Negli archivi del Nobel alla Letteratura! Quel che nessuno ha ancora detto

Abbiamo studiato gli archivi del Nobel per la letteratura, dal 1901 fino al 1966, anno appena desegretato (devono passare 50 anni). Abbiamo analizzato tutte le candidature col fine di individuare gli autori italiani che si sono contesi l’illustre riconoscimento.
Le scoperte che abbiamo fatto sono state incredibili: dal Nobelarkivet della Swedish Academy emerge che nei soli primi 66 anni furono ben 35 gli italiani candidati. Ad affiancare i più noti, molti altri nomi curiosi, inaspettati od ormai dimenticati: filosofi, storici, scrittori dialettali, orientalisti oltre a romanzieri e poeti, e quattro letterati, addirittura, di cui non siamo riusciti a scoprire nulla.
Vi dicono qualcosa i nomi di Angelo de Gubernantis o Giovanni Schembari?
Ma procediamo con ordine.

BREVE INTRODUZIONE CON ANNESSE CURIOSITÀ: I VINCITORI
Come già sappiamo, sono 6 i nostri letterati ad aver vinto la medaglia di Alfred Nobel. Tacendo in questa occasione di Montale (1975) e Dario Fo (1997), poiché gli atti accessibili si fermano al 1965, concentriamoci sugli altri 4.
Il primo a vincere il Nobel nel 1906 fu il poeta Giosuè Carducci. Dagli atti emerge che la sua prima candidatura al Premio (nove in totale) risale al 1902, quando a proporlo furono Vittorio Puntoni e Antonio Fogazzaro: Puntoni, accademico e noto politico dell’epoca, era altresì Rettore, in quegli stessi anni, dello stesso Carducci, all’Università di Bologna, dove il poeta aveva cattedra d’Italiano; Fogazzaro, grande romanziere, era stato candidato al Nobel già l’anno precedente, e il suo nome fu proposto da letterati europei e in particolare svedesi per ben 7 volte, fino al 1911. Si può dire che il primo Nobel Italiano se lo contesero proprio Fogazzaro e Carducci.

Il 1926 fu l’anno di Grazia Deledda. Il suo nome apparse tra i candidati già nel 1913. A caldeggiare la sua vincita furono soprattutto intellettuali svedesi. In tutto furono 18 le sue candidature, che per i nomi italiani rappresenta un record a ex-equo (diremo dopo alla pari di chi), almeno per quanto risulta fino al ’65.

Interessante fu ciò che accadde invece a Pirandello, che vinse il premio nel 1934. Quando mi accingevo ad analizzare le candidature, per lui che è tra gli scrittori italiani più grandi di tutti i tempi, stimatissimo anche all’estero, mi aspettavo sinceramente un plebiscito: tanti e tanti voti per molti anni di seguito. E invece Pirandello fu candidato per la prima volta e soltanto nel ’34 (tardi se si pensa che all’epoca aveva già 67 anni, al tramonto della sua carriera, ed era ben famoso da tempo). A candidarlo fu un certo Guglielmo Marconi.

Per il quarto nome si dovettero attendere 25 anni: nel 1959 fu premiato Salvatore Quasimodo, su candidatura dell’illustre critico Carlo Bo. La sua vittoria fece scalpore: da anni infatti veniva ripetutamente proposto il nome di Giuseppe Ungaretti, che godeva di una fama straordinaria e sicuramente superiore a quella del collega. Era infatti Ungaretti il quarto Nobel che il nostro paese attendeva, cantore dei drammi della Grande Guerra e degli anni più tristi della storia italiana.
In una lettera all’amico Jean Lescure in cui commentava la notizia, Ungaretti definì Quasimodo “Pagliaccio, pappagallo e fascista” e del Nobel scrisse: “Hai compreso la serietà del Nobel? La merda che è in realtà il Nobel?” Devo ammettere che non mi sento di biasimarlo.

(D’altronde, seppur in maniera meno clamorosa, stesso stupore suscitò la vittoria di Dario Fo, laddove gli esponenti di spicco della letteratura italiana, e in particolare l’Accademia dei Lincei, da anni proponevano il nome di Mario Luzi. Ma per saperne di più, bisognerebbe attendere che gli atti del ‘97 siano resi accessibili, cosa che avverrà solo nel 2047)

QUELLI CHE CI ANDARONO VICINO
Qui le cose si fanno più interessanti. Detto già di Fogazzaro e Ungaretti, passiamo a parlare di altri che ci andarono vicino: alcuni dei nomi che farò certamente vi saranno ben noti; altri, come è capitato a me, probabilmente non li avete mai ascoltati. Eppure…
Ad ex-equo con Grazia Deledda, il maggior numero di candidature (18), ricevute tra il 1923 e il 1933, appartiene a Guglielmo Ferrero. E molti già diranno, Chi era costui? Ferrero nacque a Portici, ma il cognome correttamente svela le sue origini piemontesi. Saggista e soprattutto storico (notevole la sua opera Grandezza e decadenza di Roma). A caldeggiare il suo nome furono intellettuali illustri, tra i quali il filosofo Gaetano Salvemini e uno dei padri della scienza politica, Gaetano Mosca. (Per due volte Ferrero fu candidato anche al Nobel per la Pace.)

Sedici candidature ebbe il ben più noto Benedetto Croce tra il ’29 e il ’52, forse il più grande filosofo del Novecento italiano e non solo: una sua vittoria non avrebbe fatto torto a nessuno.
Parimenti meritevole ne sarebbe stato Alberto Moravia, che fino al 1966 (e non sappiamo oltre) ebbe 14 candidature. Ma da quel che riferisce il professor Enrico Tiozzo dell’Università di Goteborg, esperto del Nobel, ogni volta che a Stoccolma giungeva il suo nome, l’Accademia di Svezia lo scartava, scandalizzata dalla componente erotica presente nei suoi libri: “Moravia è un voyeur” esagerava, e aggiungeva: “Egli non ha mai avuto niente da professare e non è mai stato in grado di aprire un dibattito sulla condizione umana. Non ha il polso dei grandi scrittori.” Mah.

Chi probabilmente non si conoscerà è l’orientalista Angelo de Gubernatis, che in tre anni (’06, ’07, ’09) ebbe 14 candidature. Si pensi che nel 1907 de Gubernatis fu il nome più caldeggiato: ben 5 candidature. Tantissime, se si pensa che Kipling, vincitore quell’anno, ne ebbe una sola. Ma purtroppo per lui, la sfida italiana era già avvenuta, conclusa proprio l’anno precedente con la vittoria di Carducci su Fogazzaro.
Infine compare il nome di Ignazio Silone, l’autore dell’indimenticabile Fontamara. Il suo nome giunse a Stoccolma ben 10 volte, tra il ’46 e il ’63. È interessante notare che le sue candidature provengono soprattutto dal Nord Europa: Silone era molto stimato in Svezia.

CASI EMBLEMATICI E ALTRI AUTORI NOTI
Caso emblematico è quello del bolognese Riccardo Bacchelli, scrittore di romanzi storici molti noti e apprezzati nel ‘900, ma oggi sconosciuto ai più. Quel che colpisce del suo caso non sono tanto le sue 8 candidature (tra il ’48 e il ’58), ma chi fu a caldeggiarlo: nel 1949 a ritenere Bacchelli degno del Nobel fu nientemeno che T. S. Eliot, celebre poeta statunitense e vincitore del Nobel proprio l’anno precedente.

Gli altri nomi sono sicuramente più familiari: Matilde Serao fu candidata sei volte, dal ’22 al ’25; tre volte il critico francese Paul Renucci fece il nome di Vasco Pratolini (’56, ’59, ’63); nel 1908, da Francesco d’Ovidio (di cui parleremo tra poco) e dal poeta Arturo Graf fu candidato Edmondo de Amicis, per il suo Cuore; completano questa lista Giovanni Papini (1955),  Carlo Levi (1957 e 1966), autore del celebre Cristo si è fermato a Eboli, e Elio Vittorini (1958), proposti rispettivamente da Henri de Ziégler dell’università di Ginevra, dal noto critico italiano Mario Praz e dal professor Atknis dell’università di Harvard. Nel 1966 anche Carlo Emilio Gadda ha ricevuto una candidatura, da parte del professore italo-americano Mario Andrew Pei.

(Piccola parentesi su Papini: schierato apertamente col Fascismo, fu dal governo italiano candidato nel ’24 e nel ’26 al Nobel per la Pace per chissà quale ignoto merito filantropico.)

LA CARICA DEGLI SCONOSCIUTI
Forse il più noto dei non noti è Roberto Bracco, tra i più influenti drammaturghi del ‘900, e oggi ormai  dimenticato. Lavorò con artiste del calibro di Eleonora Duse e il suo teatro, che calcava la lunga tradizione napoletana pur con influssi di Ibsen e Freud, fu capace di tener testa al contemporaneo teatro pirandelliano. (Fervente antifascista, passò gli ultimi anni nella malattia e nella povertà. L’attrice Irma Gramatica riuscì a ottenere per lui un sussidio in quanto uomo d’ingegno e di merito, firmato da Mussolini stesso. Fedele alla sua persona, Bracco lo rifiutò.) Fu candidato dal 1922 al 1925 dall’archeologo norvegese H. Shetelig e dal filologo danese K. Nyrop, a testimonianza della sua fama all’estero.

A proposito di fascismo, è curiosa la vicenda della candidatura nel 1927 di Cesare Pascarella, poeta in romanesco. A candidarlo furono il teorico del fascismo Giovanni Gentile e altri due esponenti della destra estrema, Paolo Boselli e Pompeo Molmenti. Il voto di questi tre letterati politicamente schierati è molto interessante, perché rappresenta una chiara strategia politica: in quegli anni, il Fascismo puntava molto sulla scoperta e la valorizzazione del dialetto, ma solo come obiettivo politico, all’interno del più ampio intento nazionalistico.

Ben 5 candidature (fino al ’66, non si sa oltre) da parte di accademici brasiliani ebbe il filosofo Pietro Ubaldi; un altro filosofo candidato fu Francesco Orestano, nel 1932.
Tra i critici letterari figurano il già citato dantista Francesco d’Ovidio (per tre volte, 1909-1912), ed Emilio Cecchi (1963). Si aggiungono: i poeti Ada Negri (4 candidature, ’26-’27) e Francesco Chiesa (nel ’56 dall’Università di Friburgo); gli scrittori Dora Melagri (1914 e 1923) e Salvatore Farina (dal ’12 al ‘14), il Dickens italiano per i suoi romanzi sentimentali sulla vita nel Regno di Sardegna e poi d’Italia, che gli concessero fama internazionale.

GLI ‘NON ALTRIMENTI NOTI’
Ben 4 sono i nomi di cui su internet e nelle enciclopedie non si trova informazione, se non parziale.
Giovanni Schembari, che nel 1925 fu candidato dall’economista Achille Loria: nella motivazione si faceva riferimento a una sua opera, “La scienza orientale”. Ricercando il titolo di quest’opera piuttosto che il nome del suo autore, veniamo rimandati su siti come Ebay o Amazon che hanno in vendita vecchie edizioni degli anni ‘20/’40 di questo libro.
Stralci di informazioni abbiamo inoltre su tale Giulia Scappino Mureno, candidata due volte a inizi anni ’60 dal critico letterario Alfredo Galletti. Gli unici risultati trovati sono però a nome di Giulia Scappino Murena, con la a e non con la o come appare negli archivi: di essa si scopre che sia stata una poetessa di opere religiose.
Di chi difficilmente si trovano informazioni è Alfonso Strafile, che dagli atti risulta essere stato candidato nel 1940 (anno in cui non fu assegnato il Premio) da Domenico Vittorini (University of Pennsylvania). Di Strafile nulla si trova online, se non che presumibilmente risiedeva negli USA e avesse cittadinanza americana. Viene vagamente citato in un articolo sul Venerdì di Repubblica del 2013.
Il caso più misterioso è quello di tale Giacomo Stampa, candidato nel 1901. La motivazione della sua candidatura è la seguente: “Arcanum Anima”. Forse il titolo di un’opera, ma non risulta da nessuna parte. Il suo nome non compare neppure nell’ Atlante della Letteratura Italiana (edito Einaudi). Interessante ulteriormente è che a candidarlo fu lo scrittore ungherese Ármin Vámbéry, amico di Bram Stoker, al quale diede consigli e informazioni per la redazione del celebre Dracula; e si dice che Stoker si sia ispirato alla sua figura nel creare il personaggio del Professor Van Helsing. Insomma, se non fosse che a proporre tale Stampa sia stato un credibile letterato, penserei a uno scherzo: pare infatti che Giacomo Stampa non sia mai esistito.

NE MANCA SOLO UNO
L’ultimo scrittore mancante emerge a sorpresa dagli atti del 1965, desegretati proprio nelle scorse settimane. Si tratta di Giovannino Guareschi, il padre di Don Camillo e Peppone nel ciclo di romanzi “Il mondo piccolo”. Seppure oggi tradotto in tutto il mondo e sebbene i suoi personaggi siano ormai entrati nel patrimonio culturale italiano, fu spesso osteggiato in vita, di frequente criticato. Fu arrestato per una satira su Luigi Einaudi e condannato per diffamazioni nei confronti di De Gasperi, poiché Guareschi aveva trovato e reso pubblica una lettera del futuro leader DC che nel ’44 chiedeva agli alleati di bombardare la periferia di Roma; per queste e altre ragioni, il suo funerale fu disertato da tutte le autorità. In virtù di ciò, risulta sorprendente la sua candidatura (che fu opera di un professore dell’Università di Edimburgo)

CONCLUSIONI
Analizzando gli archivi sono emerse cose interessanti, curiose, inaspettate (volete un’ultima curiosità? Il filologo spagnolo Ramón Menéndez Pidal fu candidato incredibilmente per 144 volte, 95 volte soltanto nel 1956. Nonostante questo incredibile plebiscito, non vinse mai).
Tanti i nomi inaspettati e molti quelli di cui incredibilmente non c’è traccia (Verga, Svevo, d’Annunzio, Pascoli, Saba, Pavese, a cui si aggiungerebbero Primo Levi,  Elsa Morante e altri, ma per loro è possibile una candidatura dopo il ’66, ecc ecc).
Ma la conclusione a cui sono giunto è una soltanto: quanto è bella la letteratura italiana! Quanto affascinante, quanto misteriosa! Così segreta, così sorprendente. Nasconde i suoi frutti ovunque, li riduce all’oblio e poi li riporta alla memoria. Da sempre apprezzata all’estero, stimata, emulata, studiata, anche nei suoi esponenti più ignoti. Da 19 anni il Nobel manca alla nostra nazione, una attesa troppo lunga immeritatamente. Chissà se questo sia l’anno buono.
Ma il Nobel ha sempre rivelato contraddizioni e perplessità (e penso alle parole di Ungaretti), per cui, Nobel o non Nobel, poco importa: viva la Letteratura Italiana!

– Giuseppe Rizzi –

n
Stralcio delle candidature del 1965. Tra i primi nomi si può notare quello del filosofo Adorno
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6 thoughts on “Negli archivi del Nobel alla Letteratura! Quel che nessuno ha ancora detto

  1. Interessante questo post, anche per via di quei candidati che risultano sconosciuti o addirittura irreperibili. Per quanto riguarda Quasimodo e Ungaretti, è notorio che tra i due non corresse buon sangue. Ma del resto il vero vizio dei letterati, scrittori o poeti che siano, è proprio l’invidia.

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