Guccini racconta “Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto”

Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto – Francesco Guccini
(Mondadori)

cover_LIBRO_GUCCINI_MONDADORI_b

Chi è abituato ad ascoltarlo lo sa già: Francesco Guccini è un vero e proprio narratore per mestiere. Non a caso, fin da ragazzino, alla fatidica domanda Cosa vuoi fare da grande? racconta di avere sempre risposto Lo scrittore, e di non avere pensato per tanti anni alla possibilità di fare musica, prima che le circostanze lo stupissero.

Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto, edito da Mondadori nel 2015, è un ottimo esempio della poeticità del modenese classe 1940 che ha fatto la storia del cantautorato italiano, e non solo.

Il volume, infatti, racchiude una serie di vere e proprie fotografie, istantanee di un mondo regionale e lontano dalle grandi città che per certi versi è ormai scomparso e che, attingendo alla propria esperienza personale e specialmente all’infanzia, Guccini ha ricostruito, reincollato ricordo dopo ricordo, e riportato senza troppi orpelli e commenti personali nero su bianco. Per chi c’era, per chi non era ancora nato, per chi certi luoghi esteriori e interiori di tanto in tanto ha bisogno di ripercorrerli, per i giovani dentro e per i meno giovani fuori.

guccini_francesco_miniIl punto di partenza è spesso un episodio, un flash che si ripresenta con la tutta la sua gigantesca veridicità, e che permette di sondare l’animo umano di una generazione praticamente senza tempo: ingenua, bonaria, sognatrice, autentica. Così, si passa da un regalo di matrimonio particolare che fa Francesco da bambino durante le nozze di due giovani alla personalità del gatto Pallino, da un elettricista convinto di essere un ciclista e un cantante lirico a due anziani che si immedesimano nella freschezza di due ragazzi e che ripensano a sé stessi una vita prima, in un tempo in cui le nuove generazioni non erano “senza educazione e senza creanza”.

Naturalmente, non si tratta di un libro volto a suscitare stupore o a colpire per lo stile e la profondità tematica: non è alta letteratura in senso stretto, né pretende di esserlo. È la testimonianza diretta e accorata di uno spaccato dell’Italia del centro-nord, è un dialogo con la memoria, è un’accettazione della natura umana con le sue sfumature di stranezza, di tragicità, di irrequietezza, di candore, di speranza, di illusioni.

Ne emerge un ritratto variegato, che sa di terra e di parole concrete, fra le quali emergono di tanto in tanto un baroccio, una corriera, una tramoggia e altri termini legati a un’esistenza dalla forma ormai profondamente mutata. Di tanto in tanto spunta un compagno di classe sfaticato o un sarto ubriaco, fa capolino una certa malinconia e la sensazione che, in sottofondo, ci sia qualche brano dello stesso cantautore a riaffiorare con i suoi ritornelli.

Francesco Guccini

Questi racconti, come le foto di un tempo, vogliono parlare di persone che sono passate, che ci sono state, che hanno il diritto di essere ricordate. Questo è uno dei pregi della narrativa come delle canzoni: dire di personaggi che attraverso le parole rimangono in vita, che si vestono in qualche modo di eternità”. Un omaggio a persone che avrebbero il diritto di non scomparire dopo la loro morte, dunque, con i loro pensieri e le loro convinzioni, con i loro gesti quotidiani e con i loro grandi o piccoli ideali.

Perché, d’altronde, “si licet parva, Cervantes ci ha lasciati da un pezzo ma la sua creatura, il “cavaliere dalla trista figura”, Don Quijote, cavalca ancora per le plaghe della Mancha”. Parola di Francesco Guccini.

Annunci

4 thoughts on “Guccini racconta “Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto”

  1. Ciao! Ho letto tanto tempo fa questo libro e condivido la tua recensione nella sua totalità. Vorrei sottolineare la parola “malinconia” di cui il libro, secondo me, è pervaso. Una sottile malinconia di quei tempi, di quegli affetti, di quel modo di vivere l’atto quotidiano legato al piacere dei piccoli gesti, delle piccole cose, all’importanza di vivere la comunità e al giusto peso del tempo che passa…”tempo amico” sia nel bene che nel male e non tempo veloce, affrettato dove tutto scorre senza un giusto equilibrio. Ecco quindi il pranzo di nozze vissuto come una vera festa in allegria partecipando al banchetto con la felicità negli occhi sia guardando gli sposi sorridenti si a assaporando il cibo tanto desiderato….Racconti pervasi di nostalgia e di tenerezza che rendono il libro piacevole e al tempo stesso curioso….
    P.S. Personalmente adoro il modo di scrivere del sig. Guccini e adoro allo stesso modo l’amico Macchiavelli e il connubio Guccini-Macchiavelli lo ritengo davvero speciale. Vi consiglio il loro libro intitolato: “Tango e gli altri” che è il mio preferito, l’unico che ogni tanto rileggo…

    Liked by 1 persona

    1. Ciao, Simona! Ti ringrazio per il feedback e per la preziosa riflessione.
      Condivido a mia volta la tua impressione: questo velo di malinconia spruzzato un po’ in ogni pagina è il riflesso di un’epoca e di una mentalità che erano intrise di delicatezza, di dolcezza, di buonumore… E di un senso di comunità diverso dal nostro, che andava a braccetto con un altro rapporto con il tempo, come facevi notare tu. Probabilmente è per questo che la lettura risulta tanto piacevole. ☺️
      Ps. Grazie di questo consiglio, non lo conosco ma lo leggerò senz’altro. Sono sicura che sarà un’interessante scoperta, non vedo l’ora!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...