Quel libro un po’ troppo sopravvalutato

Può un thriller essere lento e monotono?
Sì. Sembra ossimorico, eppure sì, può essere. Basta spacciare per Thriller qualcosa che tale non è. 9788831724517
È il caso di questo romanzo. Il fatale talento del signor Rong è tutto ciò che non dovrebbe
essere. E d’altra parte, tutto ciò che sarebbe dovuto essere (un thriller grandioso, frutto di un autore fenomenale, eccetera eccetera) in realtà non è stato. Lo stesso signor Rong del titolo, protagonista della storia eppure così anonimo ed estraneo, meriterebbe di essere ribattezzato in altro modo, aggiungendo una W dinnanzi al suo nome, non perché ci sia da dire ‘Evviva!’ o ‘Forza!’, ma per un banale gioco di parole, per quel che ‘wrong’ ha a significare in inglese.
Dispiace dirlo, ma c’è molto di sbagliato in questo romanzo.
Per tali ragioni, se di solito si inizia una recensione parlando della trama del libro e di ciò che il libro è stato, stavolta si farà eccezione, perché il caso pretende che si parli di ciò che invece il libro ha mancato d’essere.
Mi si perdoni le ripetizioni e i giochi di parole, d’ora in avanti sarò più preciso.
Procedo con ordine.

La descrizione in quarta recita: “una spy story ricca di mistero e tensione”. Ma dov’era la tensione? Cosa avrebbe dovuto, in tutta quella storia, suscitare tensione? Innanzitutto la tensione si crea con una storia che avviene in medias res, o perlomeno questo può essere uno degli espedienti, alcuni ricorrono addirittura al tempo presente, ma comunque la storia dev’essere narrata in divenire, con una focalizzazione interna sugli eventi e sul protagonista.
L’autore di questo romanzo, al contrario, ci illustra per un quarto del libro l’albero genealogico del protagonista, per un secondo quarto ci mostra la sua infanzia e gioventù e solo per il resto racconta la vicenda che il riassunto di copertina ci aveva preannunciato; ma lo fa con distacco, da lontano, allo stesso modo in cui si narra il resoconto di qualcosa di ormai avvenuto e già concluso; e soprattutto, cosa insolita per il genere, non accade nulla di davvero rilevante, che faccia aumentare il ritmo, che crei tensione.
Addirittura il protagonista a un certo punto si perde, nessuno sa dove sia, cosa stia facendo, e più che il Signor Rong, il vero personaggio è l’assenza del signor Rong, e la storia è affidata alla descrizione dei personaggi secondari. Sappiamo che Rong deve risolvere il codice porpora, si pensa che questo sia il fulcro di tutto il libro, poi invece, da un momento all’altro, veniamo a sapere che è stato decifrato. Di già? Come? Quando? Perché nessuno ci ha avvisato? Poi Rong ricompare, finalmente, dopo che il romanzo era quasi andato avanti senza di lui. Ma il risultato non cambia, tutti gli elementi che dovrebbero creare suspense e rappresentare colpi di scena, scorrono lisci, li si accoglie con somma indifferenza, e la massima reazione che si può avere a leggerli è un interdetto e poco convinto ‘ah’.

Ma mettiamo per un attimo da parte la trama: dopotutto ci sono molti romanzi che funzionano con una trama lenta (in quel caso non sono spy story però, sarebbe un altro genere.) Il vero problema che emerge dalla lettura di questo romanzo così osannato è rappresentato dallo stile e dalla struttura narrativa.
La prosa di Mai Jia è difficile crederla d’un autore che non sia alla sua prima esperienza con un romanzo. La formulazione delle frasi, l’intreccio dei periodi, il lessico tutti insieme, complice anche la scelta della struttura cronachistica, creano uno stile purtroppo piatto, eccessivamente semplice (per essere eufemistici), che in più punti pecca quasi di ingenuità (per essere più franchi), senza squilli, che non coinvolge. Mi verrebbe da definirlo wikipediano, poiché sul signor Rong non pare che stiamo leggendo un romanzo che lo vede protagonista, bensì il paragrafo biografico di Wikipedia, solamente lungo 412 pagine, e fa strano credere che l’autore si ispiri, come dichiarato in questi giorni al Corriere della Sera, a Borges, Marquez, Calvino, Dante o Goethe. Non aiutano a dare vivacità neppure espedienti come l’inserimento di interviste ai protagonisti a intervallare la narrazione, che anzi hanno l’unico effetto di contribuire ulteriormente alla lentezza.

I personaggi tutti è difficile che entrino in empatia col lettore: hanno poco da trasmettere, restano sconosciuti, distanti, inafferrabili, poiché, come si diceva per la trama, non ci immergiamo mai fino in fondo nella storia, ma restiamo a vederla scorrere dall’alto, con la camera fissa in grandangolo, l’inquadratura ampia e le scene riprese esclusivamente con un campo lungo, al punto che gli elementi sulla scena risultano quasi indistinguibili. Risulta una cesura, un largo solco tra noi che leggiamo e i protagonisti della vicenda. E di fatti le emozioni si contano s’una mano sola a voler essere abbondanti.  Tutto questo è un peccato, perché in fin dei conti la storia ha un grande potenziale – l’enfant prodige della matematica con cui si vorrebbe entrare in sintonia, la Cina sullo sfondo, la crittografia, tutti elementi in teoria di fascino – che tuttavia si perde nella claudicazione narrativa.
Mi dispiace dire queste cose, vorrei parlare bene di ogni romanzo che mi capita di recensire, anche perché significherebbe che non faccia mai letture poco piacevoli, eppure, malgrado stia facendo ricorso al mio serbatoio di clemenza, mi risulta difficile fare meglio di così, merito anche il fatto che ci si approccia a questo libro con le migliori aspettative del pianeta: leggiamo in copertina quotidiani di tutto il mondo che lodano il romanzo, che inneggiano al talento del suo autore, salvo poi trovarci dinnanzi qualcosa di completamente opposto, al punto che ci sorge il dubbio di star leggendo il libro sbagliato, che abbiamo noi fatto un errore.

Un tentativo di difesa nei confronti dell’autore provo a farlo, altrimenti non si potrebbe spiegare il successo che questo romanzo ha avuto nel mondo. Come ammesso da Marsilio, la traduzione è stata svolta non dal cinese, bensì da una ulteriore traduzione, quella inglese. Insomma si è tradotto un prodotto a sua volta tradotto. Non è che per caso, durante questo processo, si sia perso un po’ dell’autenticità originale?

Ma la mia è solo una delle molteplici chiavi di lettura, una soltanto delle possibili opinioni e interpretazioni a questo romanzo, e per avere una visione più ampia della situazione, più oggettiva e veritiera, potete solo confrontare questa mia con la vostra impressione, e per farlo potete solo leggere Il fatale talento del signor Rong.

 

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