, non a torto, si può inserire questo romanzo all’interno del genere umoristico.
C’è però un problema di fondo: da un po’ di Balzac a questa parte, l’houmor, nella letteratura, è diventato sempre più sinonimo di poca saggezza, di poca serietà: ma non c’è nulla di più sbagliato. Ci si dimentica che l’Houmor di Boccaccio, Cervantes e Rabelais ha dato vita al romanzo europeo. E questo è un romanzo serio proprio perché umoristico. “Ah…ahh…ahhh” ricorda anzi una rappresentazione teatrale, in cui i personaggi diventano il riflesso dei vizi della società e il palcoscenico lo specchio della società stessa, e lo spettatore si ritrova dinnanzi se stesso, nudo come un verme. Il riso suscitato dai vizi, ora come allora, assume la valenza antropologica e catartica che aveva già ai tempi di Aristofane, Menandro e Plauto.
La scelta di Nuwanda, di affrontare un genere come questo, la trovo coraggiosa per i tempi che corrono, lodevole per la sua caratura.

Lo stile dell’opera è molto fluido, avaro di ingenuità. Le descrizioni sono uno dei pregi dell’opera: i particolari di abiti, tessuti, scenari, ma anche degli atteggiamenti dei personaggi, sono tutti espressi con dovizia e impreziosiscono lo stile. L’autore inoltre si dimostra capace di tratteggiare la personalità dei personaggi con semplici pennellate: pochi elementi bastano a mostrarci il personaggio in tutta la sua peculiarità, in ogni suo difetto: ci bastare osservare gli abiti grigi e anacronistici di Armando Bentivoglio, la pelle lampadata di Gianfranco, per capire che tipi sono. È fa proprio specie notare  in un autore esordiente tale capacità di rappresentare i caratteri di ciascun personaggio, comparse incluse, in maniera impeccabile e senza ricorrere a matrici comuni; di descrivere la scenografia al punto che ci sembra di essere di fronte alla scena; di citare una notevole vastità di canzoni, pittori e artisti senza risultare mai fuori luogo.

“Ah…ahh..ahhh” è stata una lettura piacevole, un romanzo che mi ha sorpreso. Ed è un peccato che l’autore ( o forse sarebbe più giusto l’autrice) non abbia voglia di uscire da uno pseudonimo, rendendo così impossibile rivolgergli meritati omaggi.

L’AUTORE
Dice di sé: 
«Rispettando lo spirito di appassionata sperimentazione dei nostri poeti, rinuncio al mio nome. D’ora in poi chiamatemi Nuwanda.» (cit. film L’attimo fuggente). L’autore, alla sua prima opera, ha scelto questo pseudonimo che rievoca uno spirito: i capi indiani d’America si facevano dipingere il simbolo di Nuwanda, un fulmine, sul petto per esprimere la propria forza

Cosa rappresenta per te questo romanzo? È il mio primo romanzo e rappresenta per me quel rompighiaccio, che con tanto ardore brandiva Sharon Stone nel film “Basic Instinc”, per arrivare ai lettori.

Due aggettivi per definirlo? Ironico e frizzante.

Il vostro scrittore preferito? Di solito non mi nominano mai in queste liste, penso più per riserbo, pudore… Quindi lo farò io: Nuwanda.

L’EDIZIONE:
Editore:
Genesis Publishing
Anno pubblicazione:
2015
Pagine:
58
Versioni:
ebook

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