Le Metamorfosi causate da “Lo Chiamavano Jeed Robot”

Che Angelo fosse fissato coi supereroi lo sapevamo già; ci basti ricordare il momento in cui, tre settimane fa, ha proposto di guardare tutti insieme Wolverine, e ci basti ricordare anche di come fu sonoramente ignorato, visto che nessuno di loro guarda quel genere di film: vuoi per un sentimento di snobismo, vuoi perché se guardi un film sui supereroi la reputazione si rovina, ma soprattutto vuoi perché se vai al cinema a guardarti un film del genere ti ritrovi circondato da brufolosi adolescenti in crisi ormonale (il che equivale, soprattutto in estate, a ritrovarsi circondato da un alone poco gradevole di sudore; non che sia colpa loro, ma tant’è). Ma stavolta le cose sono dovute andare diversamente: visto e considerato che aveva accompagnato i fedeli compagni a guardare il concerto di Brunori Sas, pur essendo l’unico a non avere un reale interesse (musicale o “ludico”) per l’evento, tutti si sono mossi a compassione quando lo hanno visto piangere come un bambino ascoltando le canzoni del cantautore, e hanno deciso così di accontentarlo: ci si guarda un film di supereroi.

Ma mica Wolverine, no! Con una come Camilla mica si può guardare la roba commerciale; quando infatti Nicola ha l’ardire di proporre un classico Marvel ecco che Camilla comincia a lagnarsi della scelta di poco conto; Nicola perde dieci anni di vita. “Scegli tu, guarda, sono più contento”, se ne esce infine il malcapitato, alzando metaforicamente bandiera bianca. “Ma scusa, abbiamo un film sui supereroi nostrano: Lo Chiamavano Jeeg Robot! Vediamoci quello, no?”, propone lei, adducendo una motivazione patriottica non da sottovalutare; che poi in realtà ci sarebbe anche “Il Ragazzo Invisibile” come film nostrano sui supereroi nessuno se lo ricorda, o tutti lo vogliono dimenticare.

E quindi ci si ritrova venerdì sera a casa di Marina con la pizza e il film, tutti insieme come al solito. Ad Angelo brillano gli occhi per la commozione e li abbraccia tutti, emozionatissimo.

Inizia il film e Claudio Santamaria compare sullo schermo, affrettato a scappare a gambe levate. Le reazioni sono due, ben distinte: Marina ulula alla vista del bellissimo attore e inizia a saltellare sul divano contenta ed eccitata come una bambina alle giostre. Poi c’è Fabrizio che, con la sua solita delicatezza, esclama: “Ma quanto è ingrassato Santamaria!”. Neanche a dirlo, Camilla gli tira uno scappellotto alla nuca e la discussione si conclude immediatamente.

Vedere Claudio Santamaria mangiare yogurt di pessima qualità fa venire voglia al Sassofonista e Fabrizio di tornare a mangiare le merendine di quando erano bambini, così Marina si ricorda di aver conservato delle merendine per i momenti di massima magrezza; Sassofonista e Fabrizio non se lo fanno ripetere e trafugano l’intera dispensa di merendine, guardando il film con un’attenzione maniacale.

Il punto è che quando guardi questo film la tua reazione automatica è quella di compenetrarti totalmente nelle ambientazioni, nei personaggi, soprattutto nei dialoghi. È proprio per questo che Nicola comincia a parlare con un marcatissimo accento romano. Quando Claudio Santamaria comincia a piegare oggetti a caso, appena scoperti i poteri, subito esclama: “Aò è grande ‘sto film! Nun me l’aspettavo”. “Ma come parli? Guarda che sei di Mergellina, non di Trastevere”, commenta aggressivo Fabrizio, sempre molto orgoglioso delle sue origini partenopee.

Poi arriva lo Zingaro: in quel momento è amore e odio, odio e amore. Nessuno dei nostri amici capisce davvero se lo schifano o lo trovano mitico; sta di fatto che, ogni volta che comincia a cantare, tutti iniziano ad intonare in coro, alzando le braccia al cielo e urlando come degli ossessi. All’inno di “Non sono una signora”, Camilla si alza dal divano cingendo un immaginario microfono tra le mani, sbattendo la testa come fosse la sosia della Bertè. Il Sassofonista la guarda con approvazione e si alza per darle il cinque, ma Camilla si imbarazza e si siede immediatamente.

Nessuno si aspettava però che ci si potesse addirittura commuovere con questo film: Marina piange disperata alla vista del corpo inerme di Alessia steso a terra. Si raggomitola sul divano e ripete: “Lei se lo meritava il vestito da principessa! Lei era una vera principessa”. Angelo la capisce e le si avvicina, per farla ridere le sussurra: “Sì ma che pretendevi? Quello Jeeg Robot c’aveva le scarpe di camoscio; non s’è mai visto un supereroe con le scarpe di camoscio”. Marina e Angelo ridono e passano tutto il resto del film abbracciati e commossi.

Comunque, tra lacrime, birra, pizza e espressioni in accento romano, arriva il momento clou: quando, insomma, lo Zingaro non vuole morire e se ne esce dal fiumiciattolo con la faccia mezza assaggiata dalla benzina. Nicola osserva in maniera molto infelice: “Oh ma pare Due Facce!”, e subito gli arriva un ceffone tra capo e noce del collo, talmente forte che gli risuona nelle orecchie per tutta la serata: non è stata Camilla ‘sta volta ma il Sassofonista, che gli intima in questo modo di placare le bestemmie e di guardare il film in religioso silenzio. Ovviamente Nicola non capisce il velato segnale corporeo inviatogli dal compare, così continua a girare la testa verso gli altri amici, in cerca di consenso, chiedendo: “Ma che ho fatto mò?”; a salvarlo è Marina la quale, comprendendo che ad Angelo continuano a prudere le mani, lancia un’occhiata a Nicola e gli dice: “Non ti pronunciare in paragoni azzardati e statti zitto, dai”.

Se solo Marina e il Sassofonista sono sembrati commossi, in realtà è solo questione di tempo prima che tutti inizino ad avere gli occhi lucidi, desiderando ardentemente che Hiroshi Shiba possa esistere davvero. E dire che volevano guardare un film di supereroi leggero e senza pensieri, e invece gli è capitato tra le mani un capolavoro a tutti gli effetti. “Se arriva il giorno delle tenebre succede un macello”, conclude Camilla alla fine del film, accendendosi una sigaretta e guardando la finestra: “Salvali Hirò, salvali tutti”, sussurra pensierosa.

Che cos’è un eroe? È un individuo dotato di un grande talento e straordinario coraggio, che sa scegliere il bene al posto del male, che sacrifica se stesso per salvare per gli altri, ma soprattutto… che agisce quando ha tutto da perdere e nulla da guadagnare. Enzo Ceccotti era davvero un supereroe, come ama definirlo oggi la gente? I benpensanti commiserano le terre sventurate e bisognose di eroi. Ma la verità è un’altra: la presenza di qualcuno che veglia sulle nostre vite ravviva la speranza in un futuro migliore. Purtroppo, oggi, questo qualcuno… non c’è più. Da Tor Bella Monaca, Roma, è tutto. A voi studio.

eab2ebbf-d504-4665-b1ea-7f652d32842a

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...