A ciascuno il suo: libri, segnalibri e psicosi da lettore

Il lettore è una creatura estremamente misteriosa. Ogni appartenente alla categoria ha delle peculiarità individuali, certo, ci sono quelli che leggono qualsiasi cosa e quelli che si dedicano esclusivamente ai classici o alle ultime uscite, quelli che leggono ovunque, anche in bagno o al semaforo, e quelli che per leggere hanno bisogno di precise e imprescindibili condizioni ambientali e sonore.

Io appartengo alla categoria dei lettori onnivori, quelli che leggono di tutto e dappertutto e che, soprattutto, leggono fino a cinque o sei libri contemporaneamente e una delle più grandi manie con cui combatto ogni giorno è quella dei segnalibri.

Quando si leggono più libri insieme ogni modo di segnare le pagine assume un preciso significato e nella mia onorata carriera di lettrice e collezionista di segnalibri sono riuscita ad individuarne alcune categorie.

Prima di tutto, ci sono i segnalibri regalo. Li chiamo così perché sono quelli che tipicamente bisogna acquistare per entrarne in possesso e che costituiscono una tanto comoda soluzione per i souvenir dell’ultimo minuto, per i ricordini e per le bomboniere. Assumono le forme più disparate e sono fatti dei materiali più strani: legno, stoffa, nastro; sono ornati da nappe, figurine in metallo, lustrini, riproduzioni di quadri famosi e sono tipicamente tanto belli quanto facili a rovinarsi. Da usarsi preferibilmente per i libri da comodino, quelli belli ma impegnativi che vogliamo leggere con tutte le nostre forze ma cui non riusciamo a dedicare più che qualche minuto prima di andare a dormire. Così la dignità del segnalibro regalo sarà preservata e al contempo lo salveremo dalla distruzione sul fondo di qualche zainetto.

A una categoria diversa appartengono i segnalibri omaggio: rettangoli di carta più o meno esteticamente attraenti che pubblicizzano ogni sorta di eventi, da rassegne di poesia a pubblicazioni di testi scadenti passando per manifestazioni che con la lettura hanno poco o niente a che fare. Procurarseli è estremamente facile, si trova gente ansiosa di distribuirne la più grande quantità possibile praticamente ad ogni angolo di strada. Per una misteriosa legge di natura, più sono antiestetici e brutti e meno tendono ad andare perduti, sono sempre i primi che capitano sottomano quando si cerca disperatamente un segnalibro e non lo si trova da nessuna parte. Io li uso infatti per i libri flash, quelli che voglio leggere da tanto tempo ma senza una vera risoluzione a farlo e che mi decido a prendere in mano in momenti più o meno random (per lo più mentre dovrei invece studiare): placato l’improvviso bisogno di lettura, la pagina va segnata con il primo segnalibro utile per poter ritornare a svolgere attività socialmente accettate e i segnalibri omaggio sono sempre in prima linea per svolgere questo difficile compito.

Una speciale categoria di segnalibri omaggio è quella dei segnalibri storici: sono semplici rettangoli di carta che pubblicizzano eventi o contengono poesie, però sono legati a momenti che hanno un particolare valore affettivo e richiamano in noi ricordi felici, quindi appaiono più belli di tutti gli altri. Si prestano bene a segnare le pagine di quei tascabili che ci portiamo dietro ovunque, in treno, alla posta e all’Università: nello svolgere il compito restano sempre un po’ ammaccati, ma ne acquistano in esperienza e questo non ce li rende più brutti. Per imperscrutabili motivi, è però estremamente frequente che vadano smarriti tra le pagine di un libro abbandonato o iniziato e mai più continuato: fanno la loro ricomparsa ciclicamente e arrivano nei momenti di maggior bisogno.

Ci sono poi alcuni libri che contengono in sé ogni sorta di segnalibri fortuiti: sono i libri presi in prestito o comprati di seconda mano. Non conosco sorpresa più dolce del trovare, tra le pagine di un libro appena aperto, biglietti del treno di vent’anni fa, vecchie liste della spesa, scontrini sbiaditi e ogni sorta di insignificante cimelio che, per il sol fatto di essere sopravvissuto indenne a vent’anni di asfissia tra le pagine chiusa, acquista ai miei occhi un gran valore. Buttar via questi reperti è fuori discussione, così come separarli dalla loro casa: non possono che accompagnarmi nel viaggio tra le pagine, pazienza se non sono stati minuziosamente scelti, se sono troppo sottili o troppo spessi.

Questo è quello che accade solitamente. Poi c’è la rottura delle regole: il libro da comodino che alle soglie del capitolo cinque diventa così avvincente che la sola idea di uscire di casa senza averlo in borsa è insopportabile, pazienza se è un tomo di seicento pagine con la copertina rigida, ed ecco che un grazioso segnalibro regalo si trova a stretto contatto con il sacchetto del pranzo, il quaderno e il portafogli e lotta per uscirne indenne. Ci sono segnalibri omaggio brutti e insignificanti che dopo avermi accompagnato in una lettura particolarmente emozionante sono diventati segnalibri storici a tutti gli effetti e biglietti del treno che portano date importanti e meritano di restare attivi e funzionali in un comodo letto di pagine piuttosto che finire sul fondo del cestino o dimenticati in una scatola.

Dopotutto, di meglio del leggere senza regole c’è solo il piacere di fissare delle regole per poi disubbidire.

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