“Vampiro in pigiama”, l’ultimo libro dell’autore francese che ha incantato l’Italia

Vampiro in pigiama – Mathias Malzieu
(Feltrinelli)

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Mathias Malzieu, l’autore che ha incantato la Francia e l’Europa intera con le sue storie surreali e delicate, intrise di metafore dell’esistenza e di emotività, è tornato quest’anno in libreria con Vampiro in pigiama, una novità assoluta rispetto ai precedenti La meccanica del cuore, Il bacio più breve della storia e L’uomo delle nuvole.

Il motivo? In questo caso non ci sono di mezzo vicende inventate, personaggi ai limiti dell’incredibile, strani esseri che popolano i pensieri e le strade delle città, bensì un solo protagonista in carne ed ossa: l’autore in persona. L’autore a cui, da un momento all’altro dell’esistenza, hanno diagnosticato l’aplasia midollare, una rara malattia che colpisce il midollo osseo e che priva il sangue di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. “Un bug… Mi sono lasciato piratare il sistema immunitario, d’un tratto mi autodistruggo. Sono il mio stesso cancro“, racconta lui stesso.

Di fronte a una notizia del genere, specialmente se si è nel pieno dell’età adulta (Malzieu ha quarant’anni) e coinvolti in moltissime attività – oltre a scrivere, infatti, è il leader del gruppo rock dei Dionysos, molto apprezzato in Francia – le alternative sono due: mollare la presa e lasciarsi andare, abbandonandosi letteralmente alla malattia, o reagire con forza e darsi da fare per non crollare.

Chiaramente, la prima alternativa sarebbe la più immediata, la più istintiva, in particolare se la malattia stessa impedisce qualsiasi contatto umano ravvicinato e qualunque esperienza anche solo un minimo pericolosa: niente cadute dallo skatebord, perché si rischia un’emorragia; niente baci, perché si rischiano infezioni; niente affaticamenti, per non stressare il cuore, e tutto quel che resta è un vampiro che ciondola in pigiama fra le stanze di un bianco ospedale, in attesa di una trasfusione che lo faccia sopravvivere grazie al sangue di qualche sconosciuto.

mathias-malzieuEppure, per Malzieu questa condizione non tarda a cambiare. Tollerare la disfatta, adagiarsi su un senso di sconfitta e smettere di lasciarsi commuovere dalla bellezza della vita è impossibile per un uomo come lui, definito da alcuni critici attenti un “bulimico della creatività” e molto simile, d’altronde, ai protagonisti dei suoi romanzi: un sognatore, un bambino mai troppo cresciuto, un fantasioso che trasforma la realtà in un gioco, in un mondo alternativo, in un universo in cui non esiste la morte e in cui trionfa il più sano dei carpe diem.

Così, lo scrittore inizia a scrivere un diario autobiografico, in cui elaborare il proprio rapporto con la malattia e concedersi anche solo un atto autentico in mezzo a quelli che gli sono stati vietati per precauzione, parlando come segue della sua condizione: “Ho appena attraversato l’inferno in autostop. L’inferno vero. Non quello con il fuoco e dei tizi con le corna che ascoltano l’heavy metal, no, quello in cui non sai più se la tua vita continuerà“. L’incertezza rende la quotidianità straordinariamente preziosa, è proprio lei a fare correre dei rischi all’autore e a fargli assaporare gli istanti come se fossero l’unica via di fuga dall’infermità.

Ecco che, allora, l’aplasia diventa “Miss Damocle”, una spada che lo accompagna ovunque, senza mai farlo soffrire di solitudine, ecco che il rapporto con la dolce Rosy assume dei connotati nuovi, ecco che le infermiere diventano ninfermiere pronte a soccorrerlo, ecco che andare avanti non è più una condanna, un martirio, un motivo per provare compassione di sé o per sentirsi vittima delle circostanze.  La concretezza si fa leggera, si fa contagiare da una metamorfosi positiva in cui tutto è magico, tutto è luminoso, tutto vale la pena di essere sfiorato, raccontato, pensato, attraversato.

1485810098_588fa9a96c4eeVampiro in pigiama è, dunque, la testimonianza di una lotta, la descrizione giorno dopo giorno della fatica e della dedizione che ci vogliono per rimanere in piedi, quando sembra che l’organismo stesso non faccia che trascinare verso il basso. È la riprova di uno stile maturo e giovane al tempo stesso, di una maniera strabiliante in cui il potere delle parole si fa pelle, e l’entusiasmo si fa antidoto contro i più grandi malesseri fisici e psicologici degli esseri umani.

Non c’è niente che non si possa fare, con uno spirito simile a guidare le proprie azioni, e Malzieu ne è la dimostrazione. Non a caso, il film La meccanica del cuore, tratto dalla sua omonima pubblicazione e da lui diretto, è stato ultimato durante l’anno in cui lui si è ritrovato in bilico fra la vita e la morte; non a caso, la sua aplasia ha dato alla luce un libro che è da esempio in tutto il mondo; non a caso, l’autore stesso è poi guarito definitivamente. Come? Desiderando di farcela.

Dosare la speranza giorno dopo giorno. Trasformare il buio in cielo stellato. Staccare la luna ogni mattina e rimetterla a posto all’imbrunire.
Un vero impegno da neovampiro“.
O, forse, da eroe.

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