Editoria impicciona e dove trovarla

Se in questa piccola rubrica si è parlato (anche) dei vaneggiamenti artistici dei nostri protagonisti, oggi in realtà si parlerà solo di Camilla, la vera artista incompresa della situazione; quella che ogni tanto prova a parlare di Marina Abramović e della sua arte e che, ogni volta, gli amici pensano sia:

  1. Una cantante
  2. Una tinta
  3. Una youtuber

Insomma, la nostra Camilla vive momenti di grande e tragicomica solitudine. Più di tutto, però, Camilla soffre all’idea di vedere suoi conoscenti pubblicare romanzi a dir poco imbarazzanti, mentre sono anni che lei tiene conservato sul computer il suo romanzo: Le Rane di Aristofane sono tornate.

La domanda è: perché Camilla non si decide ad inviarlo a qualche casa editrice? La nostra povera sventurata ci pensa intensamente tutti i giorni, ma trovare il coraggio di affrontare un eventuale rifiuto è difficile per chiunque, e lei forse lo vive peggio degli altri.

Una mattina era al bar con Angelo, il nostro Sassfonista, il quale è l’unico tra i suoi migliori amici ad aver tentato un’esperienza “letteraria” oltre lei, cercando una spalla amica sulla quale riversare tutte le lamentele. Angelo ha però l’unico difetto di non essere in grado di consolare, infatti si infastidisce dopo neanche dieci minuti di litania lamentosa: “Scusa, ma se sei così convinta che il tuo romanzo sia un bel prodotto, prendi il coraggio a due mani e invialo! Non scocciare; io ti voglio pure bene ma così è insostenibile”. In altre circostanze, Camilla avrebbe preso il posacenere sul tavolino e glielo avrebbe spaccato in testa, ma questa volta una lampadina si accese nella mente della nostra protagonista: se Angelo avesse ragione, allora varrebbe la pena di fare un tentativo. Camilla si è concessa, allora, il beneficio di credere in sé stessa per un giorno, nel quale ha inviato il suo romanzo ad una lunga lista di case editrici.

Camilla aspetta i mesi, talmente tanto che ormai aveva perso qualsiasi speranza e anzi si era completamente dimenticata di aspettare una risposta.

Poi, una mattina molto presto, Camilla apre la sua casella postale e vede una mail in arrivo: “Gentile signora, abbiamo esaminato la sua proposta di romanzo e saremmo lieti di pubblicarla sotto il nostro nome. Abbiamo certo alcune proposte da farle in merito al materiale che ci ha inviato; pertanto, saremmo felici di incontrarla presso la nostra sede di Roma la settimana prossima, alle undici del mattino. Se lei è disponibile ci faccia sapere e organizzeremo insieme l’incontro. Cordialmente, M.” Camilla non ci può credere, è talmente felice che saltella a destra e a manca attorno alla scrivania, lanciando urletti adolescenziali senza sosta. È talmente contenta che non pensa neanche lontanamente a cosa possano essere le “proposte” cui la mail fa riferimento.

Nella più totale felicità e spensieratezza, arriva il giorno dell’appuntamento. Camilla prende il treno dalla stazione di Garibaldi e arriva in meno di due ore a Roma; si gode il viaggio anche nella metropolitana di Roma, il che vuol dire che davvero la sua mente sta viaggiando su isole felici. Trova il palazzo che sta cercando, bussa al citofono. La fanno entrare e lei si siede nella sala principale ad aspettare. Infine, dopo mezz’ora, arriva una donna sorridente che le stringe la mano e si presenta: “Sono Maddalena, la donna con cui ha parlato per mail. È un vero piacere incontrarla; la prego, mi segua”. Così, Camilla viene portata nello studio di Maddalena, sulla cui scrivania troneggiano il computer e il suo manoscritto: l’emozione è immensa.

“Allora, lei ha davvero scritto un prodotto eccellente, seriamente. Siamo entusiasti, è raro incontrare una ragazza ancora così giovane e già così talentuosa, con idee così profonde. Mi devo complimentare, insomma…”, Camilla ascolta quelle parole e non le sembra vero che siano dirette a lei. È così incredula che un sorriso le si stampa in viso, in modo genuino e spontaneo. “Però, certo, ci sono due o tre correzioni contenutistiche che andranno apportate prima della stampa e della distribuzione.”, Maddalena mostra il suo miglior sorriso per mitigare la bomba che ha appena lanciato a Camilla, alla quale infatti il sorriso è appena morto in viso. “Scusi, in che senso?”, prova un timido approccio la nostra amica. “Semplicissimo, davvero niente di eccezionale. Adesso le mostro cosa abbiamo pensato di fare”. Così dicendo, Maddalena chiede al segretario di portarle il “secondo manoscritto”. Il ragazzo arriva con un blocco di fogli molto meno spesso di quello che Maddalena ha sulla scrivania, con moltissime sottolineature in rosso, probabilmente le modifiche apportate. “Ecco, questo è quello che pensavamo fosse più appropriato per il nostro pubblico”.

Intanto, il titolo non è più Le Rane di Aristofane sono tornate, ma sulla copertina troneggia Aristofane I Love You; il numero di pagine si è visibilmente ridotto, avendo eliminato la grande parte delle descrizioni dei luoghi e delle ambientazioni che, si sa, non favoriscono certo una lettura veloce. Sfogliando il manoscritto, poi, vi sono correzioni stilistiche molto “pressanti”: dove Camilla aveva creato dei monologhi dei protagonisti che servivano a spiegare le loro emozioni, adesso si trovavano delle frasi secche e dure, che lasciano tantissimo, troppo spazio all’immaginazione. Quello che ne risultava era un romanzo nuovo, senza l’intento della scrittrice, senza Camilla, seppure un romanzo ugualmente valido. Resta il fatto però che fosse un romanzo diverso, un altro prodotto.

Improvvisamente, a Camilla venne in mente una storia che aveva letto sui giornali tanto tempo prima: s’era scoperto, infatti, che il grandissimo scrittore Raymond Carver era stato “corretto”, agli estremi inizi della sua carriera, dal suo editore Gordon Lish. Se si andassero a ripescare i suoi manoscritti originali in America (cosa che molta gente ha fatto, compreso Baricco) si noterebbe infatti una distanza nettissima tra ciò che scriveva Carver e il prodotto finale che ne ricavava Lish. Interi finali eliminati, dialoghi ridotti all’osso, spiegazioni minimali, nessuna giustificazione delle azioni dei protagonisti. Insomma, qualcuno potrà dire che Lish ha contribuito sì a plasmare uno scrittore come Carver ma, d’altro canto, ha creato lui i primi prodotti del romanziere. Così Camilla pensava a quella storia, e capiva per la prima volta come dovesse sentirsi Carver in una situazione simile: lasciarsi modificare, anche forse in maniera intelligente e trarne insegnamenti preziosi, o semplicemente rifiutare qualsiasi intervento esterno? Che fare? Camilla guarda quelle due pile di fogli e pensa, pensa intensamente, sotto la pressione del sorriso immobile di Maddalena.

La narratrice di questo breve racconto, la sottoscritta, non vi dirà come finisce questa storia. Ma la voce narrante vuole porvi una domanda: voi cosa avreste fatto? Rinuncereste alla possibilità di diventare Raymond Carver, mandereste a quel paese un qualunque Lish, una Maddalena qualsiasi? Cosa accade quando si creano due prodotti differenti, così differenti da non saper più riconoscere qual è migliore?

Camilla intanto sta pensando, e non sa decidersi se accettare sé stessa o il compromesso.tumblr_m8mila5G2F1qz6f4bo1_1280

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