Nel suo nuovo libro, D’Avenia racconta come Leopardi può salvare la vita

L’arte di essere fragili – Alessandro D’Avenia
(Mondadori)

Fu un cacciatore di bellezza, intesa come pienezza che si mostra nelle cose di tutti i giorni a chi sa coglierne gli indizi, e cercò di darle spazio con le sue parole, per rendere feconda e felice una vita costellata di imperfezioni.cover

È così che Alessandro D’Avenia – il professore di lettere più noto e più amato dagli italiani – presenta il suo “Giacomo”, un Leopardi molto differente da quello che spesso viene presentato fra i banchi di scuola e a cui si pensa immediatamente nel recitare qualche verso de L’infinito o de Il passero solitario. Nonostante, infatti, il più delle volte si associ al poeta di Recanati una visione pessimistica dell’esistenza e del rapporto fra uomo e natura, secondo l’autore di questo lungo dialogo a tu per tu con l’intellettuale dell’Ottocento, c’è ben altro della sua figura da tenere in considerazione e che, come suggerisce il sottotitolo, può addirittura salvare la vita.

Così, argomento dopo argomento, ne L’arte di essere fragili vengono riportati dei passi più o meno noti de Lo Zibaldone o dei Pensieri, dei componimenti in versi e perfino delle lettere a Pietro Giordani, che hanno in comune il tentativo di ricostruire la visione leopardiana del senso della vita e dell’aspirazione a una felicità seppure temporanea. D’Avenia commenta in maniera puntuale il pensiero del letterato e gli parla come se lo conoscesse da sempre, tanto da amico quanto da compagno di viaggio e di sensazioni, facendo emergere in questo modo una continua riflessione su macrotemi di carattere filosofico, che nel contempo sono strettamente collegati alla quotidianità di chiunque: chi siamo, perché ci ostiniamo a sperare, cosa significa crescere, a che serve essere feriti, in cosa consiste la libertà, come possiamo definire l’amore, dove sta il destino e in quale maniera possiamo riparare noi stessi, per esempio.

alexSe però, da un lato, i contenuti sono di uno spessore notevole, dall’altro lato lo stile della narrazione è scorrevole e semplice da comprendere. Non a caso, l’autore non ha l’obiettivo di sbalordire o di risultare impeccabile, anzi, mira soprattutto ad arrivare dritto al cuore di chi legge, senza eccessivi fronzoli e costruzioni complesse: “quando racconto di Leopardi in classe vedo gli occhi dei ragazzi che brillano, è un poeta che lascia il segno, che detta curiosità”, commenta al riguardo, spiegando in questo modo di essersi cimentato con quest’opera per svecchiare un’opinione collettiva poco appassionata al poeta e per rispolverarne il fascino immortale.

Naturalmente, ad affiancare un così attento lavoro di rielaborazione ci sono anche spiegazioni approfondite di liriche fra le più conosciute, quali Alla luna o La Ginestra, e dialoghi particolarmente intensi delle Operette Morali, attraverso cui viene sottolineato che nel concludere una lettura simile non si annulleranno le fragilità e le brutture con le quali abbiamo forzatamente a che fare nel corso degli anni e delle esperienze affrontate. Nessun artista, infatti, e nemmeno il più capace, può cancellarle dal nostro orizzonte; quel che ha il dovere di fare, tuttavia, è ricordare quanto la vita sia “un’appassionante esplorazione delle possibilitàda trasformare “in nutrimento, anche quando la realtà sembra sbarrarci la strada”.

Non c’è altro modo di sopravvivere, tanto D’Avenia quanto Leopardi ne sono consapevoli e non ci pensano due volte a dirlo a gran voce.

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