L’autobiografia distopica di Adolf Hitler

“Lui è tornato”, di Timur Vermes

Il romanzo Lui è tornato, del giornalista tedesco Timur Vermes, ha fatto un certo scalpore nel 2012, ai tempi della sua pubblicazione: l’idea alla base della storia è infatti innegabilmente geniale.

Nella Germania Merkeliana degli anni Duemila, un Adolf Hitler rimasto copertina Lui è tornatoaddormentato per più di sessant’anni si risveglia improvvisamente nel bel mezzo di un parco di Berlino. Come reagirà ai cambiamenti  subiti dalla Germania, alla drastica riduzioni dei territori tedeschi, alla pace che regna in Europa da fin troppo tempo?

Le premesse per un’opera umoristica e sagace al tempo stesso ci sono tutte; ho iniziato dunque la lettura carica di aspettative e con la speranza  di farmi qualche bella risata.

Sono rimasta delusa? Non troppo.

La principale debolezza del romanzo è la sua lunghezza. Le risate, frequenti e spontanee all’inizio, si fanno via via più tirate, non tanto perché l’autore diventi meno bravo a gestire la continua commedia degli equivoci che si innesta tra Hitler e i tedeschi convinti che sia un semplice comico, ma perché si intuisce sempre di più l’artificiosità della situazione e il modello umoristico smette di suscitare ilarità. Per un romanzo che si propone di far ridere la stringatezza è essenziale, così come l’effetto da fulmen in cauda: era dunque inevitabile che Lui è tornato non riuscisse a mantenere lo stile scoppiettante delle prime quaranta pagine per le successive quattrocento.

Un altro fattore che contribuisce ad appesantire la lettura è il frequente riferimento ad episodi specifici della politica interna tedesca attuale che è impossibile capire per uno straniero: l’ultima parte del libro è corredata da una interessante e folta serie di note storiche che forniscono molti dettagli sulla figura e la personalità di Adolf Hitler, ma sarebbe stato ancora più efficace inserire delle note che spiegassero anche i riferimenti all’attualità tedesca. L’assenza di tali accorgimenti lascia intuire che Lui è tornato è un libro scritto principalmente per i tedeschi, e dal quale forse non ci si aspettava il successo mondiale che ha in realtà avuto.

Timur Vermes legge l'edizione tedesca di "Lui è tornato"
Timur Vermes legge l’edizione tedesca di “Lui è tornato”

A tenere insieme l’opera è invece l’ottima caratterizzazione del personaggio di Adolf Hitler: con un minuzioso lavoro di ricerca storica, l’autore è riuscito a ricrearne in toto la personalità senza ridurlo ad una macchietta: Hitler pensa e agisce come probabilmente agiva il vero Führer, ma appare come un simpatico comico non solo al popolo tedesco, ma, ad un certo punto, anche al lettore, che finisce per affezionarglisi come ad una sorta di piccolo amico un po’ esaltato, ma tendenzialmente simpatico.

L’abilità dell’autore sta proprio nel mettere in crisi il lettore, in un paradosso costante che nasconde il suo punto di vista e il messaggio di fondo del libro e genera invece parecchie domande.

In conclusione, dunque, consiglio la lettura di questo libro, sebbene credo che sia meglio accostarvisi come ad un romanzo provocatorio e sagace piuttosto che come ad una mera opere umoristica, per non rimanere delusi. E, soprattutto, consiglio di leggerlo con una buona dose di pazienza.

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