Il Profumo dei libri abbandonati e riscoperti

Il profumo, di Patrick Süskind

Certi libri non si lasciano leggere se il loro tempo non è maturo: è quello che è capitato a me con quello che è universalmente considerato un capolavoro della letteratura contemporanea, ossia Il profumo di Patrick Süskind.

Avevo cominciato a leggere questo libro tre o quattro anni fa e lo avevo deposto di nuovo nello scaffale arrivata neanche a pagina trenta. Ancora non mi spiego questa decisione: è molto raro per me abbandonare un libro (al massimo lo metto in lista d’attesa e mi dedico prima ad altre quattro o cinque opere), ma in quel caso l’ho fatto senza pensarci due volte.

Ad ogni modo, ci ho ripensato. Ho aperto Il profumo (un’edizione bruttina, la mia,  color olio d’oliva: anche questo non aiuta) allo stesso modo in cui avrei aperto il mio libro di fisica quantistica: pronta alla sfida e ad andare fino in fondo ad ogni costo. Ho trovato, invece, un capolavoro e quello che credo diventerà uno dei miei libri preferiti in assoluto.

patrick suskindIl profumo è uno di quei libri che mi fanno desiderare di poter conoscere l’autore, farci due chiacchiere e interrogarlo sulle più astruse questioni del mondo. Questo desiderio è tanto più irrealizzabile se si tiene conto del fatto che Süskind, che a questo libro deve la fama internazionale, vive in maniera estremamente ritirata, è restio a concedere interviste e ha persino rifiutato importanti premi attribuitigli dalla critica tedesca. Un autore interessante e sopra le righe per un libro interessante e sopra le righe, insomma.

La trama del Profumo è probabilmente già nota a molti anche grazie al film del 2006 diretto da Tom Tykwer: un individuo dotato di un olfatto prodigioso uccide giovani fanciulle per distillarne l’essenza nella Francia del Settecento. Questa semplice frase basta per renderlo un libro fuori dal comune, ma ciò che rende veramente prodigioso il romanzo è il come l’ossessione di Jean-Baptiste Grenouille viene raccontata.

Prima di tutto, la prosa di Süskind mi ha catturata fin dalle prime righe. Avrei letto il romanzo fino in fondo anche solo per poter continuare a bere avidamente le sue descrizioni minuziose, che costituiscono un vero piacere per la mente anche quando parlano di puzze, uccisioni e botteghe di conciatori. Il lessico è ricco e delizioso: per quanto possa apparire frivolo avrei passato minuti e minuti a rileggere i nomi delle essenze custodite nella bottega del profumiere Baldini e a ripassare gli attrezzi del mestiere. Descrivere un odore potrebbe sembrare un’impresa vana ed eccessivamente ambiziosa, ma Süskind ci riesce senza sbavature. Le sue pagine si lasciano non solo leggere, ma anche annusare e percepire con tutti e cinque i sensi.

La seconda grande attrattiva del romanzo è la costruzione del personaggio di Grenouille. Spietato, freddo e insensibile, ho apprezzato come fino alla fine l’autore sia riuscito a farlo restare coerente con se stesso senza forzarlo a provare sentimenti che non lo avevano sfiorato fino a qualche pagina prima per una morale facile e spicciola. C’è di più: nonostante la sua ossessiva perversione il lettore resta affascinato dalla genialità di Grenouille e dalla sua differenza rispetto al resto del mondo. Io sono rimasta colpita in particolare dalla parte in cui il protagonista si rinchiude per sette anni in una caverna, capitoli che mi hanno fatta tornare a pormi una domanda che avevo archiviato da un po’ di tempo: può qualcuno vivere solo delle infinite combinazioni delle sensazioni provate fino ad un certo istante della propria vita, senza sperimentarne altre? La risposta, ardita e coraggiosa, di Süskind è sì, un individuo come Grenouille può.

Süskind non teme di stupire: là dove l’immaginazione si ferma con una sorta di vergognoso timore, lui scrive con gelida e impietosa precisione, descrive gli orrori della natura umana come se non ne facesse parte e in bilico tra ironia e serietà apre scenari che normalmente non sfiorano neanche la nostra immaginazione.

Una lettura così potente sa trovare il suo momento e il suo posto e non può mancare nel repertorio di acuti lettori e osservatori.

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