Siamo tutti migranti attraverso il tempo

Exit West, di Mohsin Hamid

Da sempre teneva delle carpe in uno stagno muscoso dietro casa, carpe che sua nipote chiamava pesci rossi, e un tempo conosceva per nome quasi tutti nella sua strada, e quasi tutti erano lì da molto tempo, erano gente della vecchia California, famiglie che erano vere famiglie californiane, ma nel corso degli anni i vicini avevano cominciato a cambiare sempre più spesso, e ora lei non conosceva più nessuno, e non vedeva il motivo di sforzarsi, perché la gente comprava e vendeva case allo stesso modo in cui comprava e vendeva azioni, e ogni anno qualcuno se ne andava e qualcun altro arrivava, e ora si stavano aprendo tutte quelle porte da chissà dove, e arrivava ogni sorta di strana gente, gente che sembrava sentirsi più a casa propria di lei, perfino i senzatetto che non parlavano inglese, più a casa propria forse perché erano più giovani, e quando usciva l’anziana signora aveva la sensazione di essere emigrata anche lei, che tutti emigriamo anche se restiamo nella stessa casa per tutta la vita, perché non possiamo evitarlo. Siamo tutti migranti attraverso il tempo.

coverImmaginate che un giorno, all’improvviso, nel muro della vostra stanza si apra una porta che può condurvi ovunque: su un’isola greca, nel centro di Parigi, nel mezzo del Sahara. Immaginate che da quella porta inizino ad uscire milioni di persone provenienti da tutto il mondo. Persone in fuga da guerre, carestie, dittature, dolori, vite di stenti, vite vuote, o più banalmente persone con una gran voglia di vedere il mondo. La domanda che pone Exit West, l’ultimo romanzo dello scrittore pakistano-statunitense Mohsin Hamid, è semplice e terribile: se tutto questo accadesse, voi avreste il diritto di impedire a quelle persone di calpestare il pavimento della vostra stanza?

Hamid ci introduce lentamente a questo implacabile interrogativo e comincia raccontando la storia d’amore tra Nadia e Saeed, due giovani di una imprecisata città del Medio Oriente che si conoscono e iniziano a frequentarsi nel più adorabilmente normale dei modi. Entrambi lavorano, Saeed vive ancora a casa dei suoi genitori mentre Nadia ha rotto ogni rapporto con la sua famiglia quando ha annunciato il suo proposito di andare a vivere da sola prima del matrimonio. Fin dalle prime pagine, con questi pochi dettagli, l’autore delinea le sagome di Nadia e Saeed e i loro modi di essere speculari. Nadia coraggiosa al limite della spericolatezza, aggrappata all’indipendenza che tanto faticosamente ha conquistato e curiosa; Saeed riflessivo, legato alla fede più che per il bisogno disperato di sentirsi membro di una comunità che per vera devozione e tendente a chiudersi verso il mondo esterno.

Nella città di Nadia e Saeed, quasi da un giorno all’altro o comunque troppo in fretta perché chiunque potesse correre ai ripari, scoppia una guerra civile fra non meglio precisati miliziani e il governo. Assistiamo così al frenetico sgretolamento delle vite di Nadia e Saeed, alla fine delle loro speranze e di tutto ciò che c’era di umano nella loro esistenze, ed è allora che iniziano ad aprirsi le porte e inizia la loro migrazione verso occidente, porta dopo porta, prova dopo prova e avventura dopo avventura.

Exit West è la prova che un romanzo sensibilizzante e necessario non deve necessariamente essere un’opera noiosa o di genere che la escluda dal novero dell’alta letteratura, come troppo spesso si tende a pensare. Hamid ha scritto un libro che ha la crudezza e la precisione del reportage e gli slanci surreali di un romanzo fantasy, avvincente quanto un racconto d’avventura e tagliente come solo le grandi opere sanno essere.

Lo stile è incalzante, ricco di coordinate e di periodi molto lunghi, perfetto per creare e custodire l’atmosfera di perenne pericolo a cui sono sottoposti i protagonisti e la sensazione, spesso fondata, che alla fine di ogni paragrafo si nasconda una perla da custodire. Le verità sono rivelate da dettagli, mezzi dialoghi e sguardi impietosi e acuti e al procedere della lettura si ha la sensazione sconvolgente ma chiara di avere una visione d’insieme del mondo, della nostra epoca, di dove siamo e di dove ci può portare.

Nonostante sia indubbiamente una lettura che lascia il segno, abbatte e sfinisce, Exit West non è un romanzo angosciante: anzi, lascia pervasi di una inspiegabile sensazione di speranza e voglia di vivere. Il messaggio è chiaro: nel momento storico in cui viviamo le porte non possono più essere chiuse, abbiamo passato un segno e non c’è modo di tornare indietro. È e sarà difficile: Nadia stessa, sveglia e saggia, coglie il nocciolo della questione in questo passaggio:

“Li capisco”, disse. “Immagina se tu vivessi qui. E all’improvviso arrivassero milioni di persone da tutto il mondo.”

“Nel nostro paese sono arrivate milioni di persone,” replicò Saeed “Quando c’erano delle guerre nelle vicinanze.”

“Era diverso. Il nostro paese era povero. Sentivamo di non avere molto da perdere.”

Al contempo, il finale mostra come un mondo fatto di libera circolazione possa essere anche un grande guadagno: perché da sempre la cultura non sopravvive statica e isolata ma è fatta di compromesso, stravolgimenti, scelte e rivoluzioni.

Leggetelo, rileggetelo, aprite porte.

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