Quando leggi “Dovremmo essere tutti femministi”

Camilla quel giorno si era svegliata con una grande voglia di urlare al mondo la sua gioia e il suo magno gaudio. Si era lavata, aveva preso i vestiti dall’armadio con massima cura, si era truccata per mostrare al mondo la sua gioia,e infine era scesa di casa, in direzione Piazza Dante. Davanti al Bar Mexico ci sono già il nostro beneamato Sassofonista (Angelo, per quelli che non lo conoscono bene), Fabrizio, Nicola e Marina che si fanno largo tra la folla per cercare disperatamente di ordinare un caffè.

“Buongiorno a tutti!” sorride tenera Camilla, il che è cosa rara per gli amici; solitamente sta sempre un po’ incazzata per qualcosa, non gliene va mai bene una e ormai i compagni hanno imparato a far finta di niente. Ma oggi doveva esser successo qualcosa per giustificare cotanta allegria; “Che ti è successo?” chiede quindi Fabrizio, mentre cerca di scavalcare una madre inferocita con due bambini urlanti che, giustamente, non se ne fregano niente della fila per prendere il caffè. “Ho letto un libro che mi ha cambiato la vita”, tuona la protagonista di oggi mentre la folla sembra inghiottirla sempre di più man mano che avanza verso il bancone del bar. I nostri cinque eroi impiegano quindici minuti a testa per prendere un caffè, Camilla ce ne mette venti perché il cameriere del bar non riusciva a vederla oltre il bancone (considerate che la poverina è bassa assai); alla fine però, i nostri cinque eroi riescono nell’impresa seppur non senza qualche livido, che però è come una cicatrice di guerra.

“Insomma, che hai letto?”, Marina introduce l’argomento mentre sono tutti seduti sulle panchine in pietra della piazza. “Dovremmo essere tutti femministi, di Chimamanda Ngozi Aidichie”, gli occhi di Camilla brillano di contentezza, ma dura poco; dura fino al momento in cui Camilla si rende conto che il volto degli altri, invece, si è fatto cupo e tetro.

“Oh, merda, mi sono ricordato che devo assolutamente mettere il mangime nella gabbia del pappagallo, altrimenti mia madre si scorda e il poverino mi muore di stenti. Guarda, Camilla, poi me lo racconti eh? Un bacione a tutti, a domani!”, Fabrizio si dilegua con una velocità che avrebbe fatto invidia a Bolt, pur di non sentire discorsi insulsi su una parità di genere che, secondo lui, esiste già. “Di che si lamentano se già sono alla pari degli uomini?”, pensa tra sé e sé tornando a casa.

Angelo, che è sempre il solito inopportuno, cerca di uscire dall’imbarazzo con una battuta: “Senti ma non è che ora mi diventi una di quelle femministe sempre incazzate e tetre? No perché tu sei già sempre incazzata, non puoi fare peggio di così!”, la risata gli muore in gola alla vista di Camilla rossa che sembra sputare fumo dalle fauci.

“Ma come ti viene? Il femminismo è una cosa seria; guarda che tutti dovremmo essere femministi. Anche tu, amico caro. Non ti sei stancato di tutte le imposizioni sociali che ti costringono a pagare il conto ogni volta che esci con una ragazza?”

“Se mi trovi una ragazza con cui uscire, giuro che sono disposto a pagarle i conti della pizzeria da ora fino ai prossimi cinque anni”; evidentemente era la persona sbagliata a cui fare un simile ragionamento. Le necessità diventano “virtù”, lo si sa.

Marina nel frattempo continua a non parlare, si guarda intorno come se non avesse mai visto Napoli, improvvisamente interessata a tutto fuorché alla conversazione.

“Marina, tu sei una donna; tu più di tutti forse dovresti capire l’importanza dell’essere femministe, di lottare per non subire più discriminazioni!”, Camilla è spazientita ma non demorde.

Marina è un po’ titubante, continua a guardarsi intorno, poi risponde: “Camilla, guarda, con tanto piacere diventerei femminista, ma io alla mia femminilità ci tengo: insomma, mi trucco, mi depilo, sono molto curata nel vestire, mi piace indossare tacchi quando ne ho voglia. Non posso proprio rinunciarvi: rispetto quelle come che diventano sciatte per un ideale, ma io proprio non ce la faccio”, così conclude sotto gli occhi esterrefatti di Camilla, che non trova neanche le parole per risponderle. Inizialmente balbetta, poi si ricompone e dice: “Ma guarda che non è che le femministe sono tutte sciatte! Anzi, è ora di finirla con lo stereotipo che vuole le femministe senza reggiseno e poco curate. Ogni donna indossa ciò che vuole, come vuole, quando vuole, se lo vuole! E poi scusa Marì, ma fammi capire: ti sembra che io sia sciatta scusa?”

“Ah… No ma figurati!”, Marina è visibilmente imbarazzata, e Camilla preferisce non proseguire nella conversazione.

Infine, Nicola si avvicina alla nostra amica femminista, la guarda comprensivo e le sussurra all’orecchio: “Anche io sono femminista, ma preferisco non dirlo in giro per evitare reazioni del genere”. Camilla lo guarda commossa e lo abbraccia come si abbraccia un amico ritrovato. “Quindi anche tu adesso smetti di depilarti?”, chiede Marina a Nicola, ed è subito evidente che si è fatto tardi ed è ora di tornare a casa a pranzo. Marina resta ancora un po’ a piazza Dante ad ammirare i piccioni.

“La mia definizione di ‹‹femminista›› è questa: un uomo o una donna che dice sì, esiste un problema con il genere così com’è concepito oggi e dobbiamo risolverlo, dobbiamo fare meglio. Tutti noi, donne e uomini, dobbiamo fare meglio.” (“Dovremmo essere tutti femministi”, Chimamanda Ngozi Aidichie)

chimamanda ngozi adichie

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2 thoughts on “Quando leggi “Dovremmo essere tutti femministi”

  1. bello: il libro, il tuo modo di raccontarlo. Hai ragione, se tiri fuori la parola femminista le reazioni sono quelle: fuggi fuggi, polemica, battutacce e, per assurdo, l’atteggiamento di molte donne, come Marina, che non hanno ancora capito che femminismo e femminilità sono due cose diverse, che non si escludono a vicenda…

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