Indagini e segreti tra Olanda e Svezia

“La donna che sembrava Greta Garbo”, di Maj Sjöwall e Tomas Ross

“Come reagiresti se venissi a sapere che nostra figlia ha recitato in film pornografici? E che ha lavorato come ragazza squillo, di tanto in tanto?”, chiede l’ex giornalista Peter Hill alla sua ex moglie in un passo de La donna che sembrava Greta Garbo, di  Maj Sjöwall e Tomas Ross.

Sebbene questa domanda venga posta relativamente tardi nella struttura narrativa del la-donna-che-sembrava-greta-garboromanzo, è attorno ad essa che ruota tutta la storia e non è difficile realizzare che il racconto delle rocambolesche e rischiose avventure vissute dallo stesso Peter Hill e dall’olandese Albert Kroonen alla ricerca della figlia di quest’ultimo, scomparsa e ricercata dalla giustizia svedese, non è che un pretesto per parlare di stili di vita che si confrontano, conflitti tra padri e figli e incontri di culture e idee.

Sarebbe stato facile, partendo dalle premesse iniziali – un padre che facendo zapping in televisione riconosce la propria figlia nell’attrice di un film porno – cadere in facili retoriche e cliché: gli autori invece gestiscono la trama sapientemente e senza azzardare giudizi di alcun tipo. La domanda iniziale potrebbe essere incalzata da un’altra: perché una ragazza di famiglia benestante, intelligente e circondata da affetto dovrebbe decidere, di punto in bianco, di scappare di casa e darsi ad una vita criminale? Albert Kroonen è convinto che sua figlia Christine, la donna che sembrava Greta Garbo del titolo, sia stata portata a questa scelta da cattive compagnie, non dubita che, inerme, sia stata sfruttata e ricattata. Ogni volta che Christine è descritta da un altro punto di vista, però, appare chiaro che lei è un soggetto senziente e ben consapevole delle conseguenze delle proprie azioni e nonostante si tratti di una criminale a tutti gli effetti; non può che suscitare simpatia nel lettore e affascinarlo con il piglio deciso con cui fa uso del suo libero arbitrio.

Oltre al confronto genitori/figli, un altro acceso tema del romanzo è l’incontro tra esponenti di classi sociali diverse: Albert Kroonen è l’esponente di un’alta borghesia agiata, conservatrice, velatamente maschilista; mentre Peter Hill, divorziato, giornalista e di idee socialiste, appare come la sua perfetta antitesi. È su queste differenze che Bo Wester, esponente dei Servizi Segreti e vero antagonista della storia insieme al marciume politico cui copre le spalle, insiste per mettere zizzania tra i due uomini, eppure a dispetto delle diverse visioni del mondo tra i due si instaurerà un legame di amicizia profondo e sincero.

Anche nel tratteggiare i personaggi secondari gli autori danno prova di saper uscire dagli schemi e rompere gli stereotipi: un caso fra tutti è quello di Heleen, moglie di Albert e madre di Christine. Quando viene informata da suo marito riguardo ai trascorsi della figlia, questi teme che la notizia possa provocare un mancamento nella moglie, mentre Heleen non batte ciglio e lo mette di fronte al dato di fatto che il marito non vuole accettare: Christine è adulta, la sua vita le appartiene. Non è il caso di moraleggiare sulle sue scelte, sembra quasi insinuare Heleen, che appare dunque ben più decisa e battagliera rispetto all’idea di donna inerme e ansiosa che i pensieri del marito su di lei avevano costruito nelle pagine precedenti.

La trama, pur serrata e ricca di azione e colpi di scena, fa quasi da sfondo all’interazione tra i personaggi e al quadro di una Stoccolma minuziosamente descritta sia nella sua realtà fisica che nelle abitudini dei suoi abitanti: La donna che sembrava Greta Garbo scava in un mondo di marciume politico e corruzione che spesso si ritiene inesistente nella perfetta Scandinavia. Questo aspetto è in linea con il lavoro portato avanti per anni da Maj Sjöwall insieme al defunto compagno Per Wahlöö nonostante il romanzo sia stato scritto in collaborazione con l’olandese Tomas Ross: anzi, i Paesi Bassi vengono inclusi nell’indagine attraverso la figura del politico Rüter e sono comunque presenti nella narrazione attraverso i ricordi e le abitudini dei Kroonen.

La lettura scorre veloce grazie ad uno stile dettagliato ma mai pedante, che culla lo sguardo di riga in riga fino alla conclusione: non si fatica a credere che chi l’ha scritto padroneggi il genere con maestria e sagacia.

 

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