A chi il Nobel? Tutto quel che c’è da sapere per non arrivare impreparati

Procediamo con ordine…

1. IL NOBEL ALLA LETTERATURA A UN ITALIANO, È POSSIBILE?
E se fosse la volta buona perché il Nobel alla letteratura tornasse in Italia? Il nostro paese l’ha vinto per sei volte, in media il tempo passato tra un Nobel e l’altro è di circa 17 anni: 25 anni l’attesa maggiore (tra Pirandello e Quasimodo), 8 la minore (tra Deledda e Pirandello). Diciasette anni in media, dicevamo. Beh, da Fo ad oggi sono passati 19 anni, diciamo che per una certa logica statistica, potrebbe capitare da un momento all’altro (o meglio, da un anno all’altro).

Magris il favorito numero uno, Elena Ferrante la possibile sorpresa, Dacia Maraini dietro di loro a concludere il terzetto dei papabili nostrani.

Magris è un raro esempio di scrittore ancora in vita che è già stato classicizzato: il suo prestigio e la sua nobile capacità sono stati testimoniati qualche anno fa, quando il Ministero ha designato un suo brano per l’esame di maturità. Un ponte tra la cultura italiana e quella mitteleuropea come la sua città natale Trieste incarna. La sua stessa opera, romanzesca e saggistica, oscilla tra, e mescola, queste due culture. È lui forse il più degno, ora in Italia, a ricevere l’illustre premio, e le probabilità che avvenga non sono poi così poche.

Il caso Ferrante è ormai sulla bocca di tutti (ahimè a volte troppo a sproposito). Nel panorama letterario italiano da 25 anni, un capolavoro dietro l’altro, fortunate trasposizioni cinematografiche, e oggi ormai il suo talento è apprezzato in tutto il mondo, come dimostra il suo recente approdo alla finale del prestigioso Man Booker International Prize. Il Times l’ha inserita addirittura tra le 100 persona più influenti del 2016. È certamente la personalità Italiana più nota e discussa nel mondo oggi, con una risonanza anche superiore a quella del Premio Oscar Sorrentino. Sarebbe una piacevolissima sorpresa la sua vittoria.

Per i Bookmakers in lizza da anni anche Dacia Maraini. Ma la presenza dell’autrice de La lunga vita di Marianna Ucrìa ormai non è una novità. Eppure, la sua vittoria è ancor più difficile degli altri due, certamente in vantaggio.
Una vittoria italiana farebbe veramente bene alla nostra cultura, e certamente dopo la mancata premiazione di intellettuali illustrissimi, da Ungaretti a Calvino e Eco, sarebbe anche meritata.

2.I SOLITI FAVORITI
Mi stanca anche citarli, per quante volte ormai avete sentito i loro nomi, sempre i soliti. E bene, come da anni avviene, i favoriti risultano sempre gli stessi: Murakami, Roth, Ngugi wa Thiong’o, Adonis.

Ma ci sentiamo di definire praticamente certa la mancata vincita di Murakami e Roth. Si conosce molto bene il modo di pensare che hanno a Stoccolma: più sei famoso e acclamato, più puoi scordarti la vittoria. Accaniti fan di Roth e Murakami, vi sono solidale. So cosa si prova: sono ormai anni che ho perso le speranze di una vittoria per uno dei miei scrittori preferiti, Milan Kundera, che certamente lo meritava, perlomeno più di un Le Clezio qualsiasi,e lo merita tuttora.

Discorso diverso per Thiong’o e Adonis.
Il primo è dato sempre per vincitore dalle case di scommesse, eppure, alzi la mano chi abbia mai letto qualcosa di suo! In Italia trovare suoi libri tradotti è certamente raro, e senz’altro non ha una folla di accaniti fan a sostenerlo, come Roth o Murakami. Eppure il keniota incarna il massimo esponente della letteratura africana. Se si escludono i periferici Egitto e Sud Africa, già premiati da Stoccolma, e con l’unica eccezione del nigeriano Soyinka, vincitore nel lontano ’86, la letteratura africana, inteso proprio dell’Africa più nera, l’Africa più Africa, quella centrale, è stata finora per niente presa in considerazione per il Nobel, e se finalmente a Stoccolma vorranno sopperire a questa mancanza, Thiong’o è il candidato numero uno.

Adonis è un altro autore che a mio parere rischia tantissimo d’essere premiato. Le sue poesie mi hanno folgorato e personalmente farebbe molto piacere una sua vittoria. Il poeta siriano incarna la tensione attualissima tra Oriente e Occidente, la sua opera e il suo impegno fanno da ponte tra questi due mondi, annullano distanze e discriminazioni di differenze (vive in Francia da tanti anni). La sua vittoria, oltre che meritata, sarebbe abbastanza, come dire… attuale.

Subito dietro, tra i super favoriti, troviamo: il poeta sudcoreano Ko Un, il romanziere ungherese Laszlo Krasznahorkai, il drammmaturgo norvegese Jon Fosse, l’austriaco Peter Handke e infine un altro ungherese Peter Nadas.

3. MA A PARTE I SOLITI NOMI, CHI È DAVVERO IL FAVORITO?
Finora un pochino ci siamo esposti, dicendo di Adonis e Thiong’o. Inoltre, per probabilità statistica, anche secondo un po’ la logica dei numeri ritardatari al gioco del Lotto, Italia e Stati Uniti non vincono da troppo tempo, e quindi hanno geopoliticamente più opportunità.
Per gli USA però no Roth, no McCarthy, no De Lillo, forse un pochino Oates, ma a mio parere, e lo sostengo ormai da tempo, prima ancora che il suo nome venisse recentemente sbattuto sui giornali, a mio parere il vero possibile vincitore americano sarebbe Pynchon, di cui già avevamo parlato qui(link). Secondo alcuni, altri americani meno noti quotati sono Ursula Le Guin, Marilynne Robinson, Joan Didion e Lydia Davis.

Chi ha buone possibilità (vale il discorso fatto in precedenza sull’Africa) è quello che considero il vice di Thiong’o, vale a dire il somalo Nuruddin Farah. Insomma, potrebbe essere lui l’alternativa africana a Thiong’o.

Un altro che vedo ben quotato è John Banville. Lo scrittore irlandese è molto apprezzato da critica e lettori nel mondo, vincitore del Man Booker Prize e di numerosi altri premi letterari, i cui vincitori solitamente vengono poi seriamente presi in considerazione da Stoccolma e spesso premiati. La letteratura irlandese è sempre stata apprezzata dal Nobel, ben 4 gli irlandesi premiati, l’ultimo è stato Heaney nel ’95 (La carica degli irlandesi però è ben più vasta: oltre Banville, ci sono  Tóibín e Trevor)

Si faccia anche attenzione alla penisola iberica: Saramago nel ’98 per il Portogallo, Cela addirittura nel ’89 per la Spagna gli ultimi (sì Llosa nel 2010, vero, ma peruviano, spagnolo solo d’adozione). E allora si presti attenzione rispettivamente a Antunes da una parte, Marsé, Marias e Mendoza dall’altra.

4.L’ESERCITO DI TUTTI GLI ALTRI (dallo Sri Lanka all’Iran)
Facendo un ragionamento geopolitico più che letterario, quali paesi potrebbero essere premiati? Sovente l’Accademia ama scovare scrittori di nazioni dimenticate: il Trinidad di Naipaul, la Santa Lucia di Walcott, il Guatemala di Asturias. E allora quali nazioni potrebbero essere premiate per la prima volta? I nomi che si possono fare sono vari: l’Albania di Ismail Kadare (ottime chance secondo i bookmakers) , lo Sri Lanka di Michael Ondaatje, l’Iran di Mahmoud Dowlatabad, l’Olanda di Nooteboom, il Mozambico di Mia Couto, l’Estonia di Kaplinsky. Buone possibilità anche per l’argentino Cesar Aira, autore prolifico di circa settanta romanzi e apprezzatissimo in Sud America.

E gli altri? A prescindere dagli stati di appartenenza, questi i nomi degli altri che hanno buone possibilità: Oz, Yeoshua, Ishiguro, Todorov, Enquist, i norvegesi Askildsen e Knausgård, gli australiani Murnane e Murray, e ancora: Gass, Tamer, Zagajewski, El Saadawi, Cartarescu, Nolens, Ford, Muldoon, Stoppard, Kareva. 

Non abbiamo fatto il nome di gente come Grossman o Rushdie perché troppo noti e letti per gli standard del Nobel ultimamente.

5.CONCLUSIONI
Chissà se l’avevamo predetto! Non resta che attendere le ore 13 di giovedì.

 

SULLO STESSO ARGOMENTO LEGGI ANCHE:
– Negli archivi del Nobel alla Letteratura!

 Il grande dramma americano

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