26 anni e già per la terza volta allo Strega: intervista a Claudio Volpe

Nato a Catania nel 1990, Claudio Volpe è tra i più giovani autori del panorama letterario italiano. Viene candidato allo Strega già nel 2012, poco più che ventenne, nientemeno che da Dacia Maraini, la quale da subito scommette sul suo talento. Il suo romanzo d’esordio, Il vuoto intorno, sorprende molti critici per la maturità dimostrata da uno scrittore così giovane. Arriva in finale anche al Premio Flaiano.
Quest’anno Volpe è allo Strega per la terza volta, un traguardo ancor più eccezionale se si prende in considerazione la sua età. Il suo romanzo, La traiettoria dell’amore, è edito da Laurana.
Di queste ed altre cose abbiamo parlato con lui.

Innanzitutto i nostri sinceri complimenti. La prima domanda è una curiosità che ho provato appena ho letto la storia dei tuoi esordi: com’è avvenuto l’incontro con Dacia Maraini? Insomma, è un privilegio che raramente si può vantare, l’essere promossi così giovani da una scrittrice del suo calibro.

L’incontro con Dacia Maraini è stato per me l’inizio di tutto, della fiducia in me stesso come scrittore, della presa di coscienza delle mie potenzialità e dell’ingresso nel mondo letterario italiano. Il nostro incontro è stato quasi una favola. Lei lesse il mio romanzo d’esordio e se ne innamorò. Decise di presentarlo al Premio Strega di quell’anno e io ne fui immensamente felice ed onorato. Da quel giorno di sei anni fa non ci siamo più lasciati. Per un anno circa abbiamo avuto un carteggio epistolare via mail. Successivamente abbiamo iniziato a condividere incontri, presentazioni, viaggi. Ad oggi Dacia è oltre che il mio punto di riferimento letterario, una delle mie più care amiche.

Quanto questo incontro ha influito sull’esordio e sul proseguo della tua carriera?

Tantissimo perché mi ha permesso di comprendere che la mia scrittura si stava muovendo nella direzione giusta. Come Dacia anche io scrivo come reazione all’ingiustizia con la consapevolezza che parlare di temi civili importanti può aiutare la nostra società a pensare il mondo e l’umanità in maniera più consapevole.

In quell’occasione, nel 2012, si è trattato del tuo esordio al Premio Strega. Quest’anno sei alla terza candidatura, la tua presenza, per quanto giovane tu sia, ormai non può dirsi una sorpresa. Cosa hai provato pochi giorni fa quando sei venuto a saperlo? Era una notizia che aspettavi di ricevere o non sapevi che al Premio si stesse prendendo in considerazione la tua opera?

Sapevo che due importanti giornaliste italiane, Francesca Pansa e Carla Tagliarini, volevano presentare “La traiettoria dell’amore” al premio Strega, però l’ufficialità è giunta il 30 marzo. Ne sono stato felicissimo soprattutto per la possibilità che ho di portare nel più importante premio letterario italiano una storia che tocca temi così importanti quali l’omosessualità, le relazioni familiari e il mondo carcerario.

Arriviamo allora a parlare del tuo romanzo. Nelle tue opere sei solito affrontare temi sociali molto importanti: appunto l’omosessualità, ma anche l’immigrazione, la violenza, l’emarginazione. Questa volta, con “La traiettoria dell’amore”, cosa sentivi il bisogno di raccontare? Come è nata l’idea?

Questo romanzo è nato dal desiderio di raccontare l’amore tra due ragazze ma scrivendo ho finito per toccare anche altri temi come quello della vita carceraria e del rapporto tra un fratello e una sorella vittime di una famiglie assente e deleteria. Ogni volta che scrivo io so da dove partire ma non so mai dove arrivare. Per me la scrittura è un viaggio nel buio alla scoperta di significati dell’esistenza. È un’attività misteriosa e meravigliosa, un’esperienza totalizzante.

Cosa ti aspetti da questa terza esperienza allo Strega? E che programmi ci sono nel tuo futuro?

Mi piacerebbe giungere nella rosa dei dodici semifinalisti (di più non oso sperare). Ma già questo credo sia un traguardo arduo da conquistare. Per il futuro il mio progetto è quello di scrivere, scrivere sempre. La scrittura mi tiene in vita e dà senso al mio esistere.

Per concludere, c’è qualche consiglio o comunque un messaggio che intendi mandare ai giovani con la passione per la scrittura che vorrebbero entrare nel mondo della letteratura?

Di non arrendersi mai e provarci sempre perché se uno ha davvero talento, prima o poi riesce a trovare l’occasione giusta per essere notato e per emergere. L’importante è scrivere sempre per se stessi come ricerca di significati, come modo di stare al mondo e mai per pubblicare o per soddisfare o compiacere il mercato. La scrittura deve essere autenticità.

Grazie.

Grazie a voi.

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