Quando a leggere “l’Arte di Correre” è un asmatico

La settimana scorsa avevamo lasciato Nicola in bagno, accasciato e un po’ confuso dopo la visione de “la Grande Bellezza” (per chi se lo fosse perso, ecco il link: Gli effetti della grande bellezza sulla gente). Quello che però ci è sembrato un personaggio schifo, flemmatico ed enigmatico ai limiti dell’antipatia, nasconde in realtà ben più profonde sfaccettature e sfumature.
Insomma, anche Nicola merita lo spazio di un vero protagonista. Ma cosa potrà mai far meritare a Nicola un tale lustro? La verità è che Nicola sogna da ormai trent’anni di fare lo scrittore. Sogno che resta un segreto molto geloso e nascosto, anche perché Nicola è bravo sì a scrivere, ma non ha mai avuto tantissime idee. Poi, un giorno, improvvisamente e prepotentemente come tutte le più belle cose: l’ispirazione della vita.

Stava leggendo “L’Arte di Correre” di Murakami Haruki, e ha avuto il bagliore neanche dopo le prime due pagine: “Scriverò anche io un resoconto delle mie esperienze sportive!”. Nicola è eccitatissimo, non si riesce a contenere. “Domani mattina comincio”, si è detto sorridente e convinto.

L’unico problema è che Nicola è asmatico. Per descrivere meglio il problema in termini squisitamente non tecnici, basti pensare che Nicola usa sempre l’ascensore quando deve salire a casa sua: lui vive in un condominio di dieci piani, casa sua è al secondo. Ma Nicola, va detto, venderebbe sua madre pur di riuscire a pubblicare qualcosa. Così, prima di andare a dormire, Nicola prepara un piccolo elenco; ogni punto ha come titolo “Giorno 1”, “Giorno 2”, e così via fino al settimo giorno. In teoria, Murakami lo sa, ci vorrebbero anni ed anni per stilare un vero diario della corsa. Ma Nicola il tempo non lo tiene, perché sono trent’anni che aspetta il successo e adesso basta, una settimana deve bastare all’ispirazione.

“Giorno 1”: Nicola si sveglia prestissimo la mattina, anche perché si ricorda improvvisamente che non ha niente da mettere per correre. Infine, dopo un’ora di ricerca, riesce a recuperare solo una vecchia calzamaglia e una maglietta de I magicanti e i tre elementi mezza strappata. Esce così vestito che è ancora buio, nella speranza che nessuno lo scambi per un rapinatore o uno stupratore. Ma non avrebbero il tempo di vederlo, perché nel giro di cinque minuti Nicola già ansima: non ha finito di percorrere neanche tutto il parchetto che si trova sotto il suo palazzo. Torna indietro, un po’ sconfitto e un po’ contento di non dover sfoggiare ulteriormente quell’outfit pietoso. Domani andrà sicuramente meglio.

“Giorno 2”: il pomeriggio prima aveva comprato dei pantaloncini adatti: esce di casa con molta più energia del giorno precedente, e infatti supera brillantemente il parchetto sotto casa. Corre abbastanza lentamente ma riesce a tenere il ritmo per i primi dieci minuti; non c’è nessuno per la strada, tranne un simpaticissimo cane alla fine della via. Nicola però continua a correre proprio verso il carinissimo cagnolino.Un cagnolino che si rivela essere sempre più un cagnolone, mano a mano che Nicola si avvicina: e più lui si fa vicino, meno il cane sembra essere simpatico e amichevole. Comincia a ringhiare leggermente, poi abbaia a squarciagola, poi ringhia e abbaia insieme. Nicola si fa vicino, e anche l’ansia comincia a prenderlo: prima che possa rendersene conto è sudatissimo, non sa bene se per colpa del cane o del fatto che correre lo uccide.

Prima che il cane tenti di assaggiarlo per colazione, Nicola abbandona ogni tentativo di avvicinamento e fa retromarcia con grande dignità. Domani sarà meglio.

“Giorno 3”: oggi Nicola si è svegliato con più calma, nella speranza di trovare qualcuno che lo possa potenzialmente difendere da qualche cane rabbioso. In più, ha preso le cuffie per ascoltare la musica e distrarsi dal dolore al petto e alle gambe. Come dice il libro: “Il dolore non si può evitare, ma la sofferenza è opzionale”. Comincia quindi a correre e supera, per la seconda volta di fila, il parchetto sotto casa. Incontra qualche persona in più in procinto di aprire i negozi, qualche ragazzino in cammino verso la fermata dell’autobus.Già, l’autobus: Nicola non aveva minimamente pensato all’eventualità che, svegliandosi più tardi, ci sarebbero state molte più macchine. Il problema si fa pesante dopo ben quindici minuti di corsa, a seguito dei quali Nicola è quasi sul punto di sputare un polmone: fare la gincana tra macchine e autobus, sudando e respirando gas di scarico, non è il massimo. La sofferenza sarà opzionale, ma l’asma è una brutta gatta da pelare.

“Giorno 4”: Nicola comincia a fare i giri del parchetto sotto casa in maniera monotona e vorticosa, ma anche in questo caso i polmoni non lo aiutano nell’ardua impresa. Si sforza per tenere il ritmo e, nel farlo, suda tantissimo. L’apice dell’imbarazzo lo raggiunge quando la vecchietta del terzo piano si affaccia dal balcone per urlargli: “Se continui a girare un altro po’ in tondo vomiti!”. Così Nicola se ne torna a casa con l’anima che se ne è andata diluita col sudore.

“Giorno 5”: Nicola non scende di casa perché ha la febbre. Questa è la scusa che ha raccontato a Marina, che l’ha chiamato in preda alla preoccupazione perché sono quattro giorni che non si fa né vedere né sentire. “Sto iniziando a correre ma un’ora ogni mattina è davvero tosta”, mente spudoratamente al telefono con l’amica, la quale non sembra credergli neanche per farlo contento. Nicola se ne accorge, si indispettisce, e annuncia che il giorno dopo sarebbero andati a correre insieme, lui e lei: “Così vedi coi tuoi occhi che il mio progetto sta prendendo forma”.

“Giorno 6”: Marina e Nicola si ritrovano fuori casa di lui per correre insieme. Marina avrà tanti difetti, ma è molto sportiva: non c’è da sorprendersi quindi che lei inizi a correre ad un ritmo estremamente più sostenuto di quello che Nicola è capace di tenere; inizialmente Nicola finge una grande sicumera, che però dura fin quando, dopo i primi dieci minuti, non riesce neanche più a vedere dove stava andando: la vista gli si appanna per la stanchezza e per un momento crede di vedere la Madonna. Si ferma in preda al panico, riprendendo fiato come se lo stessero affogando e allungando le mani verso Marina in segno di resa. “Però non dire agli altri che faccio così schifo”, supplica infine all’amica mentre tornano a casa passeggiando.

“Giorno 7”: Nicola ha notato che nel libro di Murakami ci sono un sacco di foto di lui durante le sue gare. Allora tanto vale partire da quelle: Nicola esce di casa la mattina presto, in tenuta da vero runner e con la Reflex: si scatta tantissime foto diverse, anche con lo scatto automatico mentre si produce in performance di corsette altamente fotogeniche. Si ritira a casa soddisfatto per la prima volta da una settimana.

Adesso le foto da mettere nel “diario” le ha. Per il resto c’è sempre tempo, tanto per correre non c’è mica bisogno di fare chissà che.

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