“L’anno della grande nevicata”, di Gianni Lorenzi

L’OPERA

Raramente capita di ritrovarsi tra le mani un libro che non si riesce a ricondurre ad alcun modello, che sfugge ad ogni possibile riferimento a letture già fatte o sentite nominare e che tuttavia riesce ad imporsi da solo, creando intorno a sé un suo proprio genere: ancor più strabiliante è constatare che l’autore di un romanzo così inusuale non ha un nome famoso, ma è un esordiente.

L’anno della grande nevicata, di Gianni Lorenzi, ha tutti questi requisiti e Coveranche di più. È un libricino da leggere con calma, gustando ogni parola e ogni sottigliezza retorica nascosta tra le righe e lasciandosi trasportare per mano in un mondo che è un gioco di specchi – anzi: un gioco di parole.

Si ha l’impressione, durante la lettura, che l’autore si sia divertito moltissimo a scrivere questa storia; e di certo ci si diverte a leggerla: non tanto per la vicenda in sé, ma per il modo in cui le parole, in tutta la loro vasta e insondabile gamma, sono modellate e disposte e rimirate da ogni parte, quasi il loro unico scopo fosse questo di solleticare la mente del lettore e mostrare tutti i modi più o meno assurdi in cui possono disporsi.

La storia ruota intorno alle vicende di Stefano Papini, un impiegato laureato in lettere con una vita tranquilla e la passione per il jazz che si trova coinvolto in quella che, a ben guardare, non è che una serie di eventi piuttosto normali: la trama si avvia con l’incontro con una compagna di classe del liceo, che si scoprirà poi essere una neoassunta dell’azienda in cui lavora Stefano.

La vita nell’azienda, con le sue gelosie, gli amori nascosti e i sotterfugi, è narrata come se si fosse nel pieno di un romanzo d’avventura: anche il particolare più quotidiano si veste di una luce ambigua ed emozionante. Questa tendenza ad idealizzare il reale cresce dalla metà del romanzo in poi, quando un particolare evento, che non cito per non rovinare la lettura, contribuirà a confondere il lettore e ad acuire il dubbio riguardo il genere del romanzo che  si sta leggendo e i colpi di scena che potranno attenderlo alla pagina successiva.

La vera particolarità dell’opera è tuttavia lo stile. Ad avere un ruolo ancor più prominente di quello di Stefano Papini all’interno del romanzo è infatti il Narratore stesso, onnisciente e onnipotente, che commenta, sottolinea e spiega ogni azione del protagonista e dei personaggi secondari che lo circondano.

La sensazione che si ha durante la lettura è di essere accompagnati da un amico molto colto che osserva quel che succede trattenendo a stento una risata, e con un sorriso ironico ci spiega a mezza voce tutto quel che noi non possiamo vedere perché è nella testa dei protagonisti o troppo indietro nel tempo.

Nonostante il tono scanzonato e sempre leggero – anzi, forse proprio grazie a questo – il romanzo non resta sulla superficie dell’animo umano, ma anzi accarezza il tragico con grande sensibilità pur trattandolo con ironia, tocca le corde più profonde dell’animo del protagonista fingendo di sfiorarle a malapena e, come tutte le opere di valore, lascia il lettore con molti nuovi dubbi e poche nuove certezze.

Il corso principale della storia è interrotto da frequenti digressioni in cui il Narratore divaga su argomenti appena accennati, si prende la libertà di abbandonare un personaggio per correre da un altro ed fare un salto nei suoi pensieri, riflette sulla natura dell’opera che sta narrando: il romanzo è una sorta di passeggiata tranquilla e costellata di eventi, in cui ci si può fermare con la dovuta calma ad osservare ogni motivo di interesse: il messaggio sotteso – o almeno, è quel che ho colto io – è che anche la vita di tutti i giorni, così normale e grigia e spenta, può essere una sorprendente avventura, se la si racconta con le parole giuste.

La prosa di Gianni Lorenzi è chiara pur se arzigogolata, l’autore mostra di saper tenere salde le redini del suo gioco anche quando sembra sul punto di perdersi in periodi infinitamente lunghi; come Narratore simula modestia e definisce spesso il suo un romanzo d’appendice, ma deve sicuramente aver avuto parecchio coraggio e fiducia in se stesso per cimentarsi nella stesura di un’opera fuori da qualsiasi schema.

Non che sia un punto di demerito, anzi: se uno scrittore non osa, che scrittore è?

In questo caso la scommessa è perfettamente riuscita: speriamo di sentire parlare di Gianni Lorenzi in futuro, di leggere altro di suo in uno stile ancora più raffinato e tagliente.

L’AUTORE

Gianni Lorenzi si è laureato in lettere nel 1994 a Padova. Attualmente risiede a Sovizzo (VI) e lavora come impiegato.

Cosa rappresenta per te questo romanzo? Una sfida al mondo dell’editoria e della cultura attuale.

Due aggettivi per definirlo? Ironico e originale.

Il tuo scrittore preferito? Carlo Emilio Gadda.

L’EDIZIONE

Genere: mainstream

Editore: David and Matthaus

Numero pagine: 170

Anno di pubblicazione: 2014

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