“La stanza profonda” il romanzo di Santoni (Laterza) candidato allo Strega

“Se ne sono andati, alla fine. Hanno scelto la campagna che sempre li chiamava al fine settimana. Hanno venduto tutto, a parte la casa davanti alla quale sei adesso, la cui chiave stai girando nella toppa, e si sono comprati il casolare di cui parlavano sempre. Sei stato a trovarli stamattina.”

Ha inizio così La stanza profonda, il romanzo di Vanni Santoni, fresco candidato al Premio Strega. Rappresenta inoltre la prima storica partecipazione della casa editrice pugliese al Premio.

Bastano le prime righe per farci capire che non sarà una lettura come le altre: ab LSP coverl’organizzazione della materia letteraria non segue canoni noti, lo si evince già dalla seconda persona singolare, un tu straniante che punge il lettore, lo chiama in causa, malgrado non sia a lui che si riferisce come presto si coglie.
Ma non è solo l’apostrofe: l’organizzazione della narrazione procede in maniera innovativa, priva di un vero e proprio dispiegarsi delle vicende in divenire, quasi si trattasse di un resoconto.
E infatti pagina dopo pagina capiamo che si tratta di un flusso di ricordi, uno scrosciare di memorie, di emozioni che dagli anni ’80 arrivano alla mente del protagonista ai giorni nostri. La stessa seconda persona singolare appare ora inquadrarsi in un contesto più chiaro, assumere le sembianze di un parlare a se stessi, o meglio, di parlare con la propria memoria o coscienza.

Ma qual è il vero effetto di una simile tecnica? Riuscire nell’impresa di rendere il vero protagonista non la figura del protagonista, mai nominato se non con il tu, che funge da camera, da lente, da fuoco da cui osservare le vicende ancor più che da personaggio; bensì di rendere protagonista esattamente il gioco.

La stanza profonda non è un romanzo standard che segue le solite logiche di fabula e intreccio, che racconta meramente una serie di eventi accorsi ai personaggi: è un romanzo sul gioco, anzi sui giochi, i giochi di ruolo, in particolare Dungeons and Dragons (DeD). È un romanzo sulla serietà del gioco, sul gioco come metafora di vita, sull’ecosistema dei giochi di ruolo come emblema di una generazione e in particolare del decennio degli anni ’80.

Chi non ha in mente cosa siano i giochi di ruolo deve innanzitutto sapere che non prevedono vincitori e che il motore del gioco è la fantasia, l’immaginazione creatrice dei giocatori.

Uno dei personaggi del libro, Silli, spiega così:

“Se Risiko fosse un gioco di ruolo, potresti fare un golpe in Kamchatka. Se Monopoli fosse un gioco di ruolo, potresti startene in una Jacuzzi in Parco della Vittoria invece di correre per il tabellone come uno scemo. Se lo fosse Cluedo, potresti estorcere una confessione al professor Plum pestandolo col candelabro. Se non ti pesta lui: vediamo il tiro d’iniziativa…”

I GdR sono allora il filo rosso con cui seguire gli eventi dei personaggi, sono il fulcro centrale intorno al quale tutte le vicende vorticano, sono il vero protagonista di questo romanzo, e gli stessi personaggi, mai troppo approfonditi nella propria psiche, sembrano in funzione del raccontare il mondo dei GdR.

E sullo sfondo, apparentemente più marginali ma non per questo di minore importanza, si dispiegano le vicende di vita di provincia del Valdarno e l’amicizia un po’ anticonvenzionale tra i membri dell’insolito gruppo di giocatori, che per anni, ogni martedì, si ritrovano nella Stanza Profonda per giocare a DeD; troviamo riferimenti a un periodo (’80-’90) che ha fatto da scenario alla adolescenza dei protagonisti, a quali si alternano excursus e riflessioni sul mondo dei giochi di ruolo, anche come scuola di immaginazione e di fantasia, come collante alla vita dei personaggi.
Le vicende dei protagonisti si dilatano per un lungo periodo, seguiamo l’amicizia nascere, resistere alle intemperie della vita, cedere infine e poi, con un colpo di reni, ridestarsi.

La stanza profonda di Vanni Santoni è certamente un romanzo insolito nel panorama letterario italiano, non solo per il tema affrontato, ma per com’è affrontato. Se non sperimentale, certamente innovativo, forse anche ardito, o comunque coraggioso.

Leggi la nostra intervista a Vanni Santoni

 

 

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