I 110 migliori libri italiani degli ultimi 200 anni

PRESENTAZIONE
La premessa è d’obbligo: una lista di libri non ha mai pretesa d’essere scienza oggettiva. Nel nostro caso abbiamo cercato di coniugare, come criteri, il giudizio della critica, l’importanza che l’opera ha avuto all’interno del clima culturale e sociale in cui è apparsa, la sua innovazione letteraria, il giudizio medio dei lettori, l’importanza del suo autore, ecc. Sostanzialmente l’obiettivo di questa lista è far scoprire opere belle e importanti di meritevoli autori che ormai sono immeritatamente poco conosciute, che, come vedrete, si alternano a quei capolavori senza tempo che rendono verdeggiante la nostra letteratura italiana. Accanto a Calvino troverete D’Arrigo, oppure Cavani insieme a Pavese, Anna Banti con Elsa Morante, e così via. Se è vero che Carducci, Silone, Fogazzaro o Leopardi hanno reso gloriosa la nostra letteratura, vero anche che un simile contributo è da attribuire a Manganelli o a Carmelo Bene, a Landolfi come a Maria Bellonci, alle opere di Bontempelli come a quelle di Savinio, eccetera. È anche l’occasione per trovare consigli di lettura, tra romanzi, poesia e opere teatrali.
L’ordine è rigorosamente cronologico, sia per l’impossibilità di un ordine cardinale sia per dar un’idea del contesto e dell’ordine in cui queste opere sono apparse.

 

Ora ci sono due cose che voi lettori potete fare, scegliendo liberamente. Potete continuare su questa pagina, leggendo di seguito un breve commento agli autori e alle opere, per così dire, più insolite, oppure andare direttamente alla classifica per di qua  110 MIGLIORI LIBRI ITALIANI DEGLI ULTIMI 200 ANNI e magari tornare in seguito a cercare qui risposte ad eventuali dubbi e curiosità.

COMMENTO AGLI AUTORI E ALLE OPERE “PIÙ INSOLITE”
Sicuramente la presenza di alcune opere e di certi autori risulterà curiosa. Sicuramente molti mai sentiti prima. Segue allora una breve presentazione di costoro e dell’opera che abbiamo ritenuto meritevole.

Corrado Alvaro
Calabrese, può essere a buon ragione annoverato tra i più grandi cantori del Mezzogiorno. Il suo realismo lo avvicina certamente alle correnti meridionalistiche di Verga e Capuana. Gente in Aspromonte è una raccolta di racconti che racconta la vita della povera gente calabrese. Nella letteratura realista italiana del ‘900, Alvaro è senza ombra di dubbio tra i vertici.
Achille Campanile
Il teatro di Campanile è divertente, umoristico, dissacrante. La sua drammaturgia si inserisce a testa alta nel filone del teatro dell’assurdo, servendosi di uno stile surrealista e facendo sovente ricorso a giochi di parole e calembour. Le sue opere sono tutte da riscoprire.
Riccardo Bacchelli
Romanziere storico prolifico, fervente antifascista, noto e apprezzato nel primo ‘900, pluricandidato al Nobel come avevamo svelato qui. Il Mulino del Po è un’opera imponente, divisa in tre romanzi pubblicati tra il ‘39 e il ’40, che complessivamente superano le 2000 pagine. Saga familiare che percorre circa un secolo, tra ‘800 e ‘900. È l’opera più significativa di Bacchelli.
Tommaso Landolfi
Da Carlo Bo e Italo Calvino fu associato per grandezza letteraria a D’Annunzio. Calvino disse di loro: “Scrissero al cospetto della lingua italiana tutta intera, passata e presente, disponendone con competenza e mano sicura come d’un patrimonio inesauribile cui attingere con dovizia a con piacere continuo”. Il suo stile veleggia tra il barocco e il surrealismo, le sue atmosfere sono cupe, notturne, finanche feroci, come coperte da una patina di polvere. Sicuramente tra i narratori più prestigiosi del Novecento europeo.
Alberto Savinio
Nome d’arte di Andrea Francesco Alberto de Chirico, fratello del pittore Giorgio. Con suo fratello, Savinio condividerà il genere del surrealismo e del fantastico, il gusto per l’antichità classica. Il suo stile è forbito, a volte allegorico, che non disdegna il ricorso alla parodia. Narrate, uomini, la vostra storia è da molti considerato il suo capolavoro, un romanzo attraverso ritratti potremmo definirlo. In comune col fratello Giorgio, Savinio aveva anche l’amicizia con un altro grande scrittore:
Massimo Bontempelli
Gente nel tempo è una saga familiare, potremmo definirla abbastanza sui generis: Bontempelli, come i due amici, nutriva un gusto particolare per il fantastico: è infatti il pioniere del Realismo Magico in Italia, e Gente nel tempo ne è l’esempio più magistrale. È tra gli autori più originali e coraggiosi che la nostra letteratura possa vantare.
Ennio Flaiano
Giornalista, umorista, sceneggiatore per Fellini, Monicelli e Rossellini, critico cinematografico e soprattutto scrittore, dotato di verve satirica e dissacrante e d’ironia raffinata e tagliente, attento analista della realtà storica e sociale; che attraverso il grottesco riproduce e critica con un senso d’amaro le contraddizioni dell’Italia e degli italiani nella loro più intrinseca essenza. Di Flaiano avevamo scritto QUI
Guido Piovene
Probabilmente si dirà, chi è costui? Piovene è stato un importante autore nel ‘900 Italiano, al punto che Mondadori ha dedicato uno dei suoi prestigiosi Meridiani alla sua opere. Del suo poderoso Viaggio in Italia, scritto a seguito dei viaggi dell’autore in lungo e in largo per la Penisola, Montanelli disse che sarebbe stato giusto introdurlo nelle scuole come libro di testo, per cogliere la complessità del nostro paese.
Anna Banti
Anche Anna Banti potrebbe essere accolta come outsider, eppure anche nel suo caso la critica novecentesca ha accolto le sue opere come capolavori. Anche a lei è stata dedicato un Meridiano da Mondadori. Artemisia, una delle sue opere più importanti, forse al pari di Noi credevamo, ripercorre la storia della pittrice Artemisia Gentileschi
Guido Cavani
Del Zebio Cotal di Cavani, Pasolini disse:  “Sono pronto a scommettere che figure come quella di Zebio, della vecchia moglie, della figlia, del bambino che muore e certe primavere, certe nevicate dell’Appennino, sono tra le cose più solide e durature della narrativa contemporanea”[1] Per Pasolini, l’opera di Cavani non sarebbe stata dimenticata, ma in realtà è questo ch’è accaduto, in verità. Fortunatamente la collana sulle opere dimenticate del ‘900, diretta da Davico Bonino per ISBN Edizioni, ha ristampato lo Zebio Cotal qualche anno fa.
Alberto Arbasino
Fratelli d’Italia non è solo un romanzo poderoso, di quasi 1400 pagine: è un viaggio nell’Italia degli anni ’60, che restituisce uno spaccato sociale e culturale che non teme concorrenze. Un On the road europeo e picaresco, nel quale due ragazzi omossessuali viaggiano per l’Italia e l’Europa vivendo avventure intellettuali e divertenti. Arbasino aveva appena 33 anni quando fu dato alle stampe. Un predestinato, se si pensa che appena venticinquenne il suo editor era un certo Italo Calvino. Ad oggi, Fratelli d’Italia resta lo specchio in cui osservare un Italia che non è più.
Stefano D’Arrigo
1200 pagine, opera imponente. Massima forma espressiva del post-modernismo italiano. Scritto nell’arco di vent’anni, pubblicato nel 1975 e subito sconvolse la critica: “Apocalisse narrativa” lo definì Walter Pedullà. Apprezzato da autori del calibro di Primo Levi, Eugenio Montale ed Elio Vittorini. Un’Odissea che s’apre l’8 settembre del ’43, a seguito dell’Armistizio, in una Sicilia Epica tra Scilla e Cariddi.Un’opera insolitissima e affascinante. (Per approfondimenti, vi rimandiamo all’articolo di Nazione Indiana)
Guido Morselli e Salvatore Satta
Hanno qualcosa in comune, qualcosa di non trascurabile e che contraddistinse anche Tomasi di Lampedusa: i loro romanzi furono pubblicati postumi. Le vicende di Morselli, che avevamo già approfondito qui, sono ben più infelici: sempre i suoi romanzi furono rifiutati dalle case editrici, fino a che Morselli non si suicidò, nel ’73. Dissipatio H.G, dove H.G. sta per humanis generis, è la sua ultima opera, la più profonda, un testamento letterario del suo autore che si confessa qui in una cornice post apocalittica. Satta invece è stato un noto giurista e per tutta la sua vita aveva pubblicato solo opere di diritto. Dopo la sua morte, i familiari trovarono un manoscritto tra le sue carte: Il Giorno del Giudizio, dato alle stampe prima da CEDAM poi da Adelphi, e subito diventerà un successo. In copertina si può leggere: Epico e visionario, il romanzo della Sardegna, isola di “demoniaca tristezza”, un’opera capitale della letteratura italiana contemporanea, tradotto in diciassette lingue. (Per approfondire la figura di Morselli, leggi il nostro articolo)
Gesualdo Bufalino
Pubblica il suo primo libro solo a 61 anni: si tratta di Dicerie dell’untore, scritto già trent’anni prima e nascosto per tutto quel tempo in un cassetto, mentre è un semplice professore liceale. L’opera viene pubblicata dopo una estenuante opera di convincimento nientemeno che da parte di Elvira Sellerio e Leonardo Sciascia, che avevano scorto, in una sua introduzione a una raccolta di fotografie su Comiso, il suo paese natale, un sicuro talento letterario. Quando Elvira Sellerio gli chiederà se ha un manoscritto nel cassetto, Bufalino negherà. Non ha alcuna intenzione di pubblicare alcunché. Finché cede, mostra loro il manoscritto e nello stesso anno, il 1981, Dicerie dell’untore ha enorme successo al punto da vincere il Premio Campiello e nell’ ’88 Le menzogne della notte vincerà il Premio Strega.
Enzo Striano
ll resto di niente è il capolavoro di Striano, che ripercorre la vera storia di Eleonora de Fonseca e della Repubblica Napoletana del 1799. Un romanzo storico molto forte e denso sulla rivoluzione di Napoli. Le altre sue opere non raggiunsero mai i livelli de Il resto di niente.
Carmelo Bene
Nostra signora dei turchi nasce come romanzo, viene trasformato in opera teatrale e finisce per diventare anche un film. Bene è conosciuto senz’altro come attore teatrale e drammaturgo, ma questo romanzo è una delle vette più alte della sua produzione. Onirico, allucinogeno, un fiume in piena, una prosa d’alto valore, un canto del sud a partire dalla storia degli 800 martiri di Otranto uccisi nel 1480 dai turchi. Un’opera ingiustamente trascurata, da leggere e riscoprire.
Cristina Campo
Cristina Campo diceva di sé: ha scritto poco e le piacerebbe aver scritto meno. Figura particolare, enigmatica, solitaria, anche a causa di una malformazione cardiaca che sin da piccola la fece crescere in isolamento. Influenzata dalle opere di Jane Austen e Virgina Woolf, di cui era anche traduttrice, le sue opere veleggiano tra l’invenzione letteraria e la riflessione saggistica della critica letteraria. “Saluto una sapienza oggi fra le più strane” scrisse di lei Ceronetti.
Goliarda Sapienza
Attrice oltre che scrittrice, l’arte della gioia rappresenta il suo unico romanzo, scritto nel ’76 e pubblicato soltanto vent’anni dopo. Il suo personaggio, Modesta, è una donna forte, intraprendente, quasi rivoluzionaria per il suo modo di opporsi alle etichette e ai ruoli imposti dalla società. Modesta è una donna che lotta, che combatte, e rappresenta uno dei personaggi femminili più interessanti della narrativa italiana. L’opera è tradotta in tutto il mondo e ha sancito il successo postumo della sua autrice.
Antonio Moresco
è tra gli autori contemporanei più difficilmente qualificabili. Rifugge ogni mainstream editoriale in favore di una prosa-fiume, coraggiosa, profonda e talvolta sui generis, al punto da aver ricevuto numerosi rifiuti editoriali. La trilogia L’Increato è stata da molti accolta come una delle opere più particolari e innovative degli ultimi vent’anni. Formata da Gli esordi, Canti del caos e Gli Increati, raggiunge quasi le 3000 pagine complessive. La trilogia ha tenuto Moresco impegnato dal 1984. Un’opera difficilissima da qualificare, commentare, descrivere. Monumentale, è l’unico aggettivo che verrebbe da dire. Un’isola solitaria nel panorama letterario italiano.
Inoltre di Manganelli, Ortese, Parise, Vassalli, Tabucchi e Malerba avevamo parlato in occasione della classifica dei migliori scrittori italiani meno noti

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110 MIGLIORI LIBRI ITALIANI DEGLI ULTIMI 200 ANNI

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[1] http://librobreve.blogspot.it/2013/02/zebio-cotal-di-guido-cavani.html

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