Siamo tutte Jo March

Volevamo essere Jo, di Emilia Marasco

Piccole donne è stato il primo libro da grandi che ho letto. Quando me l’hanno regalato ero un po’ scettica riguardo la mole di quel tomo fitto di parole e senza neanche un’immagine, ma sono bastati venti minuti di lettura per risucchiarmi completamente nel mondo delle sorelle March, per identificarmi con loro e sognare di essere parte del loro mondo.

L’ultimo libro di Emilia Marasco, Volevamo essere Jo, ha quindi catturato fin dal titolo la mia volevamo-essere-jo_copertinacuriosità: ovviamente anche io, mentre leggevo, volevo essere Jo March, la più intrigante delle quattro sorelle, e forse se sono la persona di oggi, qualcosa la devo anche al suo personaggio.

Il richiamo a Piccole donne è evidente fin dalle primissime pagine: è il giorno di Natale e le quattro amiche Silvia, Giovanna, Carla e Lara, eccezionalmente tutte insieme durante la festività, ricevono in regalo dalle loro madri quattro copie identiche del libro. Cominciano subito a leggere e – come biasimarle! – finiscono per dimenticarsi, ognuna a suo modo, di vivere, mangiare, essere gentili fino a che l’ultima pagina non è stata girata. Innamorate del libro, insieme decidono di portarlo in vita con giochi e attività ispirati a quelli delle giovani protagoniste: loro sono quattro come le sorelle March e possono interpretarne una per ciascuna… se solo non fosse che nessuna di loro aspira ad essere la pacata e saggia Meg, o la dolce Beth o la frizzante Amy: tutte vogliono essere Jo.

La salomonica decisione che sederà gli animi delle ragazze viene da Carla: saranno tutte Jo, una settimana per ciascuna. Settimana dopo settimana, le ragazzine organizzano le attività tipiche delle Piccole donne del romanzo: allestiscono bauli di travestimenti, commedie condominiali e un giornalino di palazzo. Siamo però nella Genova del 1977, non negli Stati Uniti dell’Ottocento, e il contesto sociale e storico in cui crescono le quattro ragazze non tarda a rivelarsi come un elemento fondamentale del romanzo.

La famiglia di Silvia e Giovanna viene più volte definita un clan, presieduto dalla matriarcale figura di nonna Santina. Nulla sfugge agli occhi attenti dei parenti e la loro sollecita attenzione nei confronti delle ragazze non tarda a svelare i suoi lati oscuri, soprattutto per la cupa Giovanna, forse la vera protagonista della storia e la più simile a Jo March tra le quattro ragazze: nella famiglia Masini non c’è spazio per ragazze come Jo, è molto meglio crescere simili a Meg.

Anche nelle famiglie di Carla e Lara le figure dominanti sono quelli femminili: la madre di Carla non ha mai smesso di lavorare per poter mantenere la sua indipendenza economica, mentre la madre di Lara è un’attivista femminista. Le ragazze e il lettore sono, dunque, circondati di stimoli, modelli di vita e storie diverse: fin troppi, forse, dato che la molteplicità di possibili spunti di riflessione e la brevità del romanzo non permettono di sviluppare al meglio tutte le situazioni che vengono accennate.

Quello su cui non è possibile avere fraintendimenti, però, è che le ragazze hanno le idee chiare, anzi, chiarissime: vogliono un futuro radioso, vogliono realizzare sogni di arte e d’amore senza rinunciare a nulla, vogliono essere indipendenti: vogliono essere Jo.

Ce la faranno? A questa domanda cerca di dare risposta la seconda parte del romanzo, ambientata a quasi trent’anni di distanza dalla prima. Le vite delle ragazze sono cambiate, i loro rapporti anche e forse anche i loro sogni: ma non è mai troppo tardi per intraprendere una strada nuova e cercare la felicità.

Il punto di forza del romanzo è la sapiente costruzione dei personaggi, dei loro rapporti e della loro crescita: ogni dialogo, ogni descrizione mette in luce le differenze nei loro caratteri e serve a plasmarle, a renderle vive e reali per il lettore. Anche quando si rincontrano le ragazze nella seconda parte, non si fatica a riconoscerle e la loro evoluzione sembra la più naturale e adeguata possibile: tuttavia, sarebbe forse stato molto interessante fare un salto nella loro adolescenza, vedere il momento in cui cambiano e si forma il nocciolo di quello che saranno in futuro. Invece questo compito è affidato alle ultime pagine della prima parte e il cambiamento arriva in fretta, senza approfondimenti e spiegazioni che avrebbero invece arricchito la percezione dei personaggi.

Attorno alle protagoniste viaggia un nugolo di altri personaggi: a partire da Edoardo, il Laurie del gruppo e l’unico maschio a cui si riserva una certa importanza, fino alle tre madri passando per i condomini del palazzo in cui le quattro ragazze vivono, tutti propongono un’esperienza, un modo di vivere e di affrontare il mondo.

La prosa della Marasco è minuziosa e scorrevole, nonostante alle volte pecchi di innaturalezza in certi dialoghi che appaiono ingessati. Il desiderio di arrivare fino all’ultima pagina per scoprire quello che succede alla quattro piccole grandi donne è però tale da sorvolare sulle imperfezioni: se avete amato il romanzo della Alcott, non riuscirete a staccare gli occhi da queste pagine.

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