Emma Cline, il caso letterario dell’anno

Le ragazze di Emma Cline rappresenta il caso letterario dell’anno: al confronto, l’ultimo libro di Harry Potter impallidisce, si nasconde in uno sgabuzzino buio e polveroso dall’odore di muffa e piangendo chiede cosa di male ha fatto nella vita. E solo il tempo saprà dire – i presupposti ci sono – se possa diventare anche il caso letterario e l’esordio… chissà, forse del decennio.

Emma Cline ha 27 anni e il suo libro, da poco edito in Italia da Einaudi, sta stupendo la critica mondiale. Negli Stati Uniti, e progressivamente ovunque il romanzo venga tradotto, s’alzano voci illustri a lodare il talento precoce di questa ragazza: dall’inglese Mark Haddon, l’autore del fortunato romanzo Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, all’americano Richard Ford (uno che le case di scommesse quotavano vincitore del Nobel con la stessa probabilità di gente come Cormac McCarthy, per intenderci), tutti si dicono sconvolti dal livello incredibile raggiunto da Emma Cline nel suo primo romanzo. In questo quadro introduttivo, si può capire con che curiosità mi sia accostato alla lettura de Le ragazze.

La vicenda principale, che si sviluppa attraverso i lunghi flashback della protagonista 81XKtzwxuML.jpgoggi, è incastonata in quel particolare clima culturale che era l’America del 1969. Guerra Fredda, Apollo 11, Vietnam e soprattutto Beat Generation, Hippy et similia. Proprio in una comunità che mai viene definita con un termine ma che potremmo, per intenderci, ben definire Hippy, la protagonista Evie, appena quattordicenne, crede di trovare il suo posto nel mondo: le incertezze esistenziali di una ragazza in sviluppo, che a breve si sarebbe trasferita in collegio, che non riesce a trovare rifugio e conferme in famiglia (i genitori separati da poco, troppo distanti da lei, superficiali, incapaci di comprenderla perché piegati su se stessi), sembrano trovare risposta attraverso ‘le ragazze’, Suzanne e le altre, tutte più grandi di lei. Alcol, droga, sesso e degrado, nessuna regola, nessuna legge a parte la venerazione incondizionata di tutte per Russel (anzi quasi sottomissione), questo trova Evie al ranch, dove la comunità ha sede. Suzanne diventa il suo equatore, il suo punto di riferimento; Evie è stregata da lei, dalla sua impenetrabilità, dalle sue contradizioni, una infatuazione platonica e anche carnale. Agli appassionati d’un certo genere musicale risuoneranno nella testa i versi di Leonard Cohen che canta ‘Suzanne’:

And you know that she’s half-crazy,
but that’s why you want to be there.
And you want to travel with her
and you want to travel blind
and you know that she will trust you
for you’ve touched her perfect body with your mind.

“Si lo sai che lei è pazza, ma per questo sei con lei,” per tradurla con le parole di De Andrè.
Se mi permetto questa digressione è esattamente perché attraverso i versi di Cohen si può ben cogliere il rapporto tra Suzanne e Evie. Chissà, forse il nome usato dalla Cline è esattamente una citazione.
Ma ben presto le cose prendono una piega inaspettata, Evie si trova in un vortice che la risucchia, impelagata in un gioco così più grande di lei, così feroce e spietato, anzi terribile e raccapricciante, da cui viene espulsa esattamente un attimo prima che tutto precipiti inesorabilmente.

Della trama non si può, a mio avviso, aggiungere altro (se proprio volete, la quarta di copertina è più esauriente di me), perché altrimenti farei un torto a chi voglia leggere questo romanzo.

Le ragazze s’inserisce perfettamente nella tradizione americana, combinando il pulp delle pagine sul ranch col Peter Cameron di Questo dolore un giorno ti sarà utile allorché viene trattato il rapporto di Evie con la famiglia e col mondo degli adulti. La scrittura della Cline è stata ritenuta da illustri recensori quasi inquietante, per il grado di perfezione che riesce a raggiungere: secca, asciutta, precisa e chirurgica, soprattutto immaginifica nella misura in cui riesce a parlare per immagini, a trasmettere sensazioni, colori, odori, quasi che ogni frase, per la dovizia e al tempo stesso per l’essenzialità di particolari delle descrizioni, fosse in realtà un fotogramma. Nulla è lasciato al caso, ogni cosa, con una minima pennellata, pochissime parole, anche solo un aggettivo, viene descritta perfettamente, al punto che nella mente del lettore si alternano immagini nitide che non sfociano dalla sua immaginazione, ma che si figurano da sole, necessariamente, data la scrittura con cui sono presentate. Un libro e un film insieme, e statene certi che non passerà molto che questo romanzo verrà trasposto s’una pellicola cinematografica. Ci metto la mano sul fuoco. Sarà inevitabile e doveroso.

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Emma Cline

La scrittura così precisa ed essenziale ha però spesso delle ripercussioni inattese – vuoi anche per via della tematica, del mondo freddo esso stesso che viene descritto: ovvero a volte traspare una certa freddezza; non si riesce ad entrare in empatia con la protagonista, le emozioni stentano ad arrivare al lettore, forse a causa del cinismo che permea l’atmosfera del romanzo. La smentita però avviene nelle pagine finali, dove l’evolversi della vicenda e anche l’evoluzione della protagonista riescono finalmente a coinvolgere l’emotività del lettore. Non a caso, accade che la scrittura turbinosa e ipnotica ti impedisce di interrompere la lettura, di svincolarti dalle pagine, eppure, quando riesci a chiudere il libro, non senti l’attrazione che ti spinge a riaprirlo, quel certo bisogno di sapere cosa sta accadendo alla protagonista, quell’affetto verso i personaggi; e tuttavia, quando finalmente riapri il libro, non riesci a staccartene di nuovo, non puoi ancora una volta farne a meno. Insolito prodigio, devo ammettere.

Ma insomma, a parte una narrazione che si allenta nel mezzo, l’ultima parte del romanzo diventa così accattivante che dalla metà in poi devi assolutamente finirlo, e il finale, di cui con una tecnica brillante la narrazione, nel corso del libro, ci lascia intuire e scoprire sempre più qualcosa, è la degna conclusione di un romanzo denso, feroce, cinico e al tempo stesso venato di una patina malinconica che di cui non è esente neanche uno dei personaggi.

Diversamente da quel che accade di solito, le lodi verso un fenomeno editoriale e verso un giovane autore promettente stavolta non sono spese invano. Il talento della Cline e la validità del suo romanzo, a cui continui a pensare anche dopo finito, come se ormai il suo gioco ha catturato anche te, sono innegabili. Non un romanzo perfetto, come ho letto da qualche parte: esiste la perfezione nell’arte? Dubito. È un romanzo con enormi pregi, con alcuni difetti – e grazie a Dio, se ne ha! la Cline è pur sempre una ragazza di 27 anni – ma che sicuramente, se siete curiosi e pronti per leggere una storia sicuramente forte e violenta, vale la pena di scoprire.

 

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