Alla ricerca della persona giusta

La donna giusta, di Sándor Márai

Leggere La donna giusta di Sándor Márai è stato un viaggio e, come tutti i viaggi, mi ha portata a scoprire qualcosa in più su di me, sul mondo, sull’animo umano e su tante altre piccole questioni.Sebbene tante volte mi sia trovata in disaccordo con il mio Cicerone (lo scrittore stesso), maraial punto da essere tentata di invertire la rotta e tornare a casa in più di un punto, alla fine non ho potuto che concludere che l’avventura era ben valsa il mio

La donna giusta è un viaggio nel senso più stretto del termine, quello geografico: tra una pagina e l’altra mi sono sentita sempre più dentro l’Ungheria e la Budapest di Márai, non solo luogo natio dello scrittore, ma amatissima patria. L’amore dell’autore per la sua terra e per la sua lingua traspare di questo romanzo profondamente intriso di Ungheria, e ne è un emblematico simbolo il personaggio di Lázár, vecchio scrittore che, giunto alla fine della sua vita, legge solo vocabolari di ungherese.

Il romanzo è, in secondo luogo, un viaggio nella storia del Novecento, verso la fine dell’epoca della borghesia.

La vicenda appare, in un primo momento, una questione intima e privata – e di questa impressione è complice la prima delle quattro voci narranti, quella di Marika, giovane donna che racconta il fallimento del proprio matrimonio – e all’inizio la tematica dell’ordine sociale e del ruolo della borghesia nel mondo è appena sfiorata. Marika racconta della sua separazione dal marito Pétér con la lucida freddezza di una donna che ha ormai capito come funzionano il cuore e la vita. È lei l’unica tra i narratori che sviluppa fino in fondo il tema dell’amore, pronunciando le parole che danno il titolo al libro (titolo che, nell’originale ungherese Az igazi, vuol dire semplicemente La persona giusta, senza specificità di genere):

“Ho scoperto, mia cara, che la persona giusta non esiste.”

La versione di Marika, come un piccolo romanzo nel romanzo, starebbe in piedi anche senza bisogno delle ultime quattro parti, diversissime nel tono e nel tempo; appare come un preludio e  una chiave di lettura per gli eventi successivi.

La seconda parte del romanzo racchiude la versione dei fatti di Pétér e sviluppa i tema della verità. La storia di Pétér si focalizza sugli eventi precedenti e successivi il suo divorzio da Marika e contribuisce a dare il tratteggio maschile del personaggio di Judit, vera protagonista della storia e voce narrante dell’episodio più intenso e particolare.

Judit, una servetta cresciuta in una fossa e diventata gran signora con l’astuzia e poi, senza drammi, di nuovo povera,  sviluppa il tema dell’ascesa e della discesa della borghesia. La parte di storia da lei narrata copre gli anni più critici, quelli dell’assedio di Budapest, a cui sono dedicate alcune pagine meravigliose, e della Seconda Guerra Mondiale in generale. Con occhio critico, attento e sagace, Judit analizza un’epoca storica e la mette a nudo, la dileggia, ne celebra l’accurato funerale nella scena del suo ultimo incontro con Pétér. È lei, una donnetta affatto istruita, che pronuncia una delle più belle definizioni di cultura mai scritte:

“La cultura è quando una persona… o un popolo… sono pieni di una gioia immensa!”

L’epilogo, ambientato a New York e affidato ad un personaggio secondario, offre poche certezze e moltissimi dubbi. Perché se in più punti la prosa di Márai può sembrare pomposa e sicura di sé ai limiti del saccente, a guardare il romanzo da lontano ci si rende invece conto che ben poche verità assolute sono state decretate, e che gli eventi si prestano alle più disparate interpretazioni .

sandor-marai-grande
Sandor Marai

Basti pensare al trattamento che Márai riserva ai personaggi femminili: l’autore dimostra una misoginia ai limiti del sopportabile. Marika e Pétér, più raramente Judit, affermano continuamente che le donne sono incapaci di ragionare astrattamente, che non possono che amare, che il loro ruolo e scopo nella vita non può essere che di compiacere un uomo. Considerata l’epoca in cui il romanzo è stato scritto (non certo l’età Vittoriana, per intenderci), tali affermazioni mi sono parse spesso inopportune. Eppure, dovendo fare un bilancio, direi che tutta la forza del libro si poggia sui personaggi di Judit e Marika, laddove Pétér viene dipinto come un uomo che cerca affannosamente di tener su un mondo e uno stile di vita perduti per sempre, una sorta di reliquia vivente in un mondo in rovina. Il messaggio del libro è affidato alle parole di Marika sul fronte intimo, e a quelle di Judit su quello pubblico.

E allora ci si chiede a cosa dare più peso, se alle parole scritte o alla storia, ed è in ogni caso impossibile condannare definitivamente l’autore, si continua a pensare alla sua opera, a trovare nuove prospettive da cui osservarla.

La donna giusta è un libro da gustare lentamente, pieno di frasi da assaporare alzando per un attimo gli occhi dalla pagina, di squisiti dettagli da assimilare, di delicati sottintesi da cogliere. E Sándor Márai è un autore che merita assolutamente di stare sullo stesso piano dei grandi scrittori del Novecento.

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5 thoughts on “Alla ricerca della persona giusta

  1. Marai misogino?! Parliamo dello stesso Marai di Le braci, di Liberazione, di Il sangue di San Gennaro, di La sorella, di Confessioni di un borghese, di Terra…Terra! e soprattutto parliamo del Marai de L’ultimo dono?! Attribuire all’autore pensieri e parole dei personaggi di un romanzo è scorciatoia facile ma spesso ingannevole.

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    1. @gabrilu: concordo senz’altro con la sua ultima affermazione: attribuire allo scrittore pensieri e parole dei personaggi è troppo semplice per un autore complesso come Marai, e infatti non è quel che si fa nella recensione, che si chiude appunto con la constatazione che, nonostante i dialoghi, i pensieri dei personaggi e la struttura stessa della storia facciano in più di un punto pensare ad un Marai misogino, i fatti fanno pensare a ben altro. Di sicuro Marai è un autore che incoraggia a leggere altre sue opere, e dunque l’opinione e i dubbi che la lettura di questo romanzo ha suscitato in me potrebbero lasciare il posto a nuove convinzioni. Non escludo di poter pubblicare prima o poi un articolo in cui esprimo una diversa opinione riguardo l’autore, per ora quel che mi ha trasmesso è questo.

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