La battaglia navale – Marco Malvaldi

Dopo Il telefono senza fili, Malvaldi torna in libreria con un nuovo episodio della serie del BarLume, ciclo di romanzi con cui lo scrittore toscano ha reinventato in Italia il genere del giallo umoristico.
Ma se non avete mai letto altri romanzi di questa serie e vi sembra quindi inutile continuare la lettura della presente recensione, lasciatemi premettere una cosa, una piccola cosa che i lettori abituali di Malvaldi, che siano qui capitati con la giusta cognizione di causa, avranno la bontà di concedermi: ve lo dico francamente, non c’è bisogno di averli letti tutti o di averne letto anche solo uno: non c’è consequenzialità, si può iniziare benissimo anche da La battaglia navale, qualora ne abbiate la curiosità e le intenzioni. Per cui, se non avete mai letto altro di questo ciclo, la presente recensione è rivolta anche a voi, siete i benaccetti.
Ora sì che si può procedere.

La peculiarità della serie del BarLume – prende il nome dal bar in cui s’incontrano i 41S1TXsBC5Lprotagonisti – è che a investigare intorno ai casi che si verificano sul litorale toscano di Pineta è una combriccola di allegri, assurdi pensionati, che il barista Massimo chiama I Prostatici Quattro: amanti delle bocce, della briscola, delle passeggiate al parco, invadenti, in continua battaglia contro una anarchica memoria a breve termine, ma soprattutto assidui frequentatori del BarLume, gestito da Massimo, socio con Aldo del bar e fidanzato con Alice, vicequestore intorno a cui il ribattezzato Movimento Quattro Vecchi si raduna per risolvere i casi.

Stavolta troviamo i simpatici nonnetti, Alice e Massimo alle prese con l’omicidio di una giovane badante ucraina, rinvenuta cadavere sulle spiagge di Pineta.
Ad Alice, che tra tutti è l’unica davvero autorizzata a indagare, risulta da subito qualcosa di contrario all’ordinario e di sospetto in tutta la faccenda, e ad avvalorare i suoi dubbi è la concomitanza con un caso di vandalismo, che pare collegato all’omicidio della giovane Olga.
Sarà proprio il vicequestore Alice Martelli il perno della vicenda, e il suo personaggio certamente è una piacevole sorpresa: di investigatrici nella tradizione dei gialli non v’è molto, ed era proprio giunto il momento di goderci una eroina sagace e determinata che risolve i casi (con onestà: anche grazie al prezioso aiuto di Massimo e dei nonnetti, sia chiaro).

La battaglia navale è sicuramente una lettura leggera e piacevole: la prosa istrionica e strabordante di Malvaldi fluisce argentina e vivace tra le pagine e i capitoli. Agli enigmi sul caso da risolvere si alternano situazioni esilaranti, alla gravità dell’omicidio si affianca l’ironia della narrazione e dei dialoghi.
Sicuramente consigliato per chi nel caldo di fine estate vuol leggere una storia fresca.

Eppure, nonostante le qualità finora illustrate,
s’avverte nella lettura la fumosa sensazione che qualcosa in più poteva essere fatto, quasi che, nel cercare un equilibrio tra le tonalità caliginose di un giallo e le spumeggianti tinte dell’umorismo, ma soprattutto nel combinare e poi tenere insieme i due generi, si sia perso un po’ dell’uno e un po’ dell’altro.

Malvaldi, che è un chimico, lo sa: se si versa in un unico recipiente un liquido caldo e un altro freddo, la miscela che si ottiene perde il calore del primo e la freschezza dell’altro, risultando tiepida. Ma la letteratura, per nostra fortuna, travalica le leggi chimiche, e in questo caso, malgrado l’evidente difficoltà d’unire due genere e quindi il rischio di tiepidezza, si potevano preservare meglio le loro caratteriste, senza che entrambi cedessero qualcosa di proprio.

Forse serviva della calma in più nella stesura, una maggiore accuratezza nei dettagli, nelle descrizioni, perché se un’altra sensazione s’avverte, è quella della fretta, come se il lavoro non fosse stato perfettamente ultimato: la trama in sé è in grosso modo inappuntabile, ma a molte situazioni o a lunghi dialoghi pareva quasi che mancasse una scenografia, come se degli attori fossero mandati su un palco con una bella parte da recitare ma con alle loro spalle un fondo nero, senza colori, senza giochi di luce.

Tutto sommato, è una lettura non male, ma se fossi in Malvaldi, sentirei sulle labbra l’amaro di non aver fatto tutto il possibile, d’essermi fermato a un passo dal traguardo.

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