Veleni e creme di bellezza nella Roma del 1300

“Il gioco degli arcani” di Barbara Frale 

Ci sono libri che, fin dalle prime righe, chiariscono al lettore che non sono facili da digerire e dimenticare e accompagneranno le sue fantasie ancora per molto tempo;  per altri invece basterà una sbirciata a intuirne la scarsa qualità: poi c’è Il gioco degli arcani della storica medievista Barbara Frale, suo secondo romanzo e probabilmente primo di una serie con il giovane aspirante medico Crescenzio Caetani per protagonista.

arcaniMi risulta difficile collocare questo libro nella scala delle mie preferenze: si lascia leggere con estrema scorrevolezza, eppure in più di un punto una superficialità nell’intreccio o un dialogo improbabile mi hanno fatto storcere il naso; mentre altri passaggi della narrazione continuano a tornarmi in mente, chiari e vividi. Ma procediamo con ordine.

La vicenda al centro de Il gioco degli arcani ha luogo nella Roma del 1300, in pieno Giubileo, sotto il pontificato di Bonifacio VIII. L’evento che scatena l’azione è la sospetta morte per avvelenamento della nobildonna Giovanna Savelli. La situazione è particolarmente delicata perché la candidata più quotata per l’assassinio della Savelli è la giovane Immacolata Colonna, parte della famiglia dei nemici giurati di papa Bonifacio: questi decide dunque di affidare le indagini al nipote Crescenzio, mettendo in palio per lui la possibilità di realizzare il suo sogno di diventare medico se riuscirà a scoprire tutto ciò che si cela dietro la faccenda.

arnoldi_de_nova_villaAttorno a Crescenzio e alla defunta Giovanna ruota un foltissimo gruppo di personaggi secondari: zingare sfortunate, volitive badesse, innocenti novizie, medici non convenzionali e nobildonne altezzose. Uno dei punti di forza del libro è senz’altro la caratterizzazione di ognuno dei comprimari: seppur spesso affidata a poche pennellate, riesce a farli vivere – o rivivere – per qualche istante. Molti dei personaggi introdotti dalla Frale sono infatti storicamente esistiti: a partire da Bonifacio VIII, di cui ci vengono spassosamente svelate le più intime abitudini, passando per un cammeo di Dante Alighieri turista fino a Gaita Silvatico, sorella del celebre Matteo Silvatico della Scuola Salernitana e all’estroso medico Arnaldo da Villanova.

Il modo in cui questi personaggi interagiscono non riesce però a convincere del tutto il lettore. Le storie d’amore nascono praticamente dal nulla, grazie a pochissimi sguardi e a scambi di parole che in prima battuta paiono per lo più arrabbiati; Crescenzio passa praticamente tre quarti del romanzo a vagare per le vie di Roma senza fare nulla di concreto per l’indagine e pare che l’intuizione risolutiva gli piova dal cielo. Lo scioglimento della vicenda è monco e poco convincente: è evidente che la Frale abbia scelto un finale aperto per poter proseguire la vicenda con un secondo volume; ma più che aperto, in questo caso lo definirei spalancato: lasciamo i personaggi quasi brutalmente, senza sapere niente di risolutivo sulle loro sorti e ancora poco convinti circa l’assassinio di Giovanna Savelli.

Se c’è una buona ragione per leggere questo romanzo, però, è sicuramente il contesto storico in cui è immerso: la Frale prova in ogni riga di padroneggiare con destrezza la materia che tratta e delizia il lettore appassionato di storia con mille dettagli sulla vita quotidiana del secolo: la forma delle scarpe che indossavano le nobildonne, il modo in cui si detergevano durante il ciclo mestruale, i cibi preferiti, persino un interessante excursus sulle pratiche di bellezza e cura del corpo tramite il personaggio di Gaita Silvatico. Inserite a proposito nel romanzo si trovano anche ricette, prescrizioni mediche ed estratti originali dell’epoca che rendono piacevole e istruttiva la lettura. La parte più interessante è quella dedicata ai diversi tipi di piante velenose e non: il giardino di Arnaldo di Villanova  e quello del convento di San Silvestro sono descritti con una cura e una precisione tale da rendere quelle pagine veramente gustose , sia per chi si interessa di erboristeria che per i profani.

Gli appassionati di storia e thriller, in ultima analisi, non possono perdersi questo libro: sarà facile chiudere un occhio su qualche imperfezione della trama per lasciarsi trasportare per qualche ora nella Roma del 1300, vera e tangibile.

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