Gli effetti de “La Grande Bellezza” sulla gente

Ore 20.30, un gruppo di amici si riunisce a casa di Angelo (detto anche il Sassofonista, anche se nella sua vita ha suonato soltanto il citofono e con scarsi risultati) per mangiare una pizza e bere una birra davanti a un film. Aspettando la pizza, parte il “totofilm”: tutti propongono un titolo. Fabrizio urla“Vediamoci Wolverine!”, ma l’ululato sonoro del resto della banda gli fa cambiare idea. Poi c’è Marina che cerca da anni di appioppare la Corazzata Potemkin a qualcuno di buon cuore che se lo veda con lei; nessuno la considera perché la Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca, per citare un grand’uomo. Angelo, padrone di casa e uomo di polso, non si fa scoraggiare dalle opinioni divergenti e per non scontentare nessuno propone una commedia romantica. Tutti gli fanno una pernacchia talmente sonora che il Sassofonista improvvisamente si ricorda perché lo chiamano così, quindi tace e lascia il gioco con la restante dignità appesa a un filo. Nicola tace e osserva il gioco andare avanti, come solo un grande giocatore di poker saprebbe fare. Infine Camilla alza il braccio in segno di vittoria e dice: “Ragazzi, ci possiamo vedere la Grande Bellezza”. Silenzio di valutazione da parte degli altri; è difficile esprimere un giudizio. Dire di no è da pazzi, è un film acculturato e non abbastanza pesante come la Corazzata Potemkin per giustificare una vera obiezione; in più, è il film che se te lo vedi e lo capisci ti guadagni la stima eterna di tutto il gruppo di amici e il caffè pagato per i prossimi sei mesi. Tutti sentono una scarica di adrenalina all’idea della sottomissione psicologica degli altri cinque. Così i sei accettano, e la Grande Bellezza comincia.

“A questa domanda, da ragazzi, i miei amici davano sempre la stessa risposta: “La fessa””. Neanche è cominciato il film, e già il Sassofonista e Fabrizio si alzano commossi battendo le mani, abbracciandosi l’un l’altro, cose che non si vedevano dal lontano 2006 all’urlo di “Andiamo a Berlino!”. Nicola ridacchia sotto i baffi, mentre Camilla mormora “Non ci capite mai un cazzo” con fare di superiorità, mentre Marina guarda imbarazzata lo schermo come se gliela avessero fatta vedere per la prima volta, la fessa. Poi Jep se ne esce con la sviolinata dell’odore delle case dei vecchi e a Marina ritornano dieci anni di vita, mentre il Sassofonista e Fabrizio si siedono delusi e sconfitti. Quando Jep comincia a inveire contro l’artista che si mangia le vibrazioni c’è un momento di rinvigorimento generale: Marina si stizzisce più del solito e si alza con la scusa di prendere una birra, mormorando tra sé e sé “’Sta gente non capisce manco l’arte e vuole fa’ l’arte”, indispettita come se Jep Gambardella l’avesse schiaffeggiata pubblicamente.

Il film scorre placido e lento tra fotografie e dialoghi, dialoghi e fotografie, frasi ad effetto di Jep Gambardella; Marina è tra lo sconcertato e l’annoiato, non sa se è lei scema o è il film che fa clamorosamente schifo, ma non dice niente perché il suo costume sociale le impone di farsi piacere le cose che non capisce. Il Sassofonista e Fabrizio si son trovati compari nella disgrazia: ridono per le stesse cose, che non fanno ridere nessun’altro dei presenti, e si scambiano sguardi di compassione l’un l’altro all’ennesima immagine di Roma alle luci dell’alba. “Bella e cara Roma, ma non si poteva fare una panoramica dello Stadio?” prova a un certo punto ad accennare Fabrizio, in cerca di complicità da parte del gruppo; ma trova un muro di gomma talmente spesso che l’imbarazzo gli rimbalza addosso e si sente un idiota anche sol per aver pensato di proferir parola. Angelo però è compassionevole e gli dà una pacca sulla spalla: il suo sguardo sembra dire: “Tieni duro amico, mancano solo sette ore e cinquantasei minuti alla fine della pellicola; ne usciremo vittoriosi!”. Fabrizio si commuove e ritorna a guardare il film come un condannato.

Infine, e non senza un certo sforzo, il nostro gruppo è arrivato alla fine dell’avventura: Angelo si guarda intorno spaesato e confuso, con problemi di memoria, non sa dove si trova né che giorno è; Fabrizio è entrato in uno stato di trance nel quale continua a ripetere alcune parole del film, è convinto di essere Jep e quando va in bagno si dice da solo che non vuole solo essere il re delle partite di calcetto, ma che vuole avere il potere di farle fallire; Marina ogni tanto si scambia delle occhiate compiaciute con Camilla, si propone di organizzare altre serate a tema Sorrentino, cita Fellini in continuazione e intimamente si odia perché non ha accettato la proposta di vedere la commedia romantica. Camilla è commossa fino alle lacrime da due ore e mezzo, non smette di singhiozzare, e nessuno ha capito se piange perché le è piaciuto o se piange perché le sta venendo un attacco di panico dovuto alla lunghezza eccessiva della pellicola. Ancora inerme, Nicola ha finalmente finito la pizza, alle prime luci dell’alba e dopo sei ore di film.

Tutti osservano la mitica suora nana avanzare, attiva e in salute come la malaria, si sente in sottofondo parlare Jep: “Sparuti sprazzi di bellezza”, dice Gambardella. Coma cerebrale di Marina, Fabrizio e il Sassofonista contemporaneamente; a Marina scende una lacrima silenziosa sul viso, è disperata e non sa che fare, vorrebbe chiamare la mamma e dirle che le dispiace di tutto, vorrebbe tornare al paesello a fare l’affilatrice di coltelli. Fabrizio, invece, colto da un’isteria momentanea, urla: “Che magnifica allitterazione Camilla, che magnifica allitterazione!”, correndo vicino all’amica, prendendola per le spalle e scuotendola. La sua soddisfazione è senza pari, e questo non perché nutra particolare amore per la figura retorica in questione, ma perché erano dieci anni che sperava di poter usare quella parola in una frase, rivendicando così la sua cultura. Angelo, infine, cerca di superare l’imbarazzo cocente: avanza quindi un sorrisino compiaciuto, di chi sta per dire una cosa a suo dire intelligente, ed esclama: “Ma che è, uno scioglilingua? Fabrì, ja, ripeti: sparuti-sprazzi-sprazzi-sparuti!”, ma nessuno lo caga e lui torna a dondolarsi sul posto, in segno di spaesamento.

Finalmente però il film finisce, tutti sono liberi di andare a dormire; peccato però che il film sia durato mezza giornata, e quindi sono appena in tempo per correre tutti a lavoro. Marina simula dei sintomi da raffreddore, con una performance da attrice degna della mangiatrice di vibrazioni, e se ne esce barcollando e piangendo. Angelo e Fabrizio hanno lo sguardo di chi esce da una dose di eroina che però gli è presa malissimo, quindi Fabrizio chiama il capo dicendogli che non andrà a lavoro. Si stiracchia in segno di stanchezza e fa un cenno ad Angelo: “Sasso, io uso il tuo letto un paio d’ore, non mi di’ niente, nun c’a facc”, ma il Sassofonista lo ferma prontamente: “Prima mi aiuti a pulire ‘sto schifo”. Anche Camilla sente un moto di pietà e, quasi per un senso di colpa, si mette a pulire insieme a loro. Mentre Angelo inizia a spolverare si accorge che qualcuno manca all’appello, e urla a Camilla che è dall’altro lato della casa: “Ma dove è finito Nicola?”. Nicola è nel bagno di casa da quando è finito il film; ha chiuso la porta a chiave e si è accasciato alla porta, sbalordito e confuso da quello che ha appena visto. Quando finalmente esce ha uno sguardo malinconico e malandato. Il Sassofonista lo guarda e si preoccupa: “Ma tutto a posto?”, e Nicola risponde: “La settimana prossima ci vediamo Le Conseguenze dell’amore”.

Nessuno ha più chiamato Nicola per le serate di pizza, birra e film; ha avuto il potere di farle fallire.

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4 thoughts on “Gli effetti de “La Grande Bellezza” sulla gente

  1. Dissacrare film, opere d’arte, istituzioni sembra diventato lo sport nazionale di questo Paese. Dire che una cosa palesemente eccellente ci fa schifo e in realtà non è niente di che ci fa sentire molto potenti e un po’ meno inadeguati ma tant’è…

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    1. Cara lettrice, anzitutto la ringrazio per aver letto sino in fondo questo articolo e aver mostrato, seppure in senso lato, un vero interesse per esso. Sono la prima ammiratrice dei lavori di Sorrentino, e amante smisurata de “La Grande Bellezza”; ritengo che una delle più sincere forme di amore verso qualcuno/qualcosa sia anche la presa in giro: sarebbe in effetti noioso se tutti ci amassimo con educazione e continuo ossequio. Ma tant’è, tutti si amano e ammirano l’arte in maniera diversa, e a me dispiace veramente molto che non si sia compreso l’intento ultimo del mio brano, umilissimo tentativo (evidentemente mal riuscito) di deridere un po’ le reazioni della gente a quel film. In più, le svelo un segreto personale, scrivere questo brano è stata anche una scusa in più per vedermi questo film per la forse decima volta.
      Guernica

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