Candide fantasie d’un italiano – Il nuovo libro di Desiati

Candore, Mario Desiati

– L’hai fatto con altri? Dimmelo, ti prego.
– Martino, mi fai paura, ma con chi dovrei tradirti? – le tremava il labbro, teneva il capo piegato, i capelli le coprivano il viso, la pelle che s’intravedeva luccicava come quella di una creatura aliena.
– Ti prego, se lo fai con un altro…
– Non ci credo, sospetti di me…
– Mi fai guardare?”

Aprire le pagine di Candore significa approcciarsi a qualcosa di completamente insolito, assurdo, stravagante, del tutto fuori dagli schemi e per questo geniale.
“Martino Bux è l’ultimo dei romantici”, come dichiara la quarta di copertina.
Entra per la prima volta in un cinema a luci rosse lo stesso giorno in cui viene scartato alla visita di leva, e d’allora s’innamora appassionatamente del mondo del porno.
Sì, è questo il fulcro delle vicende: Mario Desiati, con ironia e brio, scrive un romanzo che è un viaggio nel mondo della pornografia “privo di moralismo e morbosità”, anzi candido e pudico: dalle riviste e i cinema hard dei primi anni ’90 fino all’odierno contributo di internet, l’evoluzione del mondo culturale e industriale della pornografia procede parallelamente alle vicende, alla storia e all’involuzione del protagonista Martino, anzi ne diventa la direttiva, non v’è azione della sua vita che egli compia senza l’influenza della sua ossessione.
coverDalla Puglia si trasferisce a Roma per studiare in università, si iscrive a Lettere, ma all’unico esame che tenta di dare viene allontanato dall’aula perché intende sostenere un parallelismo tra Petrolio di Pasolini e i film di Rocco Siffredi, definito appunto il nuovo Pasolini.

Smette di frequentare le lezioni per frequentare locali discutibili, non riesce più a relazionarsi con le persone e soprattutto con le ragazze, da cui pretende un immediato “Ci sto” come avviene nei film che lui ama guardare, o che tenta di condurre, in modo grottesco e comico, in un cinema a luci rosse come primo appuntamento.
Le relazioni e l’amore diventano liquide, esattamente come teorizza Bauman; quando la compagna lo molla, lui le confessa che s’era innamorato di lei solo perché assomigliava a una nota attrice pornografica.
La vita si consuma e il coraggio lascia il posto all’apatia. “L’involuzione a volte è solo una momentanea mancanza di coraggio” ammetterà lui stesso. La realtà si trasforma in “sogni di pixel”, si deforma, conduce alla solitudine, al degrado.

“Col tempo la mia attitudine solitaria diventò stagnante, non c’era essere vivente che incontrassi, uomo, donna, animale, che non facesse parte dei miei film mentali, sempre pornografici, sempre sul crinale della passione che avevo in quel momento.”
“Fino a quel giorno ci avevo anche riso sopra, ma adesso mi sembrava che non esistesse più riscatto”

Col tempo il suo amore per le donne, come lui lo definisce, e la sua passione smodata per il porno si trasformano in un’ossessione, e gli effetti sulla sua vita oscilleranno tra l’ironia e lo squallore. E così si precipita verso il finale della storia, fino al fulmen in clausula dell’ultima frase, che rasenta la genialità più brillante.

Così assurdo da essere attualissimo e reale, perché tratta di una realtà assurda per davvero, il romanzo di Desiati scoperchia un mondo sommerso, per molti scomodo e indecente, che nella realtà dei fatti ormai domina latente la cultura occidentale.

Attraverso una storia divertentissima, ma al tempo stesso per alcuni tratti anche cruda e cinica, Desiati compie un’importantissima – e coraggiosa per il panorama letterario italiano – azione, portare allo scoperto quello che il pudore tende a sottrarre alla vista: un mondo che non si limita alle clip o al materiale iconico e cibernetico, ma che investe la società con forza impetuosa, che pragmaticamente si traduce come effetto diretto o indiretto in locali notturni come il Blubelle del romanzo, nella prostituzione e nella criminalità ad essi connessa, e, al di là della dimensione legale, si traduce inoltre in una subcultura invadente.
La cultura pornografica influenza i rapporti, le relazioni, e non solo, ha influenza anche in ambiti a cui a primo acchito non penseremmo, finanche la misura del tempo, il senso dell’attesa e della pazienza. Per non parlare della riduzione mercificatrice delle peculiarità femminili a categorie scientifiche, come se il colore dei capelli di una donna equivalga al colore della buccia di una mela, e così come ci siano le golden, le red delicious, o le granny, ci debbano essere anche Brunette, Blonde, Redheads, ecc.

“La tassonomia era rigorosa, i pornografi divennero per incanto accurati come i botanici del medioevo, catalogatori e didascalici, perché cercavano di dare a ogni perversione un nome, a ogni ossessione una categoria, e a ognuna di esse un dominio internet”

Tutto ciò diventa evidente e chiaro solo attraverso la lettura di questo romanzo, attraverso l’effetto che l’ossessione di Martino ha sulla sua vita fino a farlo precipitare in un vortice. Ma Candore è anche uno spaccato di una porzione d’estrema contraddittorietà della società italiana, una critica più o meno velata alla “specie peggiore, l’italiano che vende la donna e bacia la croce.”
Dice infatti un ambiguo personaggio di passaggio: “Se scoprono che lavoro coi porno me mannano pe’ stracci, ‘sto paese de’ furfanti te perdona tutto, ma non de fa’ annusa’ la f…”

Candore è un romanzo geniale e potente in tutti i sensi, non solo per quello che racconta ma per come lo racconta, all’interno di una tradizione letteraria che vede in Pornografia di Gombrowicz o in Censura e Pornografia di Coetzee, così come nella tradizione giapponese delle ‘morbose fantasie’, audaci e illustri esponenti.

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