“La Vegetariana”, i fiori e la malinconia

“La Vegetariana” è un romanzo del 2016 della scrittrice Han Kang edito da Adelphi.

Il romanzo di Han Kang si sviluppa in tre parti, tre grandi capitoli che dividono la storia descrivendola da tre differenti punti di vista, che non sarà mai quello della protagonista; la vegetariana, appunto.

Senza fare alcun tipo di spolier sulla storia, la trama è già annunciata dal titolo dell’opera: una donna decide di diventare vegetariana. Il modo in cui però si evolve la vicenda è assolutamente peculiare, prendendo pieghe surreali. La trama, come già accennato, si snoda grazie al punto di vista di tre persone estremamente vicine alla protagonista: il marito, il cognato e la sorella. Infatti, se la protagonista non è mai la voce del romanzo, in realtà le conseguenze della sua scelta sono i veri motori della storia. Si potrebbe dire che non è tanto questa donna, quanto la percezione che gli altri hanno di lei a scatenare un inferno di conseguenze devastanti.

Lo stile è asciutto e ritmato, il che contribuisce a creare un’atmosfera quasi asfissiante, e si concentra principalmente sulla psicologia dei personaggi, molto meno sulle ambientazioni.

Quello che si evince dall’intera storia, che personalmente ho particolarmente apprezzato, è l’ossimoro nascosto in tutto il romanzo: non è “la pazza” a comportarsi male, non è lei a non comprendere la realtà circostante, sono piuttosto le persone “normali” che le stanno accanto: non solo non accettano il nuovo stato di cose, ma tentano di riportare lo status quo con qualsiasi mezzo, anche quasi con la forza. È, questo, un atto di denuncia (neanche tanto velato, a mio dire) contro chi seppellisce la propria natura, chi non la ascolta e rinuncia anche a vivere sol per lasciare che le cose siano “normali”, lasciando così indietro anche “la vegetariana” e chi, magari, si lascia sedurre dalla sua totale (estrema) libertà.

La protagonista ha un modo tutto suo di percepire la realtà: partendo da un macabro sogno (che sembra cambiare continuamente, pur rimanendo sempre lo stesso), decide di diventare vegetariana, fino a un punto limite in cui smette del tutto di cibarsi. Leggendo il libro si afferrano chiaramente le motivazioni sottostanti a questa progressione autodistruttiva, eppure non si riesce a esser del tutto vicini alla protagonista, e credo che questa cosa sia voluta. La donna cerca una comunione con la natura che nessuno di noi può arrivare a comprendere, fino ad approdare a uno strano “feticismo floreale” e a un tentativo spasmodico di unirsi alla natura, divenendo una vera e propria parte di essa.

La storia è una grande ed estrema metafora della ricerca della propria ed intima natura, un invito a lasciare che essa si manifesti e, infine, un invito a non temere la morte dopo la vita, ma a temere questa morte: la morte che si manifesta quando si sopravvive e non si vive. L’ultima parte del romanzo è sicuramente il climax, ove davvero si comprende l’intento ultimo dell’autrice.

In perfetto stile orientale, Han Kang dipinge, con tratti delicati ed eleganti, una storia surreale ma dai caratteri molto realistici, crudi e forti, che lasciano il lettore con un senso di tristezza e malinconia di cui è difficile disfarsi.

Consiglierei questo romanzo a tutti coloro i quali volessero cimentarsi in una lettura breve ma impegnativa. Non lo consiglio, però, a coloro i quali credono si tratti di un’apologia di una vegetariana: non credo sia questo l’intento ultimo della storia, non penso fosse questo il messaggio che l’autrice ha voluto darci.

Han Kang nasce a Gwangju, in Corea del Sud, nel 1970, trasferendosi poi a Seul all’età di 10 anni. Il suo romanzo “la vegetariana” ha vinto il Man Booker International Prize nel 2016, ed è anche il suo primo lavoro ad essere tradotto in inglese. Il successo del libro è, infatti, mondiale. Il suo debutto come scrittrice, però, avviene nel 1995 con il libro “A Convinct’s Love”.

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