“La mappa”, il romanzo che non ha vinto il Premio Campiello ma che ha conquistato la critica

La mappa – Vittorio Giacopini
(Il Saggiatore)

mappaLa mappa si porta addosso l’etichetta di romanzo storico, anche se la sua forma non assomiglia affatto a quanto ci si aspetta di solito da questo genere letterario. Lo stile, infatti, sembra essere stato preso in prestito da altri tempi; e così le metafore, i colori della natura, le battute dei personaggi, i loro indumenti e le loro case.

Eppure, non c’è niente di già sentito né di (ri)costruito, nelle tre parti che compongono la narrazione: i protagonisti sono totalmente inediti, l’ambientazione è innovativa e l’intero intreccio è disseminato di delicati ammiccamenti ai lettori più attenti.


La spiccata originalità e il sapiente allontanamento dalla mera successione cronologica di fatti già noti sono, pertanto, i concetti-chiave che contraddistinguono gli avvenimenti.
A srotolare il fil rouge della vicenda è un Napoleone Bonaparte impegnato nella Campagna d’Italia, al cui fianco appare una figura molto meno nota nelle pagine dei manuali, ovvero quella di un ingegnere e cartografo di nome Serge Victor. L’uno ha bisogno di una mappa affidabile su cui fare riferimento, da sfilacciare e tessere in modo nuovo sulla base di ogni progressiva conquista; l’altro riceve gli ordini direttamente dal Generale e li esegue da bravo figlio dell’Illuminismo, sebbene nel frattempo incantato da un vero e proprio “doppio della ragione”, la maga Zoraide.

vittorio-romaIn quale maniera interagiscono personalità dagli obiettivi tanto diversi e capaci in ogni momento di stupire e di lasciarsi a propria volta sorprendere dal corso degli eventi?
Attorno a questa domanda ruota un intero universo immaginifico, che attinge alla tradizione Occidentale e alla cultura francese per certi versi, pur galleggiando in un particolare limbo che tutto accoglie e nulla esclude, e la cui paternità è interamente da attribuire all’aggraziata penna di uno scrittore (e non di uno storico) che racconta “il rovescio degli avvenimenti, quello che la storia non fa vedere“, come ricorda Chateaubriand in apertura di opera attraverso una citazione.

Probabilmente è stata proprio la veste insolita di questa novità editoriale ad avere fatto la differenza per la Giuria dei Trecento Lettori che ha selezionato cinque testi per la fase finale del Premio Campiello 2015, includendo fra gli altri anche la pubblicazione di Vittorio Giacopini. Il verdetto finale non ha poi favorito il Nostro, sebbene gli apprezzamenti della critica e delle classifiche di vendita siano stati fin da subito un riconoscimento più che vittorioso. Riscoprendo il periodo a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo, infatti, si fanno i conti non solo con una società apparentemente lontana dalla nostra, ma anche con un ventaglio di dinamiche relazionali e di pulsioni umane appartenenti a uomini e donne di ogni tempo.

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