Le avventure inedite di Curzio Malaparte

Malaparte. Morte come me, di Monaldi e Sorti

Alcuni libri raccontano una storia, altri dipingono mondi e altri inchiodano personalità: nell’ultimo romanzo di Monaldi e Sorti finalista al Premio Strega 2017 la personalità travolgente che governa le pagine è quella di Curzio Malaparte e il mondo è quello dell’aristocrazia italiana sull’orlo del baratro della Seconda Guerra Mondiale, pronto a inghiottirlo per sempre.

Malparte_MortecomemeLa storia è più complessa ed è impossibile comprimerla in una frase sola. Malaparte, morente nella clinica Sanatrix a Roma, incontra la Morte, che lo visita sotto le sembianze della bellissima miliardaria Mona Williams, parte del suo entourage quando viveva a Capri. La morte gli annuncia che per salvare la sua anima dalla dannazione deve chiedere perdono per le sue colpe e Malaparte decide di assolvere a questo compito nel modo per lui più immediato, congeniale e sicuro: scrivendo un romanzo.

Lo scrittore italiano decide di ambientare la storia che porterà alla sua redenzione a Capri nell’estate del 1939, ai tempi in cui sull’isola era ancora in costruzione Casa Malaparte, la sua estrosa e monumentale magione. La vicenda prende velocemente la piega di un giallo in cui lo scrittore è costretto a vivere da latitante per sfuggire all’OVRA, la terribile polizia segreta di Mussolini, che lo cerca con un’oscura accusa di omicidio da cui Malaparte dovrà discolparsi cercando il vero colpevole.

Inizia così una rocambolesca avventura tra gli altopiani e le grotte di Capri, intervallata da frequenti flashback nel futuro o nel passato, e la storia particolare dello scrittore coinvolge rapidamente una vicenda ben più ampia che abbraccia il fascismo, il nazismo e il destino dell’Europa intera.

Nonostante la trama principale abbia la struttura di un giallo e non sia esente da alcuni cliché tipici del genere, l’opera non può essere costretta in un’unica definizione: è prima di tutto un accurato romanzo storico, capace di far rivivere con precise e documentate descrizioni le case, gli stili di vita e le personalità dei principali personaggi della vita mondana dell’epoca.  Se alcuni di essi hanno nomi oscuri a chi non sia particolarmente appassionato di storia, come la stessa Mona Williams, altri sono ben noti: la principessa Mafalda di Savoia, ad esempio, o Edda Ciano, la figlia di Mussolini. Monaldi e Sorti dipingono le loro vita sotto gli splendenti riflettori di ricevimenti, feste e bei vestiti della Capri aristocratica e subito dopo, avvalendosi del punto di vista del Malaparte ormai nel futuro, ne svelano i destini funesti, aspri e così lontani dallo splendore che li ammantava fino ad un attimo prima.

La cupa preveggenza dello scrittore che ormai conosce il futuro catastrofico a cui va incontro l’Europa è una delle caratteristiche più affascinanti del romanzo. La vicenda principale è infatti ambientata nell’ultima estate di pace dell’Europa, su cui incombe già la nube greve della guerra, e i piccoli destini che si scontrano tra le pietre di Capri appaiono già cupi sotto l’ombra della liberazione verticale che sta per arrivare sull’Italia e sul vecchio mondo: la storia finisce, non a caso, proprio il primo settembre 1939.

Alle fosche premonizioni sulla guerra che sta per arrivare si aggiungono i ricordi dolorosi e disastrati di Malaparte sulla Grande Guerra che ha già combattuto e che risultano fondamentali per ricomporre il quadro dell’intrigo in cui è immerso nel presente. La guerra, insomma, circonda il protagonista nel passato e nel futuro e ne modella il destino e le scelte: Malaparte afferma di sentirsi prima di tutto soldato, quasi prima che scrittore.

Quando ho iniziato a leggere questo libro non sapevo molto della vita di Malaparte e conoscevo il personaggio solo di fama. Adesso, ho l’impressione che quando parlo di lui si parli di un vecchio amico – o almeno di qualcuno che conosco bene.

L’immagine del grande scrittore italiano che emerge dalle pagine di Monaldi e Sorti è accurata e impietosa: nessun aspetto della sua vita viene adombrato e a nessuno viene data una giustificazione. Malaparte non cerca mai scuse per i suoi frequenti cambi di bandiera, per le donne che ha abbandonato e per i compromessi a cui si è piegato: non si professa mai, in 495 pagine, né fascista né antifascista, quasi fosse troppo al di sopra del resto del mondo per trastullarsi con quesiti così banali. Lui si sente già oltre, nel futuro devastato e incolto dell’Europa del dopoguerra, e questa sua visionarietà lo rende un personaggio unico e geniale e al contempo insopportabile.

Attraverso una figura particolarissima, quindi, Monaldi e Sorti forniscono un ritratto generale di un’epoca sul suo finire e ricostruiscono minuziosamente la vita di un personaggio storico tormentato e contraddittorio: il risultato è un’opera avvincente, polifonica, odorosa di feste, spensieratezza e incanti sul punto di svanire per sempre.

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