Sepúlveda racconta la fine della storia del personaggio Juan Belmonte

La fine della storia – Luis Sepúlveda
(Guanda)

Copertina SepulvedaIl Luis Sepúlveda arrivato nelle librerie nel novembre del 2016 è molto diverso dallo scrittore della gabbianella e il gatto, della lumaca e del rospo, o del cane e del bambino a cui molti suoi lettori affezionati sono stati abituati negli ultimi decenni: la storia che viene raccontata fra le nuove pagine dell’autore cileno, infatti, appartiene a una dimensione più storica che fantastica, più realistica che surreale e più cruda che temperata, a dispetto delle pubblicazioni per le quali forse lo scrittore è più noto in Italia.

Il romanzo, questa volta, è prima di tutto una fine. Lo spiega il titolo stesso, si tratta di conclusione vera e propria. Di che cosa? Della vicenda di Juan Belmonte, che comincia molto prima della pagina iniziale del volume e che nel corso della lettura si svela lentamente nella sua interezza.

Nel momento in cui si apre la storia, non a caso, il protagonista cileno vive a due passi dal mare e dalla campagna con la moglie Verónica, che per scelta non proferisce più parola da quando è stata violentata a Villa Grimaldi, durante gli stermini della dittatura di Pinochet. Nonostante sia stato in prima fila nella lotta contro quest’ultimo e contro il suo regime, Belmonte ha smesso ormai da tempo di intervenire in prima persona e, anzi, nutre dei sentimenti di profonda disillusione nei confronti di qualunque partecipazione attiva alle difficoltà politiche del presente. A questo punto, però, il libro prende a collegare momenti storici e luoghi del mondo lontanissimi fra loro intrecciandoli in una maniera impeccabile, perché l’ex guerrigliero si ritrova quasi costretto a riprendere in mano le armi pur di contrastare le intenzioni di Miša Krasnov e dei suoi mercenari. Il criminale, infatti, che discende da una famiglia di cosacchi e che era stato ufficiale dell’esercito al servizio dello stesso Pinochet, è evaso dal carcere ed è più pericoloso di sempre.

luis-sepulvedaCosì, Belmonte decide di chiudere tutti i conti rimasti in sospeso attraverso un’ultima guerra, ora per lo più invisibile e giocata con le parole: quelle riferite alla persona sbagliata, quelle non pronunciate, quelle capite in ritardo e quelle, invece, sentite troppo presto. Sepúlveda si fa portavoce della fine di questa storia con un’opera che non tradisce il suo stile tradizionalmente immediato, vicino alla parlata dell’essere umano comune, e che però adesso insegna una o più lezioni di vita non più attraverso allegorie dai dialoghi eterei, bensì mediante descrizioni, lettere e capitoli in cui il bisogno di riscatto è evidente e al cui interno spesso non esistono mezzi termini per raccontare determinate dinamiche.

L’effetto finale, dunque, consiste in un dirompente intreccio di realtà e di finzione, in cui anche i personaggi che rimangono sullo sfondo riescono a dare un tocco affascinante agli intrighi che si susseguono e a ricostruire lo spaccato di un’epoca con precisione e vivacità. “L’ombra di ciò che abbiamo fatto e siamo stati ci perseguita con la tenacia di una maledizione”, è il messaggio che sembra celarsi nel nucleo più profondo dell’opera e al di là dei singoli colpi di scena, ma è proprio grazie a questa nefasta persecuzione che milioni di lettori curiosi hanno ora accesso all’esistenza di Belmonte, il quale pur nella traduzione italiana a cura dell’eccellente Ilide Carmignani si distingue per il carisma e per i molti punti in comune con l’autore stesso, in una “fine della storia” in grado di sorprendere qualunque lettore, nessuno escluso.

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2 thoughts on “Sepúlveda racconta la fine della storia del personaggio Juan Belmonte

  1. Cara, scusami per il ritardo, ho notato il commento solo adesso!
    Chissà se nel frattempo hai letto il libro… ☺️ Se sì, facci sapere cosa ne hai pensato e se ha soddisfatto le tue aspettative. Grazie per aver dedicato del tempo alla recensione, ti aspettiamo sempre qui!

    Mi piace

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