Lo “Scherzetto” di Starnone è toccante

Scherzetto è un libro veloce ma denso. Tre giorni raccontanti in 176 pagine, e quindi alcuni momenti sono molto più che particolareggiati. Questo, però, non lo rende affatto pesante.

Starnone ci racconta la storia di un uomo, disegnatore di grande talento e fama ma al canto del cigno, “costretto” dalla figlia, professoressa universitaria di matematica, a badare al nipotino di quattro anni mentre lei e il marito, anche lui professore universitario, sono a un convegno. Se la trama vi risulta familiare, forse avete letto il meraviglioso libro di Yehoshua: Tre giorni e un bambino, uscito nel 2003. Nonostante le affinità di trama, i due libri non potrebbero essere più diversi e non potrebbero avere modalità più distanti. Ma non sono qui per parlarvi del libro di Yehoshua (autore che, per inciso, amo appassionatamente), e quindi dovrete “accontentarvi” di quello che sto per dirvi.

Il romanzo è un testo psicologico. Se qualcuno fosse stato così coraggioso da leggersi anche le due precedenti recensioni che ho scritto, saprebbe che ho una certa propensione per questo genere. L’uomo è un anziano signore che non accetta la sua età e, con essa, neanche l’idea di non essere più il grande artista che è stato. L’attaccamento a sé stessi e alla vita che si ha avuto si trovano a schiantarsi contro la vivacità e la spensieratezza di questo bambino, un professorino di quattro anni che addirittura accende il gas al posto del nonno e lo corregge in ogni minimo gesto del pover’uomo. Questa è la motivazione principale per cui il nostro protagonista alterna momenti di simpatia a momenti, molto più frequenti, di ostilità e antipatia nei confronti del nipote, spesso trattandolo male o alzando il tono di voce. Sinceramente ho condiviso non poco l’antipatia iniziale che l’uomo nutre per quel bambino, che risulta esser talmente “istruito” da mascherare benissimo la sua maleducazione; un bambino che prima sembra entusiasta di giocare e imparare, ma desideroso solo di mettere in mostra sé stesso a qualsiasi costo, creando più di qualche problema al nonno. Insomma, un bambino insopportabile e presuntuoso; ma è anche vero che è solo un bambino, quindi è anche normale.

Fatta salva la parentesi del bambino odioso, personalmente ho trovato il romanzo ben scritto e ben strutturato. Forse non mi ha entusiasmata come altri romanzi che ho letto, vero, ma mi piace pensare sia una carenza mia e non dell’autore. Una cosa, in particolare, ci tengo ad evidenziare: nel protagonista c’è qualcosa che parla al cuore di tutti noi, anche al mio di cuore, che ho solo ventuno anni e sicuramente non solo alla fine di nessuna carriera. Non sono neanche all’inizio di una carriera, a voler esser precisi. Ma Starnone è bravo a mettere in luce pregi e problematiche dei suoi personaggi: il protagonista è un uomo stanco, invecchiato ma ancora in cerca di uno stimolo. In lui si legge la febbre del riconoscimento, la voglia di veder riconfermato il proprio operato, di sopravvivere infine anche alla Storia grazie alle proprie opere e alla propria arte. Non credo sia un sentimento estraneo a tutti, e spero che chi avrà la fortuna di leggere questo libro possa comprenderla e vederla descritta così semplicemente.

Infine, una menzione d’onore va alla città di Starnone, ma che è anche la mia città: Napoli. Il romanzo si ambienta vicino piazza Garibaldi. Non viene descritta molto la città in sè, visto e considerato che la storia si svolge principalmente nell’appartamento del piccolo, ma poche pennellate rendono l’idea che, se potessi, renderei io stessa di questa meravigliosa metropoli: problematica, bella, dionisiaca, piena di casino e chiasso, ma anche gentile, affabile, servizievole. Una città da amare solo quando se ne ha il coraggio, e Starnone credo lo abbia avuto.

Domenico Starnone nasce a Napoli nel 1943. Ha iniziato insegnando nella scuola media superiore, per poi occuparsi delle pagine culturali per Il manifesto. Ha esordito come scrittore di romanzi col l’opera Ex cattedra, nel 1987. Nel 2001 ha vinto il Premio Strega con il romanzo Via Gemito.

Starnone

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