Il mistero dell’attrazione domina l’ultimo romanzo di Albinati

Un adulterio

Edoardo Albinati, Rizzoli 2017

un adulterio_copertinaLo ammetto, faccio parte di quella categoria di persone che, quando La scuola cattolica di Albinati ha vinto il Premio Strega 2016, non ha avuto il coraggio di aprirlo.
Sono stata alla presentazione del libro e il suo contenuto mi ha sempre incuriosita, ma non sono mai stata abbastanza risoluta per affrontarne la mole.
Così, quando ho visto in biblioteca l’ultimo romanzo di Albinati, Un adulterio, edito a giugno da Rizzoli, ho deciso che era finalmente arrivato il momento di fare la conoscenza dell’autore.
Se La scuola cattolica è un romanzo tanto imponente, nelle sue 1300 pagine, da intimorire chi sta per affrontarlo, Un adulterio è al contrario poco più lungo di un racconto e si lascia leggere tranquillamente in una serata.

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Il vuoto di Dio

Il male più oscuro di Giuseppe Berto

Molti scrittori, troppi, si sono affannati a uccidere Dio, ma pochi di essi sentono lo spaventoso vuoto che questa morte ha lasciato in tutti noi: io sono nel dramma di questo vuoto[1].

 

Un grumo di inquietudine esistenziale e religiosa pulsa nelle pieghe dell’animo di Giuseppe Berto (1914-1978), con una insistenza tale da poter assumere i contorni di cifra distintiva della sua vita. Dai primi esordi letterari fino all’ultimo romanzo, mandato alle stampe poche settimane prima della morte, Berto ha raccontato in molti dei suoi personaggi la solitudine dell’essere umano incapace di rassegnarsi all’assordante silenzio di Dio. Continua a leggere

“Mary Lavelle”, il romanzo che nel ’36 scandalizzò due nazioni

Mary Lavelle, Kate O’Brien
(Fazi Editore)

Nel 1936 Kate O’ Brien, scrittrice già celebrate nel ‘31 grazie alla sua opera prima Without my cloak, dava alle stampe Mary Lavelle, l’appassionata avventura di unamarylavelle-obrien giovane governante irlandese nella Spagna del 1922.
Il romanzo, destinato ad essere censurato nel giro di pochi mesi sia in Spagna che in Irlanda, è stato recentemente riedito da Fazi Editore ed è al momento una delle poche opere dell’autrice facilmente reperibili in italiano.

Le prime cento pagine dell’opera rendono difficile comprendere il perché di una censura tanto severa: Mary Lavelle, ventunenne irlandese straordinariamente bella, parte per lavorare un anno come istitutrice in Spagna, nei Paesi Baschi, per scoprire il mondo e cercare se stessa prima di sposare il suo dolce e fin troppo premuroso fidanzato.
Gli occhi sprovveduti ma attenti di Mary guidano il lettore alla scoperta della cittadina in cui risiede, dei caratteri volubili e affettuosi delle ragazze che le sono affidate e dell’animo appassionato e insondabile della Spagna. Continua a leggere

Il fascino silenzioso delle “Otto montagne” di Cognetti

Le otto montagne, di Paolo Cognetti

(Einaudi Editore)

 

Un vecchio nepalese disegna nel terreno una ruota divisa da otto raggi, poi afferma: “Noi diciamo che al centro del mondo c’è un monte altissimo, il Sumeru. Intorno al Sumeru ci sono otto montagne e otto mari. Questo è il mondo per noi”. E aggiunge, indicando il centro: “Avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?”. Continua a leggere

Elogio involontario di Milan Kundera

Ovvero: credevo fosse una recensione, invece era un panegirico.
Elogio imprevisto, a partire da una riflessione sulla raccolta Amori Ridicoli, della quale avrei dovuto fare una semplice recensione, ma così non è stato.

Amori Ridicoli di Milan Kundera è stato l’ultimo libro che ho letto nel 2017. Una raccolta di racconti che ha rappresentato l’esordio di uno degli scrittori più importanti del ‘900 e che stimo tra i miei autori preferiti.

Era da un po’ che non leggevo Kundera, forse un paio d’anni, prima dei quali avevo divorato sette suoi libri (cinque romanzi, un saggio e un testo teatrale), ma con la consapevolezza di aver fatto l’errore di non averli letti nell’ordine in cui sono stati scritti. Se in riferimento ad alcuni autori tale premura può rappresentare agli occhi di alcuni una pignoleria, ciò non vale per l’autore boemo. La ragione è insita nella particolare storia biografica di quest’uomo, che separa la sua produzione in due periodi: l’uno praghese e l’altro parigino, tant’è che alcune opere sono state scritte in ceco e altre in francese. (C’è anche una seconda ragione, ma del tutto personale, ovvero voler conoscere abbastanza bene quest’autore da avere coscienza della sua parabola artistica in senso cronologico). Continua a leggere