“Facemmo l’amore una notte di maggio”, Andrea Domenico Schiuma

L’OPERA
Un uomo misterioso, fuori dal tempo, scende da un treno arrivato da chissà dove. Siamo in Puglia.
Chi è? Da dove arriva?

11984362_10206620529624528_1307298973_oFacendosi largo tra una marea di gente chiassosa, una torma informe e
opprimente, incomincia invisibile il suo vagare per una Bari dai contorni ora sbiaditi ora concreti. Così inizia questo breve romanzo, che si legge in fretta.
E il mio pensiero non può non andare a Requiem di Antonio Tabucchi. Come il protagonista del romanzo di Tabucchi vaga per una Lisbona sfuggente, dalle tinte irreali e fluide, e incontra gente più o meno reale, più o meno viva, in qualche modo simile si muove il protagonista di questo romanzo, il signor Mastrogiovanni, con il suo bagaglio di soldi – molti soldi – e soprattutto di stranezze, per una Bari che sa accogliere e sa rigettare, ch’è tangibile e al tempo stesso sfugge, ora autentica ora irreale, ora riconoscibile ora no.

Subito chi legge questa storia si rende conto che il suo protagonista non è una persona comune: si tratta di un uomo strano, un ‘oggetto psicologico’, uno di quei protagonisti di cui si potrebbe leggere in un rapporto neurologico. E specifico per non indurre in fraintendimenti: non un mostro, non un pericolo, non un malato: solo un uomo segnato dal suo passato, passato che emerge da vari flashback, certo tra le parti del libro più interessanti, ma col difetto di esaurirsi troppo in fretta.

Quel che v’è di interessante in lui è il morboso amore per sua madre, che lo lega e lo vincola, lo ossessiona; il complesso edipico da cui il protagonista è affetto lo induce in uno spazio senza tempo, lo tiene in sospeso, al punto che a volte non dimostra più i suoi quasi cinquant’anni, bensì molti di meno, quasi con la mente ritornasse agli anni della sua infanzia e gioventù a cui risale l’infelice cesura che ne ha caratterizzato la vita: l’abbandono del padre, i problemi della madre, le difficoltà a relazionarsi.

Prova di questo è la sua ossessione per spiare la vita degli altri, ascoltare le altrui storie, gli altrui discorsi, al fine di rubarne un pezzo di vita e poter, per un breve tempo, cessare di vivere la sua per vivere la vita di altri.
Ed è da qui che si concretizza la seconda vicenda che muove il romanzo, quella di due liceali che il protagonista spia. Perché lo fa? Per un bisogno di recuperare l’adolescenza negata? Per annullare il tempo e riprendersi quel che gli spettava? O cos’altro? Fatto sta che il protagonista fagocita i turbamenti, le sensazioni, la vita di questi ragazzi: li ascolta di nascosto e ne ruba i sentimenti per averne di propri, ne trafuga le emozioni per viverne di proprie, per appropriarsi di una vita non sua, di una esistenza che non gli appartiene.

Queste sono le premesse del libro, il cui autore ha appena vent’anni: Facemmo l’amore una notte di maggio è il suo primo romanzo.

L’opera è scritta in una prosa scorrevole e chiara: punto saliente dello stile è la ricchezza di dettagli.
L’autore riporta fedelmente, in più d’una occasione, tutti i piccoli dettagli che accompagnano la routine del protagonista: le varie fasi della sua preparazione per una passeggiata, in uno dei flashback sull’adolescenza; il ritmo delle sue esplorazioni per le vie di Bari e la composizione delle sue cene solitarie. In alcuni punti tale precisione contribuisce a creare l’atmosfera netta e rassicurante in cui Nicola Mastrogiovanni, un uomo abitudinario che si allontana dalla sua città d’origine forse per la prima volta, ha bisogno di muoversi; in altri l’espediente è meno riuscito e appesantisce il ritmo della lettura.

Lo stile piano e regolare che caratterizza la maggior parte del romanzo non pregiudica alcune eccezioni: prevalentemente nella narrazione della storia dei liceali, si incontrano momenti di inattesa e piacevole poesia, in cui il candore dei sentimenti si fa strada tra le righe con un lessico più dolce e una sintassi più articolata. È presente persino un breve flusso di coscienza.

Tuttavia è impossibile non notare uno sbalzo quasi improvviso tra le parti di storia che riguardano Nicola Mastrogiovanni, scritte con uno stile via via più sbrigativo man mano che la vicenda del protagonista si fa cornice di quella dei ragazzi.
Tale mancanza di uniformità, a cui si aggiunge l’utilizzo saltuario di espressioni dialettali o familiari (ad esempio, il verbo svaccarsi oppure sgommata in sede di ‘frenata’) che stonano con il contesto generale, impedisce al lettore di concepire il romanzo come un tutto organico, e quindi di godersi una lettura totalmente fluida, ma, come è già stato accennato, non ne intacca la scorrevolezza: l’opera si lascia leggere in pochissimo tempo, complice l’atmosfera di attesa e tensione verso il finale che si crea quando la storia di Nicola Mastrogiovanni si intreccia a quella dei ragazzi.

Tra i pregi dell’opera si annoverano frequenti riferimenti alla cultura classica e alla letteratura, che arricchiscono piacevolmente l’opera nei momenti più inattesi e permettono di leggere gli avvenimenti con una luce diversa: particolarmente interessante è la parte della storia dei liceali in cui la ragazza recita i panni
di Ofelia in una rappresentazione dell’Amleto: l’esperienza del teatro è resa con maestria e grande partecipazione emotiva.

In conclusione, Facemmo l’amore una notte di maggio è un romanzo dolce e avvincente, in cui si distinguono alcuni picchi di lirismo pur non sviluppando al massimo tutte le potenzialità della sua trama: caratteristica ben comprensibile se si pensa che il suo autore è ancora uno studente, e che questo è solo il primo dei suoi romanzi.

L’AUTORE:
Dice di sé: Mi chiamo Domenico Andrea Schiuma. Ho 20 anni e abito a Modugno, in provincia di Bari. Studio Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Bari. Oltre a scrivere adoro leggere (credo che le due cose debbano andare di pari passo), guardare film e suonare chitarra classica. Tra le cose che mi piacerebbe imparare a fare in futuro, suonare i bicchieri di cristallo.

Cosa rappresenta per te questo romanzo? Questo è il primo romanzo “vero” che scrivo: ne avevo scritti altri due, ma ero troppo giovane e si trattava più che altro di esperimenti. E’il mio primo lavoro letterario, ed è, scontato dirlo, una piccola grande soddisfazione essere riuscito a pubblicarlo.

Due aggettivi per definirlo? Se dovessi scegliere due aggettivi per definire questo romanzo, credo che sarebbero “insolito” e “nostalgico”.

Il tuo scrittore preferito? E’difficile scegliere un unico autore preferito. Posso dirne tre o quattro? Tra i classici adoro Hemingway e Marquez, fra i contemporanei Carofiglio e De Luca.

L’EDIZIONE:
Editore
: Lettere Animate
Anno pubblicazione: 2015
Pagine: 147
Versioni: ebook e cartaceo.

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