Classifica dei maggiori scrittori italiani (meno noti)

Classifica dei maggiori scrittori italiani meno noti
da leggere nella vita

Essere stato un grande scrittore, forse rivoluzionario, sicuramente da leggere, conoscere, amare, eppure, a distanza di anni o decenni dalla morte, essere sconosciuto ai più e relegato in una nicchia.

Parlando dei migliori scrittori italiani, qualcuno penserebbe ai soliti Pirandello, Levi, Sciascia, Eco e chi più ne ha più ne metta. Ma non è fare questi nomi che rientra tra i nostri intenti; invece l’intento di questa classifica è dare lustro a quella porzione della letteratura italiana (ci siamo incentrati su quella moderna e contemporanea), per certi versi più ignota ma altrettanto lodevole e grandiosa.
Al di là dei soliti noti, la letteratura italiana vanta nomi altrettanto illustri e meritevoli e la sua bellezza alberga proprio nella sua enigmaticità, nella tendenza a celare le sue perle più preziose, nel piacere che non si smette mai di scoprirla e svelarla.
Incredibili, assurde, curiose, talvolta infelici sono le vicende di questi autori: qualcuno scoperto solo dopo il suicidio; qualcun altro che ha rifiutato di far leggere le sue opere fino ai 61 anni, salvo poi vincere Campiello e Strega; un altro ancora ci ha purtroppo lasciati da poco; c’è poi chi è figlio di padre ignoto; il resto sono tutti da scoprire.
Sono dieci, nati tutti nella prima metà del ‘900. Ma si tratta di una classifica atipica: nessun podio, nessun vincitore, nessun 2°, 5°, 10° classificato. Impossibile decretare un migliore o un peggiore: ecco perché vi saranno presentati semplicemente in ordine alfabetico.

1 Gesualdo Bufalino (1920-1986)
Bufalino pubblica il suo primo libro solo a 61 anni: si tratta di Dicerie dell’untore,scritto già trent’anni prima e nascosto per tutto quel tempo in un cassetto, mentre è un semplice professore liceale. L’opera – che prende spunto da un episodio che ha segnato la vita di Bufalino, ovvero gli anni passati in un sanatorio alla fine della seconda guerra mondiale, dopo essere stato fatto prigioniero dai nazisti – viene pubblicata dopo una estenuante opera di convincimento nientemeno che da parte di Elvira Sellerio e Leonardo Sciascia, che avevano scorto, in una sua introduzione a una raccolta di fotografie su Comiso, il suo paese natale, un sicuro talento letterario. Quando Elvira Sellerio gli chiederà se ha un manoscritto nel cassetto, Bufalino negherà. Non ha alcuna intenzione di pubblicare alcunché. Finché cede, mostra loro il manoscritto e nello stesso anno, il 1981, Dicerie dell’untore ha enorme successo al punto da vincere il Premio Campiello e nell’ ’88 Le menzogne della notte vincerà il Premio Strega. La sua scrittura è particolare, forbita, ricercata, ricca di termini colti; la sua opera è impegnata, stimolante, intrigante, non necessariamente facile, ma questo non deve scoraggiare.

gesualdo-bufalino“[…]Invece la morte non è né buio né luce, ma solo abolita memoria, cassazione e assenza totale, incinerazione senza superstiti scorie, dove tutto ciò che è stato, non soltanto non è più né sarà, ma è come non fosse mai stato”
(G. Bufalino, da “Le menzogne della notte”)


2 Ennio Flaiano (1910-1972)
Giornalista, umorista, sceneggiatore per Fellini, Monicelli e Rossellini, critico cinematografico e soprattutto scrittore, dotato di verve satirica e dissacrante e d’ironia raffinata e tagliente, attento analista della realtà storica e sociale; che attraverso il grottesco riproduce e critica con un senso d’amaro le contraddizioni dell’Italia e degli italiani nella loro più intrinseca essenza. A quanti lo definissero un genio, rispondeva profetizzando invece la sua futura incomprensione, che la peggior cosa che può capitare a un genio è di essere compreso. Di fatti ad oggi resta più sconosciuto di quanto dovrebbe, alcuni continuano a non riconoscere l’estro delle sue opere (tra cui ricordiamo Tempo di uccidere, romanzo sul colonialismo vincitore del Premio Strega nel 1947, e Diario Notturno); la verità è che Flaiano ha ancora qualcosa da dire, qualcosa di importante, che abbiamo la responsabilità di non lasciare inascoltato… non fosse altro che per farcene un’idea.

flaiano“Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole”
(E. Flaiano, da “Diario degli errori”)


3 Tommaso Landolfi (1909-1979)
Nato campano nell’allora provincia di Caserta (Pico), fervente antifascista negli anni del regime, esperto e valente traduttore di letteratura russa e tedesca, glottoteta, Landolfi è da molti critici inserito nel novero dei migliori scrittori del ‘900, non solo italiani. Da Carlo Bo e Italo Calvino fu associato per grandezza letteraria a D’Annunzio. Calvino disse di loro: “ Scrissero al cospetto della lingua italiana tutta intera, passata e presente, disponendone con competenza e mano sicura come d’un patrimonio inesauribile cui attingere con dovizia a con piacere continuo”. Il suo stile veleggia tra il barocco e il surrealismo, le sue atmosfere sono cupe, notturne, finanche feroci, come coperte da una patina di polvere. Con Tre racconti, indaga l’amore patologico, il mondo femminile e l’incapacità dell’uomo di penetrarne il mistero; con A Caso si aggiudica il premio Strega; ma i suoi romanzi più amati restano forse Le due zitelle e La pietra lunare (definito da ZanzottoUno dei punti di riferimento più radiosi del nostro Novecento letterario”), con cui si conferma cantore dell’Italia di provincia e, secondo le sue parole, Ultimo forse rappresentante genuino della gloriosa nobiltà meridionale.

Tommaso-landolfi“ Non potrò dunque mai scrivere veramente a caso e senza disegno, sì da almeno sbirciare, traverso il subbuglio e il disordine, il fondo di me?
(
T. Landolfi, da “LA BIERE DU PECHEUR”)

4 Luigi Malerba(1927 – 2008)
 Pseudonimo di Luigi Bonardi, fu uno degli scrittori più eclettici, curiosi e multiformi del Novecento. Esponente del Gruppo 63, vincitore di diversi premi in Italia e all’estero, spesso definito autore postmoderno, Umberto Eco scrive in un ricordo a lui dedicato:  “L´autore di “Salto mortale” si comporta sempre in modo maliziosamente ironico, con svelamenti e ambiguità”. E veramente leggere Malerba vuol dire districarsi in una selva di ironici e brillanti riferimenti intertestuali; prepararsi ad accettare le contraddizioni per dare un senso alla realtà e abbandonarsi ad una straordinaria varietà di situazioni e personaggi. Il suo romanzo forse più famoso, Itaca per sempre, scava e rilegge i meandri più oscuri dell’Odissea; quelli dell’animo di Penelope ed Ulisse, e dona vigore e attualità alla più classica delle vicende. Per dare un’idea della varietà degli interessi e delle occupazioni di Malerba, citiamo tra le sue molte opere Le rose imperiali, una raccolta di racconti ambientati in una Cina leggendaria e favolosa; Le parole abbandonate, in cui si affronta, tra gli altri temi, quello dei dialetti e delle lingue dimenticate; e il suo lavoro come sceneggiatore. 

MALERBA“Ho imparato finalmente
che non bisogna mai mettere a confronto i sogni con la realtà”
(
L. Malerba, da “Itaca per sempre”)

5 Giorgio Manganelli (1922-1990)
Della sua biografia, forse ormai dimenticata è la relazione folle e turbolenta che ebbe, 27enne e sposato da tempo, con la 16enne Alda Merini. Ma Giorgio Manganelli non è questo: è tra i pochi autori a poter vantare incredibili romanzi e altrettanto grandiosi e gustosi saggi letterari. Il suo obbiettivo narrativo era fare della realtà uno scandalo menzognero, trasformare in falso il vero. Dalla sua penna tagliente e demistificatrice, fluiva uno stile aulico, raffinato, infinitamente colto -una perla rara nel panorama letterario italiano; dantesco, lo definirei, per la capacità di alternare, in una prosa da poema, termini barocchi, ricercatissimi, anche desueti, ad altri persino rozzi e colloquiali ( si pensi al romanzo Dall’Inferno, in cui, proprio come il Sommo Poeta nell’Inferno, inserisce nella sua forbita lingua parole volgari se volgare è il tema che si tratta). Certamente una lettura non facile, quella di Manganelli, ma che tutti dovrebbero almeno una volta provare.

maxresdefault“Letteratura: nome di privilegiata infamia,
che designa atti inutili, anche viziosi, di arbitraria, provocatoria libertà.”
(
G. Manganelli, da “Letteratura come menzogna”)

 6 Guido Morselli (1912-1973)
Con Morselli iniziamo dalla fine: muore suicida nel 1973. Non aveva mai pubblicato un libro, sulla sua carta di identità c’era scritto, alla voce professione: agricoltore. Scrisse per tutta la vita(sola, infelice), inviò i suoi manoscritti ad ogni dove ma fu sempre rifiutato: da Calvino per Einaudi, poi l’anno successivo Rizzoli decide finalmente di pubblicare Il comunista, ma quando tutto era già pronto, bozze comprese, Rizzoli cambiò direttore editoriale e il progetto fu annullato. Ed è così che il povero Morselli resta invisibile fino al ’73, quando, paradossalmente, grazie al suicidio, inizia a vivere. Adelphi pubblica subito Roma senza Papa e scoppia il caso Morselli. I critici s’accorgono dell’incredibile genio creativo di quell’uomo mai compreso, Adelphi pubblica tutte le sue opere e nel mondo dell’editoria i suoi rifiuti diventano ormai scandalo. I suoi romanzi sono incredibili, intelligenti, dissacranti, portatori di una cultura esagerata e imponente, lucidi e taglienti, forse più adatti al piacere della mente che dei sentimenti, con vicende e situazioni di assoluta originalità. Approfondisci morselli

“La natura è una musica alla quale gli uomini sono quasi sempre sordi.”
(G. Morselli, da Diario)

7 Anna Maria Ortese (1914 – 1998)
Figura schiva, sfuggente e solitaria, tra le maggiori scrittrici del XX secolo. Le sue opere si inseriscono dapprima nel filone del realismo magico, poi del surrealismo e del neorealismo. La sua è un’arte schietta e introspettiva: la spinta verso la scrittura arriva per lei dopo il grande dolore della morte del fratello Emanuele nel ‘33 e del gemello Antonio nel ’39. Viaggiò per tutta la vita di città in città: Trieste, Milano e soprattutto Napoli segnano fortemente la sua esistenza – si pensi a quella che è probabilmente la sua opera più famosi, la cupa raccolta di racconti Il mare non bagna Napoli, che suscitò tali polemiche in città che la Ortese ebbe difficoltà a ritornarci per tutta la vita. Napoli restò tuttavia per sempre nel suo cuore: in una magica Napoli settecentesca è infatti ambientato il suo capolavoro, Il cardillo addolorato.

anna-maria-orteseLe interviste le vedo come delle provocazioni. Io non voglio piacere per un’immagine, io non voglio “immagine”. La realtà mi stanca, la realtà è un muro di volti. Io sono una persona isolata. Mi sembra di venire dal fondo delle tenebre, però sì, ho avuto il piacere di fare qualche cosa, di poter dire: io esisto” (A.M. Ortese, da un intervista a Goffredo Fofi , 1986)


8 Goffredo Parise (1929-1986)

Parise nasce a Vicenza nel 1929, da Wanda Bertoli e padre ignoto (un medico che abbandona Wanda durante la gravidanza). La condizione di figlio illegittimo cade su di lui da subito come un onta: cresce in pessime condizioni economiche dai nonni, che lo tengono in una sorta d’isolamento forzato per evitargli gli insulti degli altri compagni. Nel ’37 Wanda sposa Osvaldo Parise, direttore del “Giornale di Vicenza”, il quale riconoscerà Goffredo e lo crescerà come suo figlio. A soli vent’anni, Neri Pozza pubblica il suo primo romanzo. Parise è stato un poeta delle emozioni, che nelle sue opere ha indagato, interrogato, esplorato e soprattutto, al pari di pochi, ha descritto, senza mai eccedere in sentimentalismi. L’opera di Parise è una ispezione continua dell’animo umano, ma definirla tale è anche riduttivo. Altresì cantore della società, di cui esalta la miseria, le contraddizioni, le passioni. I Sillabari e Il prete bello sono da sempre le sue opere più amate.

Parise1951VicenzaBig

“L’arte è come una farfalla, senza eredi e capricciosa,
si posa dove e quando vuole lei.”
( G.Parise, da “Quando la fantasia ballava il boogie” )

9 Antonio Tabucchi(1943-2012)
La vita di Tabucchi verrà segnata ai suoi vent’anni, quando trascorre un anno a Parigi e lì, a una bancarella di libri nei pressi della Gare de Lyon, s’imbatte in un libro di PessoaTabacaria. Se ne innamora al punto da dedicare a Pessoa e alla cultura lusitana tutta la sua vita. L’anno successivo fa il primo viaggio a Lisbona, con la sua Fiat cinquecento. Qui entrerà in contatto con l’intelighenzia, oltre che Maria José de Lancastre: le si presenta con una domanda: “Aimez-vous la littérature?” Cinque anni più tardi la sposerà. Scrittore onirico ma lucido, surreale in modo dolce e folle, attento e impegnato nell’attualità politica, intellettuale stimato all’estero e tradotto in più di 18 lingue.
Nel 1994 ha vinto il Premio Campiello con Sostiene Pereira, romanzo afoso, concitato, impetuoso, ambientato nel Portogallo salazarista degli anni ’30, il suo capolavoro e da cui è stato tratto un film con Mastroianni; inoltre ricordiamo Notturno Indiano, con cui ha vinto il Prix Médicis Etranger.

tabucchi2Pensa come è falsa la scrittura, con quella sua prepotenza implacabile fatta di parole definite, di verbi, di aggettivi che imprigionano le cose, che le scandiscono in una fissità vitrea, come una libellula restata in un sasso che mantiene ancora la parvenza di libellula ma che non è più una libellula. Così è la scrittura, che ha la capacità di allontanare di secoli il presente e il passato prossimo: fissandoli.”
(A. Tabucchi, da “Piccoli equivoci senza importanza”)

 

10 Sebastiano Vassalli (1941-2015)
Sebastiano Vassalli si è spento da poco. Era il 26 luglio. Era stato appena candidato al Premio Nobel da una prestigiosa università svedese. In Svezia era molto stimato, al punto che molti lo quotavano tra i papabili vincitori. La morte prematura gli ha però impedito di concorrere al prestigioso Premio. Vassalli è stato tra i più grandi scrittori in attività negli ultimi trent’anni. Il suo sguardo era sempre rivolto indietro, al passato, perché “il presente è la vita di condominio, e se c’è qualcosa d’importante non ha bisogno di uno scrittore”. Faceva della Storia la metafora più grande (link), viaggiando nei secoli e nelle epoche, dall’Antica Roma all’Etruria al Medioevo per raccontare l’Italia, indagando non i costumi e le guerre come scientificamente uno storico o un etnografo, bensì rendendo la Storia il palcoscenico del suo teatro letterario. Ma soprattutto Vassalli non rinunciava al gusto di raccontare storie, nella maniera piacevole e gustosa di un moderno aedo. Oltre ogni metafora e riflessione, si faceva creatore o portavoce (quando rievocava eventi storici sepolti) di un nuovo racconto da diffondere, di una squisita narrazione da recitare. Nella sua prolifica opera, La chimera resta il suo capolavoro.

sebastiano-vassalli4-1000x600“Sono stato un ragazzo della guerra. Il corteo di nefandezze e violenze, il brodo di coltura. […]Sono il frutto di una gravidanza non voluta. [Mia madre] Credo abbia fatto di tutto per espellermi. E io aggrappato alle viscere ho resistito. Odiava che nascessi. Sono nato. A dispetto di tutto”
(S. Vassalli, da un’intervista ad Antonio Gnoli per Repubblica, 2014)

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